Mie poesie originali. La prima, di soli quattro versi in rima baciata doppia, la composi a memoria a soli nove anni, poi a sedici anni ne composi altre due o tre, tra i 23 e i 24 anni ne composi circa undici e le restanti 309, finora al 26.10.2018, le ho composte dai 57 anni ai miei attuali 63 anni.

Qui potete leggere gratis tutte le mie finora, al 24.01.2020, 300 poesie originali, in ordine alfabetico fino alla lettera "L", dai 57 ai 63 anni di oggi, dato che le sto copiando dall'altro sito mio dove ci sono solo poesie mie e l'elenco è qui aggiornato da me ad ogni aggiunta di nuova poesia che creo e qui pubblico, come sul mio profilo pubblico di Facebook.

Le mie 50 precedenti poesie originali le ho inserite nel mio unico libro pubblicato con Irda Edizioni e qui non le ho copiate per motivi di contratto con l'editore e di diritti d'autore. Però potete comprare il mio libro online su Amazon, al costo di € 10,40 più spese di spedizione, all'indirizzo web https://www.amazon.it/sentimento-versi-Vincenzo-Giusepponi/dp/1326272810/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1546042296&sr=1-1&refinements=p_27%3AVincenzo+Giusepponi e sul sito internet dell'Editore, all'indirizzo: http://www.lulu.com/shop/vincenzo-giusepponi/il-sentimento-in-versi/paperback/product-22288676.html


ACCONTENTARSI


Lirica in cinque quartine alternate di rime alterne e baciate doppie. La metrica non l’ho definita e ho scritta la poesia il 24 novembre 2019 sul computer di casa, verso le ore 19,00.

Canto con chiara metafora, di una giovane formica che non si accontenta della vita nel suo formicaio e scappa lontano, ma trova quasi solo dispiaceri e rifiuti e rischia anche di morire uccisa.

Così torna a casa, dove l’accolgono con gioia reciproca e finalmente capisce che sta bene dove la trattano molto meglio.


ACCONTENTARSI


La minima formichina

lavorava senza sosta

e non era birichina,

ma era sempre mesta


e riposar un poco voleva,

ma la Regina s’opponeva

e le altre zitte lavoravano

e al sistema si conformavano.


Così non felice della sua vita

se ne andò in cerca di fortuna,

ma non voleva essere eremita,

meglio star volea e non la Luna;


invece gli altri formicai alacri

la scacciarono dai loro sacri

rifugi pretesi sol per loro

e quasi la uccisero invero


e così la tenera formica disillusa

tornò all’avita casa natia

dove l’accolsero di gioia confusa:

capì il meglio che più conveniva.


NOTE (1-20): Esente da note per la chiarezza dei versi e delle metafore.


Montecosaro, 24 novembre 2019

Vincenzo Giusepponi.


ALBATROS


Io, seduto in riva al mare,

sulla carrozzina da amare,

con lo sguardo in alto ho visto

un grande albatros mai visto,

volava libero e leggero

mentre ammiravo il cielo

e il mio pensiero volava

sulle grandi ali che muoveva.

L’anima mia alta volava,

sopra le nuvole aleggiava,

incontrai Dio e promise

che le mie catene invise

fossero le ali per godere

il ciel sereno tutte le sere,

per vedere Dio Creatore

in ogni uomo con un amore

per tutte le cose e il mare,

finché l’alma mia per amare

vedesse il mondo dalle ali

dell’albatros per bene sentirsi,

che ognuno è solo e triste

se sempre il male ha in mente

e non pensa che Dio è buono

come l’albatros che senza tuono

vede tanti uomini uguali

eppur diversi tra i mortali

che cercan la poca e breve gioia

mentre io l’ho se anche muoia:

Dio è con me e il buon cielo

calma, rasserena, il pensiero.


AL CALAR DELLA SERA

 

     Poesia in sette terzine di versi senza rima, ne metro, scritta di getto e d’amore il 01 ottobre 2019, verso le ore 09,20 del mattino, sul computer di casa, da un’immediatamente precedente idea di scrivere una poesia sulla fine del giorno e le metafore sull’amore e sui sogni relativi che ne potevo trarre.

 

AL CALAR DELLA SERA

 

Al calar della sera

il sole scende veloce

dietro i monti azzurri

 

e il rosso del cielo

cede la scena diurna

all’imbrunire serale,

 

come una fine riposante

del lavoro quotidiano

e poi la notte stellata

 

riempie i sospiri d’amore

degli innamorati lontani,

con le stesse stelle

 

e sotto un unico cielo

che benedice il sentimento

del buon voler amoroso,

 

poi cullano le gaie stelle

il sonno di tutti

e dei buoni innamorati.

 

La speranza del dolce amore

che si realizzi davvero

non finisce con la sera.

 

NOTE (1-21): Esente dalle note per la limpidità dei versi.

 

Montecosaro, 1 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.


AL DI SOPRA


Quando le farfalle svolazzano sui fiori in coro

recano emozioni di beltà e serenità a chi le ammira

e volteggiando per il nettare non vivono solo loro

ma danno la vita a nuovi frutti e fiori del sistema

ed anche le corolle variopinte rallegrano i giardini

in un concerto colorato di bellezza estrema.

Se ognuno imitasse un po' per la sua giusta parte nel Creato

anche l' umano modello più bello per tutti sarebbe

e sarebbe ora giacche' da tempo fu in teoria iniziato.

Però io spero che l' uomo in meglio muti un giorno

forse non lontano in un mondo a volte brutto

che più desideri anche innalzarsi dalla natura intorno.


ALL’ILLUSIONE


Avulsa dalla realtà è l'illusione

ma sognare non è un torto

ed esser felici senza vero motivo

non è male se meglio non si può fare

Non è perdita di utile tempo

se senza di essa si sta peggio.

Può essere meglio non sapere

e liberare la mente con ali leggere

se la conoscenza cade come pioggia

sulle penne rendendole pesanti

e impedendo il volo della gioia.

Quando la realtà è troppo dura

l'astrazione può far felicità sicura,

ma se qualcosa invero si può rimediare

forse sapendo non si impedisce il fare

e il cuor può sempre essere contento

in ogni caso che ci dona il tempo.


AL MIO BABBO


Guardavo quella sedia vuota

e te, babbo mio, ricordavo

quando eri e ora la sedia immota

mi fa pensar che ti inondavo

di amor filiale e tanta attenzione

per le cure che dovevi fare

nella tua tanto sospirata magione

e ora lassù sei ad ammirare

la gioia del Dio che pregavi

da giovane militare in Albania,

dove la guerra non evitavi

e poi in pace lavoro non trovavi.

Il metal meccanico lavoro era finito,

con la guerra per alcuni era sparito

ma già il legno gioioso lavoravi

e famiglia con tanto tempo poi formavi.

Fu così che falegname diventasti

con gli zii, abile e bravo

dicevi che col legno tutto fare sapesti

e io che un poco già imparavo.

Io nacqui tra il dolore di mia madre

e anche lei stava si’ troppo male,

poi la nuova casa riuscisti a fare

con tanti sacrifici e un po’ di male

la vecchiaia purtroppo male vivesti

con il penare gli usi furono tristi

fardelli da portare sempre teco,

come condanna di malattie eco

e ora in quella sedia vuota

io te vedo padre sempre amato

anche se lassù sei tornato

dal Dio che ti salvò dalla ruota

della fortuna in battaglia iniqua

come milite che alla stregua

di un povero fanciullo sfortunato

dalla Celeste Madre è salvato.

Ti porto sempre nel mio cuore

che tu e mamma di deste con amore

e di amore ora sono buon latore

verso te e gli altri che son con te.


(La foto sotto l'ho scattata io tanti anni fa, raffigura babbo e mamma nei tempi andati e l'ho presa dall'album di famiglia)


ALZO GLI OCCHI

 

Curvo a terra, dolorante,

non so da quanto;

alzo gli occhi da terra

e spero nel cielo.

 

Un’umile pastore

s’avvicina, vedendo

in me il suo prossimo,

mi aiuta a sedere,

poi mi fa mangiare 

 

e da allora gli sono di

reciproca compagnia,

con Dik, il cane bravo

e gli altri che imparano.

 

Suono il flauto di Pan

sui monti azzurri,

non possiedo nulla

eppure vivo felice,

una musica fa eco

dal monte di fronte.

 

Gli altri pastori

ci fanno festa:

è arrivato un nuovo

amico sui monti.


AMARE E’ BELLO

 

L’amore è a volte bello

come si legge nel libello

di oasi un po’ ancestrale

ma che può essere attuale

 

e se gli spirti d’amor aumentano

non più eccezione alimentano

ma regola migliore sicura

che può vincer la natura

 

Ora così io dico e spero

e nel futuro non dispero

che un di’ l’amor cangiante

risplenda ovunque raggiante.



AMARE IL MONDO

 

Nel caleidoscopio dei miei

giovani pensieri di ieri

 

ricordo che la vita vedevo

bella e spensierata come desideravo,

 

ma la realtà non ben capivo

ed ero sovente ridente e giulivo.

 

Dipoi col trascorrer degli anni

divenni cogitabondo sui malanni

 

di questo mortale mondo

in cui da tempo vivo in fondo

 

ed eccomi ora alla mia età matura

ad amare il mondo ma ad averne paura.

 

Piaccia al nostro buon Dio

far di ognuno un po’ più pio

 

affinché dei rei la normal nemesi

molti non punisca di ben scortesi

 

e cotanto malato mondo

sia meno triste e cogitabondo.



AMOR CHE MIGLIORA

 

Son tornato negli stessi posti

di qualche anno fa

e ho provato la stessa sensazione

di felicità di allora

 

ma poi ho pensato

che oggi sono più triste d' allora

perché sei un po' più lontana.

 

Ma è bastato ricordarmi

di te da più vicino

e il sole è tornato con me.

 

Un tempo eravamo meno lontani

ma oggi siamo più sicuri

che così tanto ci amiamo

e il tempo ha aiutato

il nostro vero grande amore.


AMORE DALLA GALASSIA


Il pilota dell’ astronave, al buio,

contemplava dopo il tramonto alieno

da quella desolata rocciosa pianura

ai piedi delle alte montagne a guglia.

 

La nave spaziale sostava vicina

e l’ equipaggio stava cenando.

Lui solo era in piedi ad ammirare,

tra le tante luminose stelle lontane,

 

quel sole amico che aveva lasciato

per andare in lunga missione

sognando la sua donna amata

sulla lontana Terra desiderata.

 

Lui e lei guardavano ogni sera

le reciproche stelle dai loro diversi cieli

con la speranza di riunirsi un giorno

sapendo d’ esser figli di un unico Dio.


Versione musicale da YouTube della poesia Amore dalla galassia: https://youtu.be/ioIC4ekRkK0


AMORE PER SEMPRE

 

La mia donna

con la mente

ho tanto amato

si sovente

che il mio core

ancor la sente.

 

D' amor puro

come le stelle

bene vivo e

soavemente,

l’amo tanto

costantemente.


AMORE SENZA TEMPO

 

     Lirica in cinque strofe bi-verso a rima baciata e metro approssimativo, scritta sul cellulare in prima stesura ai giardini del Cassero del mio piccolo centro storico e poi corretta il 14.10.19, alle ore 23,00.

      Canto dell’eternità dell’amore vero e sincero che non si può dire che non sia un dono e una benedizione del Signore agli innamorati.

 

AMORE SENZA TEMPO

 

Il nostro amor non teme il tempo,
ne il male come reo contrattempo,

ogni istante ti penso e ti amo
e ogni dì in Dio noi speriamo.

Chi mai amato ha, mai certo sa'
quanto conta l’idillio per l'eternità,

in unione leggiadra e romantica
e il mondo non sempre auspica

che l'armonia trionfi sugli odi,
ma l'amore vince con buone lodi.

 

NOTE (1-10): Non ho messo le note esplicative per la limpida chiarezza dei versi.

 

Montecosaro, 14 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.



AMORE SERENO

 

Ora tu sei con me

e già stiamo bene insieme,

 

ma il tempo vola e va

e ogni tanto ci ritroveremo.

 

Se tu non sei con me

io non vedo l’ ora di star con te,

 

ma il nostro amore ormai

per sempre durerà,

 

il nostro amore ci aiuta

a stare bene.


Versione musicale da YouTube della poesia Amore sereno: https://youtu.be/gjyfufHMfU8



ANCHE LE PIETRE

 

Non senti quelle pietre ?

Non senti come parlano ?

 

Quando la fine dal cielo cadde,

le case di gente inerme distrusse

e con esse le giovani vite di bimbi 

innocenti e di mamme impotenti.

 

La morte piombava dell’alto

e le bombe tuonavano tanto;

Molte persone fuggivano

e impaurite piangevano;

 

la loro sorte sembrava segnata

come da un mostro che dall’alto non si placava.

Poi il silenzio della morte

sui poveri resti di muri ormai in rovina

 

e sui corpi esanimi di gente innocente.

In quel silenzio orrido e spettrale

dal basso un pianto si levò,

veniva dalle pietre che pur dure

 

sentivano il dolore della disperazione

e quei sassi erano meno duri

dei cuori che provocarono i morti

come se Dio ascoltasse le preghiere

 

delle donne che piangevano

i molti bambini che erano morti.



Poesia dedicata alle tante vittime dei bombardamenti sui civili nel mondo, compresi donne e bambini.



ANCHE NEL SILENZIO

 

Anche nel silenzio

sento la tua voce

nel mio cuore tempio

che parla e mi dice

 

che le Anime nostre

sono belle e buone

sotto la fitta coltre

di nubi a magione

 

del nostro Dio vero

che giusto ci benedice

ogni dì che davvero

gli angeli ci invia e dice

 

che qui siamo nati e viviamo,

con l’amore più sincero

che nel cuore sempre abbiamo,

la nostra vita buona invero.



ARIA DEL MATTINO

 

Limpido è il cielo al mattino

e fresca la brezza fa capolino,

mentre il sole dal mare sorge,

lento e maestoso si scorge;

 

Calma piatta è sulle acque

di uno zeffiro colorate;

nel ciel poca nuvola tacque,

la risacca va’ su sabbie sbiancate;

 

La speranza del novo giorno

è dimentica del dolor di ieri

e con timidi desideri tanto veri

affronto il novo mondo intorno.



ARLECCHINO

 

Mi son Arlechin,

sempre allegro

e un po’ birichin.

 

Faccio coppia con Pulcinella

per far ridere i bambini rallegro

a carnevale la festa più bella,

 

le altre maschere son da contorno

anche se ognuno ha la sua parte

e ci girano tutti intorno,

 

tutte le battute si somigliano

nella gaia commedia della felice arte

per far contenti quelli che ci ascoltano,

 

Se pulcinella ne combina una

qualche burattin gli da sgridate

ogni tanto se di opportuna.

 

Spero di avervi divertiti,

caro pubblico a casa tornate

dopo le belle dei burattini.



ARMONIA DELLE LACRIME

 

Aspre note suonanti

tra pascoli erbosi,

bei alberi salienti

con chiome ombrosi.

 

La triste armonia

di culture legate

al sudore ignominia

di persone piegate

 

al duro, umile lavoro

in campi come servi,

con poco soldo danno oro

a chi li usa per costringerli

 

a obbedire e faticare

senza poter protestare.

Dio c'è anche per essi

che patiscono tra le messi

 

senza mai alzare la testa

che perciò è molto mesta.

Basterebbe un po’ di cuore

per dar loro una vita migliore.


Poesia dedicata alle vittime dello sfruttamento dei braccianti agricoli nei campi, a volte trattati come schiavi, succubi del così detto "caporalato."



ATTIMI FELICI

 

Quando si dice che l'amor non torna

si sa che quasi nulla ritorna

 

però a volte basta un attimo d'amore

che, se intenso, cancella ogni dolore;

i momenti vissuti con il cuore

confortano l'anima di buon calore.

 

Belle emozioni ricordando

si vive anche il mal dimenticando.


A UN AMICO


Ciao Andrea.

A te che eri entusiasta

della tua squadra di calcio,


che eri il più simpatico

di tutto Montecosaro,


che eri aiutante e sagrestano

della nostra Parrocchia


e facevi parte dei Giovani Allegri.

A te penso con tristezza

in questo tempo in cui ci hai lasciati.


Eri un bravissimo presentatore

e il tuo “So’ brao io ?”

quando m’incontravi per il Paese


rimarrà nel mio cuore per sempre.


Sei tutto Montecosaro

e la tua dipartita non sarà mai

definitiva per tutti noi,


perché ti porteremo sempre

nel nostro cuore,

perché di tutti meriti l’amore.


Poesia dedicata a un mio amico di Montecosaro scomparso prematuramente: Andrea Capozucca.

Andrea ti ricordiamo così (video su YouTube) indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=8f3VI4_oAyg



BON PRANZO (in dialetto montecosarese)

 

Bon pranzo a tutti quilli che lo fa

e per chi lo pranzo no lo fa

pe n’ addra orda sarà

speremo presto per carità.

 

Chi troppo magnerà

sicuro se’ ngrasserà o male starà,

ma chi poco o male pranzerà

forse se’ mmalerà.

 

Chi lo jiusto magnerà

certo che mejio starà

e per chi mejio non cià

spero non se’ mmalerà

 

Accuscì è mejio magnà,

senza be’ tando frà

tirema a cambà finghe se po’

c’ a digiunà ce pensemo n’ addra o’.


BURRASCA

 

Tempestoso mare

c’è nel mio cuore,

ti penso con amore,

sol a te voglio arrivare.

 

Tra tanti impegni

ho sempre te per sogno,

come mio caro scrigno

t’amo con ritegni;

 

il mio arrivo tu sei,

ora ti amo come mai

e come me m’amerai,

moglie dei giorni miei.

CAPIRE L’AMORE

 

Il mio Dio non è fantasma

e non è di brutta risma,

 

bensì Ei tutto vede e può

come Ulisse giustizia trovò.

 

A volte pare Lui pensi ad altro,

ma ben sa che ogni io ha il centro

 

e se ogni error si paga

nulla qui è certo, come vaga

 

il mio pensier calmo e sopito

sui destini del mondo basito,

 

perché un Signore una volta disse

che ogni uomo fa parte della messe

 

e chi recita la parte lontan dal giusto

più in la’ del suo naso non ha visto,

 

che’ l’uomo più s’illude d’essere potente,

più non comanda nemmeno la sua mente.


CHI HA SOFFERTO

 

Chi ha sofferto per tanto tempo

sa che questi incessanti patimenti

sono una somma di infelicità.


Ormai chi ci ha preceduto

cammina sulle nuvole

perché è con il Creatore


e prima o poi speriamo

raggiungerli nel cielo,

ma ora la desolazione


della vita terrena

a volte mina o distrugge

le umane speranze

di stare un po’ meglio.


Però da qualche parte

nel dolore si apre una porta,

un respiro, un aiuto


dato da qualcuno

e anche

la gioia e la speranza

di Dio risorto.


C’E’ TANTA GENTE CHE SOFFRE MOLTO


Dalla spiaggia udivo

la risacca del mare,

il respiro vicino

dell’onde arrivare

sulla spiaggia ghiaiosa

come naufrago

che a riva riposa

sulla costa gettato.


Quanta gente già spera

in una terra felice,

ma muore in un posto


e in mare infelice,

come triste e povera

è sempre la vita loro,


tra fame e odi era

chi sfrutta per un oro

e in tv si sente


disastri di gente

morta per la speranza

di vita in istanza.


Vita lunga anelano,

ma non tutti ce la fanno

e in molti affogano,

però tanti arrivano,


chiedono pane e asilo,

a chi vede che sta più male

del ricco fratello nordico,

ma chi soffre non è rivale.


Nei campi accolti

mali sembran risolti,

ma lì li uccidono,

le vittime piangono.


CHI SI ACCONTENTA GODE


Una grande pietra

dominava la piana

e altre pietre piccole

sul verde prato intorno


formavano un coro fisso

su cui si ergeva il masso

che pesava sul terreno

e la radura nel bosco


era ferma da tanto tempo,

mentre gli alberi intorno

muovevano le vive foglie

sotto il vecchio sole rosso,


in un tramonto annunciante

il riposo per le piante,

ma le pietre già riposavano

da tempo immemorabile.


La vita si era avvicendata

nel grande bosco oscuro,

ma il masso non era ferito

dalla morte come i vegetali


e non soffriva se gli animaletti

salivano sopra di esso,

non come le foglie che morivano

mangiate dagli insetti.


Chi non è mai stato vivo

mai ha conosciuto la vita

con le sue gioie diverse

ma nemmeno ha mai sofferto


le pene dell’esistenza terrena,

in cui ci sono anche cose buone

per le quali vale ben la pena

di vivere e in armonia con tutti.


CHI SI ACCONTENTA GODE (2)


L'anziano ometto sempre sedeva

sulla larga panchina del Cassero.

Da lassù tutte le albe vedeva,

dono che tutti da Dio ebbero,


poi all’Ospizio tornava felice

pur sapendo di essere povero

di ricchezze, ma sempre all’apice

di un grandioso patrimonio vero,


che è il Creato da lassù visto

ed era il più ricco nel cuore

perché si contentava così presto

dell’immensa natura con amore.


CHIESETTA DI MONTAGNA

 

Un giorno in montagna andai,

per non pianger da casa uscii.

 

Dopo la Messa e tra i monti

passeggiavo sopra i ponti;

 

un insolito insetto incontrai

che d’ una zampa mancava ormai

 

e non sembrava disperato.

Su un muretto stava attaccato,

 

era il muro di un Piccola Chiesa,

a quell’ ora del meriggio chiusa.

 

Immobile era,  forse a sperare

che il Dio di tutto ciò che appare

 

si fosse accorto del suo patire

infondendogli la forza di ripartire.

 

Ricordo spesso l' animaletto menomato,

che una vera cosa mi ha insegnato:


in questo mondo non io solo soffro

e se tutti nel dolor si tormentassero

 

mai riuscirebbero a non pensarci,

patendo troppo senza svagarsi

 

Dio era chiuso nella Chiesetta

e in cielo era in armonia perfetta,

 

ma è venuto nel mio cuore,

quasi subito e con ardore,

 

per dirmi che chi soffre sovente

può sopportar il fato opprimente

 

con la Fede nel Creatore che ci parla

e ci dona l’ anima e la vita per onorarla,

 

nell’ amore per un ostile natura,

perché la lacrima non sia dura,

 

ma la doniamo a Dio con esultanza,

perché ci ha insegnato la pazienza.


CI SONO ANCHE COSE SERIE


Scendono negli abissi del loro io,

quasi precipitano nel fondo pio,

ma non sempre evitan pettegolezzi in atto

coloro che tanto male non han fatto.


Se ad ogni azione v’è una reazione

uguale e contraria, con eccezione

che la fisica non studia la psiche

umana e manco le odiose, antiche


tradizioni di cattive parole dette

in pubblico, false e mai interdette,

certo che l’odio risaputo e avito

la gente vede, ode e non è sopito


in modo che ognuno pensa male,

o bene delle vittime e del reale

popolino del maldicenti

che sono solo saccenti


e non s’accorgono di avere

fatto capire a tutti di sapere

dire male solo di se stessi

e non dei buoni calunniati essi.


Ognun può ridere di ciò, ma anche

essere serio, perché neanche

Dio può evitare di condannare

le cose tristi, se son esagerate.



CON LE ALI DELLA FANTASIA


Con le ali della fantasia

da te volo con nostalgia


e tal pensiero sempre nasce

da un cuor che non riesce


a ignorare il grande amor

che a ogni ora mi fa pensar


come staremmo bene insieme

ogni minuto che ci appartiene,


sognando mi sento a te vicino

e poi col tempo è già mattino.


Indirizzo YouTube per versione musicale di detta poesia: https://youtu.be/y_i5yNCT_ds



CONSOLARE DAL PIANTO


Da bambino uscivo la sera

per la mano alla zia ch’era


quasi mamma, che m’era lontana,

ma era sempre mamma amata.


Poi a dormire piangevo sempre

per la paura del buio mentre


il campanile suonava le ore

e io tanto tardavo a dormire,


sospiravo a ogni quarto d’ora

che l’alba presto arrivasse ora,


poi m’addormentavo stanco

e profondo dormivo sopito


e sognavo, sognavo, sognavo

quello che avevo sempre sospirato:


giochi e un mondo felice e sereno

che mi portasse pace nel seno.


Al mattino mi alzavo per le scuole

e iniziavo così le giornate nuove,


gli zii mi aiutavano e rallegravano,

per un dì migliore mi preparavano.



CRISTO RE DEL PORTO


E' sera, il sole è quasi al tramonto,

il campanile suona l' Ave Maria,

le note leggere si espandono


sulle case del Paese costiero,

sulla spiaggia e sulla battigia,

sulle calme acque del vespro.


Le barche tornano alla riva

e sugli attracchi dei moli atti,

e i bagnini chiudono gli ombrelloni,


felici d' aver avuto tanti clienti.

E' l' ora del rientro a casa propria.

Il giorno d' estate è stato caldo


e si preannuncia la frescura serale

con la vita notturna nei chioschi

e nelle vie del lungomare affollato.


La luna gialla inizia il suo arco

e le luci artificiali si vanno accendendo,

Le stelle più fulgide compaiono alte


e il mare che tutto ciò sta a vedere

inizia il rito della serale alta marea.

L' acqua calma e blu della sera


contempla le ultime attività umane

prima del meritato riposo del Paese

che domattina si risveglierà tutto


affinché il sonno della notte sia vinto

come il riposo dell' umana morte

è vinto poi dalla luce del Paradiso.


L' Ave Maria suona alla sera

come per annunciare la sacra gestazione

nel divino buio del Santo seno della Madonna


del figlio di Dio fatto uomo che poi vedrà la luce

del suo giorno terreno, prima della beatitudine

dell' eterno giorno felice accanto a Dio.


Poesia dedicata alla Chiesa di Cristo Re a Civitanova Marche, Comune a 12 km dal mio, che mi vide da fanciullo bagnante pendolare.




CUOR CONTENTO IL CIEL L’AIUTA


Ai piedi delle scale

della Chiesetta antica

due minuscoli uccelletti vidi.


In coppia svolazzavano

d' intorno spensierati

e cinguettanti felici


vivevano la loro verde

stagione d'amore

senza pensare che


d’improvviso

la morte poteva ghermire

le loro belle e innocue vite.


Esser contenti il cuor aiuta

e men si teme la paura.



DALLA FINESTRA DELLA MIA STANZA


Dalla finestra della mia stanza

Con i vetri gocciolanti di pioggia

Pochi rami spogli sempre vedo

Di un inverno freddo e piovoso


Fuori è freddo e la gente soffre

Soffia il vento gelido da nord

Pochi si avventurano la fuori

Mentre l’aria sferza i volti


Fuori c’è l’inverno del mondo

Quando tutto è freddo e buio

e infatti di notte si sta peggio

la gente vive il freddo tempo


Il tempo in cui non si è felici

ognuno vive alla giornata

di solito riposano poco

i cuori di ghiaccio abituati


Ma io sono fuori dal mondo

E dentro la mia piccola finestra

Sento un tepore che vien dal camino

Un tepore che è nulla a quello del cuore


Che si consola dei mali del mondo

Con il bene vero che ho nell’anima

Ho il caldo in me e piango gli altri

Chi buono è non disprezza la gente


Anch’essi hanno problemi o se li fanno

Ma l’umanità un po’ meglio va

Di come era il tempo secoli fa

Se non per le modernità scarne


Di amore che tralasciano il cuore

Capire il proprio bene è facile

Ma l’altrui bene capire è difficile

E io capisco che il mondo è da amare.



DI BUON CUORE

 

L’ amor aiuta preferendoli

chi di troppo soffre proteggendoli.


L’ odio sa far soffrire con sentore

e inasprisce sempre l’autore,


pertanto migliore è ben l’ accordo

del rancore ingiurioso e sordo.


Da sempre la costanza nell’amare

un bel finale fa’ un di’ sperare,


la speranza ultima a morire

forse per il meglio farà fiorire,


perché se chi si accontenta gode

di grande umiltà farà sua lode.


Ora che sappiamo meglio amare

chiede il buon cuore e spera fare.



DIMENTICARE IL PIANTO


Arriva il vento se è il tempo,

mentre in piedi io mi trattengo

per un poco sulla vetta del monte

dove l’aria forte tira di fronte,


scompiglia i verdi, lunghi capelli,

scende il pianto dagli occhi belli,

penso a lei contro il destino,

mi ha lasciato solo e tapino.


Come un’arpa il gran vento fischia,

tra i secchi, fitti rametti ringhia,

la rabbia sconvolge la ria natura

che inver raffredda e non si cura


del mio dolor che mischia al vento

un turbine di pur stanchi pensieri

e d’istinto il mio cor addormento,

così sopisce l’amore di ieri.


Asciugo le lacrime, lento torno

a casa contento ove intorno

tutto mi è amico e felice,

più non sono un ventoso salice;


se sempre potessi il cor calmare

per ciò che cupo porta a odiare,

sereno sarei tutta la vita

vivendo d’incanto vera armonia.



DIO CI AMA


Stasera gli amici si divertono,

mentre io sono infelice senza te.

Loro sono allegri...

e invece io penso sempre a te.

Ti amo tanto

però purtroppo ti vedo poco.

Sembra quasi una condanna divina

alla quale non possiamo sottrarci.

Non abbiamo fatto nulla di male

per meritarci questo triste destino

e speriamo che Dio ci aiuti,

anche se non abbiamo molte probabilità.

Si dice che Nostro Signore fa soffrire i suoi figli

perché gli vuole bene e ama di più chi più soffre,

perciò nonostante le nostre sofferenze terrene

sappiamo almeno che c' è un Dio

che da lassù ci ama.



DIO ESISTE


Dio esiste e

la buona matematica

sconsiglia il male.


Prima o poi il bene

trionferà e i buoni

saranno nei cieli,


ma la misericordia

è infinita e per tutti

c’ è posto vicino a Dio.


Solo i negligenti

non capiscono

o non vogliono capire


queste semplici cose

e sono nel mio cuore

perché sono deboli,


come il figliuol prodigo.

Non è mai troppo tardi

per l’ avvento


del regno di Dio.

Confidate nel

buon senso



DOPO IL TRAMONTO

 

Quando la notte si avvicina

e lei non mi è vicina

molto triste è il mio cuore

e il buio oscura le ore,

 

ma so che ci unisce l’amore

e la vita riprende colore

con il sentimento radioso

che gli animi ci rallegra copioso.

 

L’amore tutto può fare

e i sogni realizzare,

come il buon Dio che dice

che il vero amore Ei benedice,

 

così noi ben sappiamo

che nel nostro quotidiano

incoraggiati sempre siamo

dal cielo perché ci amiamo.




DUE INNAMORATI

 

Due innamorati sono come

le due estremità di un elastico

che più si allontanano e più

si attraggono,

solo che l’ elastico si può spezzare,

mentre l’ amore no,

se è vero amore,

e dura per sempre,

perché l’ elastico è un oggetto

e finisce col tempo e invece

l’ amore, come un buon ideale,

resiste in eterno.



EGOISMO

 

Un sasso rimane solo un sasso,

se anche il cuore è rimasto

all’era della pietra dell’uomo

la persona non è galantuomo,

 

tal che parlar con lui pare

di parlare al vento che tace,

oppure risponde se gli pare,

ma mai si mette in pace

 

e calcola e odia il mondo

come se solo lui dev’esser contento

e gli altri solo un rammento

di sopraffare sempre odiando,

 

mentre il saggio filantropo ama il prossimo

e fa quel che può onde aiutar la gente

sempre senza pretendersi primo,

temendo che i duri non mutino mente.





Poesie di Vincenzo Giusepponi di Montecosaro (MC)

La foto sopra l'ho scattata io al tramonto, con il cellulare,  dall'alto del giardino comunale "Il Cassero" di Montecosaro centro (MC) il 14/11/2017.


Per chi volesse anche ascoltare gratis tutte le mie canzoni di cantautore sul mio canale YouTube, l'indirizzo è: 

https://www.youtube.com/channel/UClc4J-RVE__xSFzNoUr0FXw?view_as=subscriber

In questo mio sito scrivo tutte le mie poesie inedite che aumentano di numero ogni volta che ne scrivo una nuova, con o senza immagine appropriata relativa, di solito a colori . Al 09-11-2018 il sito contiene oltre 215 poesie. Sotto qualcuna delle poesie ho scritto una dedica e a volte anche un indirizzo internet di YouTube di alcune delle mie video poesie, o canzoni di cantautore con la chitarra, il cui testo è lo stesso, o quasi, della poesia sovrastante, o parla di argomenti simili e attinenti.

Ho anche scritto un libro delle mie prime 50 poesie, composte fin dalla gioventù, che è acquistabile sul sito internet di vendita online Amazon, all'indirizzo: https://www.amazon.it/sentimento-versi-Vincenzo-Giusepponi/dp/1326272810/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1546042296&sr=1-1&refinements=p_27%3AVincenzo+Giusepponi al costo di € 10,40 più spese di spedizione e su internet, all'indirizzo: http://www.lulu.com/shop/vincenzo-giusepponi/il-sentimento-in-versi/paperback/product-22288676.html  al costo di € 10,00 + iva e, credo, spese di spedizione, ma qualche copia ne ho anche io e le posso cedere sempre a € 10,00 iva compresa, ognuna, ma senza spese di spedizione se le consegno a mano a Montecosaro centro,  Montecosaro scalo, o Comuni vicini.

Seguono tutte le mie poesie inedite:

(Al 29/10/2019 ci sono in questo mio sito 285 mie poesie inedite, in ordine alfabetico)


(Lemie ultime 4 poesie inedita le ho inserite qui il dal 23.10.19 al 29/10/2019 e si intitolano: Parlavano di Dio, del 23.10.19; Il mattino dell'amore, del 24.10.19; Eppure si soffre,  del  27.10.19; La storia insegna (2) del 27.10.19 )


PALLIDA LUNA

 

Salve pallida luna,

compagna e amica

delle mie notti insonni.

Sei tu triste come me?

Tu vegli il Mondo di notte

come io veglio 

il mio patire.

Come è diversa la gente,

chi sta bene di giorno

riposa bene la notte,

mentre chi soffre il dì

la notte non riposa.

Non c’ è intervallo

ne’ consolazione

nel mio soffrire che

fuggirei volentieri

se solo potessi.


Montecosaro, 27 marzo 2015


Vincenzo Giusepponi


Versione video musicale della poesia Pallida luna su You Tube: https://youtu.be/h_pMH71sQ5Q

ALBATROS

 

Io, seduto in riva al mare,

sulla carrozzina da amare,

 

con lo sguardo in alto ho visto

un grande albatros mai visto,

 

volava libero e leggero

mentre ammiravo il cielo

 

e il mio pensiero volava

sulle grandi ali che muoveva.

 

L’anima mia alta volava,

sopra le nuvole aleggiava,

 

incontrai Dio e promise

che le mie catene invise

 

fossero le ali per godere

il ciel sereno tutte le sere,

 

per vedere Dio Creatore

in ogni uomo con un amore

 

per tutte le cose e il mare,

finché l’alma mia per amare

 

vedesse il mondo dalle ali

dell’albatros per bene sentirsi,

 

che ognuno è solo e triste

se sempre il male ha in mente

 

e non pensa che Dio è buono

come l’albatros che senza tuono

 

vede tanti uomini uguali

eppur diversi tra i mortali

 

che cercan la poca e breve gioia

mentre io l’ho se anche muoia:

 

Dio è con me e il buon cielo

calma, rasserena, il pensiero.

AL CALAR DELLA SERA

 

Poesia in sette terzine di versi senza rima, ne metro, scritta di getto e d’amore il 01 ottobre 2019, verso le ore 09,20 del mattino, sul computer di casa, da un’immediatamente precedente idea di scrivere una poesia sulla fine del giorno e le metafore sull’amore e sui sogni relativi che ne potevo trarre.

 

AL CALAR DELLA SERA

 

Al calar della sera

il sole scende veloce

dietro i monti azzurri

 

e il rosso del cielo

cede la scena diurna

all’imbrunire serale,

 

come una fine riposante

del lavoro quotidiano

e poi la notte stellata

 

riempie i sospiri d’amore

degli innamorati lontani,

con le stesse stelle

 

e sotto un unico cielo

che benedice il sentimento

del buon voler amoroso,

 

poi cullano le gaie stelle

il sonno di tutti

e dei buoni innamorati.

 

La speranza del dolce amore

che si realizzi davvero

non finisce con la sera.

 

NOTE (1-21): Esente dalle note per la limpidità dei versi.

Montecosaro, 1 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.

AL DI SOPRA



Quando le farfalle svolazzano sui fiori in coro 

recano emozioni di beltà e serenità a chi le ammira

 e volteggiando per il nettare non vivono solo loro

 

ma danno la vita a nuovi frutti e fiori del sistema 

ed anche le corolle variopinte rallegrano i giardini

 in un concerto colorato di bellezza estrema.

 

Se ognuno imitasse un po' per la sua giusta parte nel Creato

 anche l' umano modello più bello per tutti sarebbe

 e sarebbe ora giacche' da tempo fu in teoria iniziato.

 

Però io spero che l' uomo in meglio muti un giorno

 forse non lontano in un mondo a volte brutto 

che più desideri anche innalzarsi dalla natura intorno.

ALL’ILLUSIONE

 

Avulsa dalla realtà è l'illusione

ma sognare non è un torto

 

ed esser felici senza vero motivo

non è male se meglio non si può fare

 

Non è perdita di utile tempo

se senza di essa si sta peggio.

 

Può essere meglio non sapere

e liberare la mente con ali leggere

 

se la conoscenza cade come pioggia

sulle penne rendendole pesanti

e impedendo il volo della gioia.

 

Quando la realtà è troppo dura

l'astrazione può far felicità sicura,

 

ma se qualcosa invero si può rimediare

forse sapendo non si impedisce il fare

 

e il cuor può sempre essere contento

in ogni caso che ci dona il tempo.

AL MIO BABBO

 

Guardavo quella sedia vuota

e te, babbo mio, ricordavo

quando eri e ora la sedia immota

mi fa pensar che ti inondavo

 

di amor filiale e tanta attenzione

per le cure che dovevi fare

nella tua tanto sospirata magione

e ora lassù sei ad ammirare

 

la gioia del Dio che pregavi

da giovane militare in Albania,

dove la guerra non evitavi

e poi in pace lavoro non trovavi.

 

Il metal meccanico lavoro era finito,

con la guerra per alcuni era sparito

ma già il legno gioioso lavoravi

e famiglia con tanto tempo poi formavi.

 

Fu così che falegname diventasti

con gli zii, abile e bravo

dicevi che col legno tutto fare sapesti

e io che un poco già imparavo.

 

Io nacqui tra il dolore di mia madre

e anche lei stava si’ troppo male,

poi la nuova casa riuscisti a fare

con tanti sacrifici e un po’ di male

 

la vecchiaia purtroppo male vivesti

con il penare gli usi furono tristi

fardelli da portare sempre teco,

come condanna di malattie eco

 

e ora in quella sedia vuota

io te vedo padre sempre amato

anche se lassù sei tornato

dal Dio che ti salvò dalla ruota

 

della fortuna in battaglia iniqua

come milite che alla stregua

di un povero fanciullo sfortunato

dalla Celeste Madre è salvato.

 

Ti porto sempre nel mio cuore

che tu e mamma di deste con amore

e di amore ora sono buon latore

verso te e gli altri che son con te.



(La foto sotto l'ho scattata io tanti anni fa, raffigura babbo e mamma nei tempi andati e l'ho presa dall'album di famiglia)


ALZO GLI OCCHI

 

Curvo a terra, dolorante,

non so da quanto;

alzo gli occhi da terra

e spero nel cielo.

 

Un’umile pastore

s’avvicina, vedendo

in me il suo prossimo,

mi aiuta a sedere,

poi mi fa mangiare 

 

e da allora gli sono di

reciproca compagnia,

con Dik, il cane bravo

e gli altri che imparano.

 

Suono il flauto di Pan

sui monti azzurri,

non possiedo nulla

eppure vivo felice,

una musica fa eco

dal monte di fronte.

 

Gli altri pastori

ci fanno festa:

è arrivato un nuovo

amico sui monti.

AMARE E’ BELLO

 

L’amore è a volte bello

come si legge nel libello

di oasi un po’ ancestrale

ma che può essere attuale

 

e se gli spirti d’amor aumentano

non più eccezione alimentano

ma regola migliore sicura

che può vincer la natura

 

Ora così io dico e spero

e nel futuro non dispero

che un di’ l’amor cangiante

risplenda ovunque raggiante.

AMARE IL MONDO

 


Nel caleidoscopio dei miei

giovani pensieri di ieri

 

ricordo che la vita vedevo

bella e spensierata come desideravo,

 

ma la realtà non ben capivo

ed ero sovente ridente e giulivo.

 

Dipoi col trascorrer degli anni

divenni cogitabondo sui malanni

 

di questo mortale mondo

in cui da tempo vivo in fondo

 

ed eccomi ora alla mia età matura

ad amare il mondo ma ad averne paura.

 

Piaccia al nostro buon Dio

far di ognuno un po’ più pio

 

affinché dei rei la normal nemesi

molti non punisca di ben scortesi

 

e cotanto malato mondo

sia meno triste e cogitabondo.

AMOR CHE MIGLIORA

 

Son tornato negli stessi posti

di qualche anno fa

e ho provato la stessa sensazione

di felicità di allora

 

ma poi ho pensato

che oggi sono più triste d' allora

perché sei un po' più lontana.

 

Ma è bastato ricordarmi

di te da più vicino

e il sole è tornato con me.

 

Un tempo eravamo meno lontani

ma oggi siamo più sicuri

che così tanto ci amiamo

e il tempo ha aiutato

il nostro vero grande amore.

AMORE DALLA GALASSIA

 


Il pilota dell’ astronave, al buio,

contemplava dopo il tramonto alieno

da quella desolata rocciosa pianura

ai piedi delle alte montagne a guglia.

 

La nave spaziale sostava vicina

e l’ equipaggio stava cenando.

Lui solo era in piedi ad ammirare,

tra le tante luminose stelle lontane,

 

quel sole amico che aveva lasciato

per andare in lunga missione

sognando la sua donna amata

sulla lontana Terra desiderata.

 

Lui e lei guardavano ogni sera

le reciproche stelle dai loro diversi cieli

con la speranza di riunirsi un giorno

sapendo d’ esser figli di un unico Dio.


Versione musicale da YouTube della poesia Amore dalla galassia: https://youtu.be/ioIC4ekRkK0


AMORE PER SEMPRE

 

La mia donna

con la mente

ho tanto amato

si sovente

che il mio core

ancor la sente.

 

D' amor puro

come le stelle

bene vivo e

soavemente,

l’amo tanto

costantemente.

AMORE SERENO

 


Ora tu sei con me

e già stiamo bene insieme,

 

ma il tempo vola e va

e ogni tanto ci ritroveremo.

 

Se tu non sei con me

io non vedo l’ ora di star con te,

 

ma il nostro amore ormai

per sempre durerà,

 

il nostro amore ci aiuta

a stare bene.


Versione musicale da YouTube della poesia Amore sereno: https://youtu.be/gjyfufHMfU8

AMORE SENZA TEMPO

 

Lirica in cinque strofe bi-verso a rima baciata e metro approssimativo, scritta sul cellulare in prima stesura ai giardini del Cassero del mio piccolo centro storico e poi corretta il 14.10.19, alle ore 23,00.

Canto dell’eternità dell’amore vero e sincero che non si può dire che non sia un dono e una benedizione del Signore agli innamorati.

AMORE SENZA TEMPO

 

Il nostro amor non teme il tempo,

ne il male come reo contrattempo,


ogni istante ti penso e ti amo

e ogni dì in Dio noi speriamo.


Chi mai amato ha, mai certo sa'

quanto conta l’idillio per l'eternità,


in unione leggiadra e romantica

e il mondo non sempre auspica


che l'armonia trionfi sugli odi,

ma l'amore vince con buone lodi.

  

NOTE (1-10): Non ho messo le note esplicative per la limpida chiarezza dei versi.

 

Montecosaro, 14 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.

ANCHE LE PIETRE

 


Non senti quelle pietre ?

Non senti come parlano ?

 

Quando la fine dal cielo cadde,

le case di gente inerme distrusse

e con esse le giovani vite di bimbi 

innocenti e di mamme impotenti.

 

La morte piombava dell’alto

e le bombe tuonavano tanto;

Molte persone fuggivano

e impaurite piangevano;

 

la loro sorte sembrava segnata

come da un mostro che dall’alto non si placava.

Poi il silenzio della morte

sui poveri resti di muri ormai in rovina

 

e sui corpi esanimi di gente innocente.

In quel silenzio orrido e spettrale

dal basso un pianto si levò,

veniva dalle pietre che pur dure

 

sentivano il dolore della disperazione

e quei sassi erano meno duri

dei cuori che provocarono i morti

come se Dio ascoltasse le preghiere

 

delle donne che piangevano

i molti bambini che erano morti.



Poesia dedicata alle tante vittime dei bombardamenti sui civili nel mondo, compresi donne e bambini.

ANCHE NEL SILENZIO

 

Anche nel silenzio

sento la tua voce

nel mio cuore tempio

che parla e mi dice

 

che le Anime nostre

sono belle e buone

sotto la fitta coltre

di nubi a magione

 

del nostro Dio vero

che giusto ci benedice

ogni dì che davvero

gli angeli ci invia e dice

 

che qui siamo nati e viviamo,

con l’amore più sincero

che nel cuore sempre abbiamo,

la nostra vita buona invero.

ARIA DEL MATTINO

 

Limpido è il cielo al mattino

e fresca la brezza fa capolino,

mentre il sole dal mare sorge,

lento e maestoso si scorge;

 

Calma piatta è sulle acque

di uno zeffiro colorate;

nel ciel poca nuvola tacque,

la risacca va’ su sabbie sbiancate;

 

La speranza del novo giorno

è dimentica del dolor di ieri

e con timidi desideri tanto veri

affronto il novo mondo intorno.

ARLECCHINO

 

Mi son Arlechin,

sempre allegro

e un po’ birichin.

 

Faccio coppia con Pulcinella

per far ridere i bambini rallegro

a carnevale la festa più bella,

 

le altre maschere son da contorno

anche se ognuno ha la sua parte

e ci girano tutti intorno,

 

tutte le battute si somigliano

nella gaia commedia della felice arte

per far contenti quelli che ci ascoltano,

 

Se pulcinella ne combina una

qualche burattin gli da sgridate

ogni tanto se di opportuna.

 

Spero di avervi divertiti,

caro pubblico a casa tornate

dopo le belle dei burattini.

ARMONIA DELLE LACRIME

 

Aspre note suonanti

tra pascoli erbosi,

bei alberi salienti

con chiome ombrosi.

 

La triste armonia

di culture legate

al sudore ignominia

di persone piegate

 

al duro, umile lavoro

in campi come servi,

con poco soldo danno oro

a chi li usa per costringerli

 

a obbedire e faticare

senza poter protestare.

Dio c'è anche per essi

che patiscono tra le messi

 

senza mai alzare la testa

che perciò è molto mesta.

Basterebbe un po’ di cuore

per dar loro una vita migliore.



Poesia dedicata alle vittime dello sfruttamento dei braccianti agricoli nei campi, a volte trattati come schiavi, succubi del così detto "caporalato."


ATTIMI FELICI

 

Quando si dice che l'amor non torna

si sa che quasi nulla ritorna

 

però a volte basta un attimo d'amore

che, se intenso, cancella ogni dolore;

i momenti vissuti con il cuore

confortano l'anima di buon calore.

 

Belle emozioni ricordando

si vive anche il mal dimenticando.

BON PRANZO (in dialetto montecosarese)

 

Bon pranzo a tutti quilli che lo fa

e per chi lo pranzo no lo fa

pe n’ addra orda sarà

speremo presto per carità.

 

Chi troppo magnerà

sicuro se’ ngrasserà o male starà,

ma chi poco o male pranzerà

forse se’ mmalerà.

 

Chi lo jiusto magnerà

certo che mejio starà

e per chi mejio non cià

spero non se’ mmalerà

 

Accuscì è mejio magnà,

senza be’ tando frà

tirema a cambà finghe se po’

c’ a digiunà ce pensemo n’ addra o’.

BURRASCA

 


Tempestoso mare

c’è nel mio cuore,

ti penso con amore,

sol a te voglio arrivare.

 

Tra tanti impegni

ho sempre te per sogno,

come mio caro scrigno

t’amo con ritegni;

 

il mio arrivo tu sei,

ora ti amo come mai

e come me m’amerai,

moglie dei giorni miei.

CAPIRE L’AMORE

 

Il mio Dio non è fantasma

e non è di brutta risma,

 

bensì Ei tutto vede e può

come Ulisse giustizia trovò.

 

A volte pare Lui pensi ad altro,

ma ben sa che ogni io ha il centro

 

e se ogni error si paga

nulla qui è certo, come vaga

 

il mio pensier calmo e sopito

sui destini del mondo basito,

 

perché un Signore una volta disse

che ogni uomo fa parte della messe

 

e chi recita la parte lontan dal giusto

più in la’ del suo naso non ha visto,

 

che’ l’uomo più s’illude d’essere potente,

più non comanda nemmeno la sua mente.

CHI HA SOFFERTO

 


Chi ha sofferto per tanto tempo

 sa che questi incessanti patimenti

 sono una somma di infelicità.

 

Ormai chi ci ha preceduto

cammina sulle nuvole

perché è con il Creatore

 

e prima o poi speriamo

raggiungerli nel cielo,

ma ora la desolazione

 

della vita terrena

a volte mina o distrugge

le umane speranze

 

di stare un po’ meglio.

Però da qualche parte

nel dolore si apre una porta,

 

un respiro, un aiuto

dato da qualcuno

e anche

la gioia e la speranza

di Dio risorto.

C’E’ TANTA GENTE CHE SOFFRE MOLTO

 

Dalla spiaggia udivo

la risacca del mare,

il respiro vicino

dell’onde arrivare

sulla spiaggia ghiaiosa

come naufrago

che a riva riposa

sulla costa gettato.

 

Quanta gente già spera

in una terra felice,

ma muore in un posto

e in mare infelice,

 

come triste e povera

è sempre la vita loro,

tra fame e odi era

chi sfrutta per un oro

 

e in tv si sente

disastri di gente

morta per la speranza

di vita in istanza.

 

Vita lunga anelano,

ma non tutti ce la fanno

e in molti affogano,

però tanti arrivano,

 

chiedono pane e asilo,

a chi vede che sta più male

del ricco fratello nordico,

ma chi soffre non è rivale.

 

Nei campi accolti

mali sembran risolti,

ma lì li uccidono,

le vittime piangono. 

CHI SI ACCONTENTA GODE



 Una grande pietra

dominava la piana

e altre pietre piccole

 sul verde prato intorno

 

formavano un coro fisso

su cui si ergeva il masso

che pesava sul terreno

e la radura nel bosco

 

era ferma da tanto tempo,

mentre gli alberi intorno

muovevano le vive foglie

sotto il vecchio sole rosso,

 

in un tramonto annunciante

il riposo per le piante,

ma le pietre già riposavano

da tempo immemorabile.

 

La vita si era avvicendata

nel grande bosco oscuro,

ma il masso non era ferito

dalla morte come i vegetali

 

e non soffriva se gli animaletti

salivano sopra di esso,

non come le foglie che morivano

mangiate dagli insetti.

 

Chi non è mai stato vivo

mai ha conosciuto la vita

con le sue gioie diverse

ma nemmeno ha mai sofferto

 

le pene dell’esistenza terrena,

in cui ci sono anche cose buone

per le quali vale ben la pena

di vivere e in armonia con tutti.

CHIESETTA DI MONTAGNA

 


Un giorno in montagna andai,

per non pianger da casa uscii.

 

Dopo la Messa e tra i monti

passeggiavo sopra i ponti;

 

un insolito insetto incontrai

che d’ una zampa mancava ormai

 

e non sembrava disperato.

Su un muretto stava attaccato,

 

era il muro di un Piccola Chiesa,

a quell’ ora del meriggio chiusa.

 

Immobile era,  forse a sperare

che il Dio di tutto ciò che appare

 

si fosse accorto del suo patire

infondendogli la forza di ripartire.

 

Ricordo spesso l' animaletto menomato,

che una vera cosa mi ha insegnato:

 

in questo mondo non io solo soffro

e se tutti nel dolor si tormentassero

 

mai riuscirebbero a non pensarci,

patendo troppo senza svagarsi

 

Dio era chiuso nella Chiesetta

e in cielo era in armonia perfetta,

 

ma è venuto nel mio cuore,

quasi subito e con ardore,

 

per dirmi che chi soffre sovente

può sopportar il fato opprimente

 

con la Fede nel Creatore che ci parla

e ci dona l’ anima e la vita per onorarla,

 

nell’ amore per un ostile natura,

perché la lacrima non sia dura,

 

ma la doniamo a Dio con esultanza,

perché ci ha insegnato la pazienza.

CHI SI ACCONTENTA GODE (2)



L'anziano ometto sempre sedeva

sulla larga panchina del Cassero.

Da lassù tutte le albe vedeva,

dono che tutti da Dio ebbero,

 

poi all’Ospizio tornava felice

pur sapendo di essere povero

di ricchezze, ma sempre all’apice

di un grandioso patrimonio vero,

 

che è il Creato da lassù visto

ed era il più ricco nel cuore

perché si contentava così presto

dell’immensa natura con amore.

CI SONO ANCHE COSE SERIE

 

Scendono negli abissi del loro io,

quasi precipitano nel fondo pio,

ma non sempre evitan pettegolezzi in atto

coloro che tanto male non han fatto.

 

Se ad ogni azione v’è una reazione

uguale e contraria, con eccezione

che la fisica non studia la psiche

umana e manco le odiose, antiche

 

tradizioni di cattive parole dette

in pubblico, false e mai interdette,

certo che l’odio risaputo e avito

la gente vede, ode e non è sopito

 

in modo che ognuno pensa male,

o bene delle vittime e del reale

popolino del maldicenti

che sono solo saccenti

 

e non s’accorgono di avere

fatto capire a tutti di sapere

dire male solo di se stessi

e non dei buoni calunniati essi.

 

Ognun può ridere di ciò, ma anche

essere serio, perché neanche

Dio può evitare di condannare

le cose tristi, se son esagerate.

CON LE ALI DELLA FANTASIA



Con le ali della fantasia 

da te volo con nostalgia 


e tal pensiero sempre nasce 

da un cuor che non riesce 


a ignorare il grande amor 

che a ogni ora mi fa pensar


come staremmo bene insieme 

ogni minuto che ci appartiene, 


sognando mi sento a te vicino 

e poi col tempo è già mattino. 


Indirizzo YouTube per versione musicale di detta poesia: https://youtu.be/y_i5yNCT_ds

CONSOLARE DAL PIANTO

 

Da bambino uscivo la sera

per la mano alla zia ch’era

 

quasi mamma, che m’era lontana,

ma era sempre mamma amata.

 

Poi a dormire piangevo sempre

per la paura del buio mentre

 

il campanile suonava le ore

e io tanto tardavo a dormire,

 

sospiravo a ogni quarto d’ora

che l’alba presto arrivasse ora,

 

poi m’addormentavo stanco

e profondo dormivo sopito

 

e sognavo, sognavo, sognavo

quello che avevo sempre sospirato:

 

giochi e un mondo felice e sereno

che mi portasse pace nel seno.

 

Al mattino mi alzavo per le scuole

e iniziavo così le giornate nuove,

 

gli zii mi aiutavano e rallegravano,

per un dì migliore mi preparavano.

CRISTO RE DEL PORTO

 

E' sera, il sole è quasi al tramonto,

il campanile suona l' Ave Maria,

le note leggere si espandono

 

sulle case del Paese costiero,

sulla spiaggia e sulla battigia,

sulle calme acque del vespro.

 

Le barche tornano alla riva

e sugli attracchi dei moli atti,

e i bagnini chiudono gli ombrelloni,

 

felici d' aver avuto tanti clienti.

E' l' ora del rientro a casa propria.

Il giorno d' estate è stato caldo

 

e si preannuncia la frescura serale

con la vita notturna nei chioschi

e nelle vie del lungomare affollato.

 

La luna gialla inizia il suo arco 

e le luci artificiali si vanno accendendo, 

Le stelle più fulgide compaiono alte 

 

e il mare che tutto ciò sta a vedere 

inizia il rito della serale alta marea.

L' acqua calma e blu della sera

 

contempla le ultime attività umane

prima del meritato riposo del Paese

che domattina si risveglierà tutto

 

affinché il sonno della notte sia vinto

come il riposo dell' umana morte

è vinto poi dalla luce del Paradiso.

 

L' Ave Maria suona alla sera

come per annunciare la sacra gestazione

 nel divino buio del Santo seno della Madonna 

 

del figlio di Dio fatto uomo che poi vedrà la luce

 del suo giorno terreno, prima della beatitudine

 dell' eterno giorno felice accanto a Dio.



Poesia dedicata alla Chiesa di Cristo Re a Civitanova Marche, Comune a 12 km dal mio, che mi vide da fanciullo bagnante pendolare.


CUOR CONTENTO IL CIEL L’AIUTA

 

Ai piedi delle scale

della Chiesetta antica

due minuscoli uccelletti vidi.

 

In coppia svolazzavano

d' intorno spensierati

e cinguettanti felici

 

vivevano la loro verde

stagione d'amore

senza pensare che

 

d’improvviso

la morte poteva ghermire

le loro belle e innocue vite.

 

Esser contenti il cuor aiuta

e men si teme la paura.

DALLA FINESTRA DELLA MIA STANZA

 

Dalla finestra della mia stanza

Con i vetri gocciolanti di pioggia

Pochi rami spogli sempre vedo

Di un inverno freddo e piovoso

 

Fuori è freddo e la gente soffre

Soffia il vento gelido da nord

Pochi si avventurano la fuori

Mentre l’aria sferza i volti

 

Fuori c’è l’inverno del mondo

Quando tutto è freddo e buio

e infatti di notte si sta peggio

la gente vive il freddo tempo

 

Il tempo in cui non si è felici

ognuno vive alla giornata

di solito riposano poco

i cuori di ghiaccio abituati

 

Ma io sono fuori dal mondo

E dentro la mia piccola finestra

Sento un tepore che vien dal camino

Un tepore che è nulla a quello del cuore

 

Che si consola dei mali del mondo

Con il bene vero che ho nell’anima

Ho il caldo in me e piango gli altri

Chi buono è non disprezza la gente

 

Anch’essi hanno problemi o se li fanno

Ma l’umanità un po’ meglio va

Di come era il tempo secoli fa

Se non per le modernità scarne

 

Di amore che tralasciano il cuore

Capire il proprio bene è facile

Ma l’altrui bene capire è difficile

E io capisco che il mondo è da amare.

DI BUON CUORE

 


L’ amor aiuta preferendoli

chi di troppo soffre proteggendoli.

 

L’ odio sa far soffrire con sentore

e inasprisce sempre l’autore,

 

pertanto migliore è ben l’ accordo

del rancore ingiurioso e sordo.

 

Da sempre la costanza nell’amare

un bel finale fa’ un di’ sperare,

 

la speranza ultima a morire

forse per il meglio farà fiorire,

 

perché se chi si accontenta gode

di grande umiltà farà sua lode.

 

Ora che sappiamo meglio amare

chiede il buon cuore e spera fare.


DIMENTICARE IL PIANTO

 

Arriva il vento se è il tempo,

mentre in piedi io mi trattengo

per un poco sulla vetta del monte

dove l’aria forte tira di fronte,

 

scompiglia i verdi, lunghi capelli,

scende il pianto dagli occhi belli,

penso a lei contro il destino,

mi ha lasciato solo e tapino.

 

Come un’arpa il gran vento fischia,

tra i secchi, fitti rametti ringhia,

la rabbia sconvolge la ria natura

che inver raffredda e non si cura

 

del mio dolor che mischia al vento

un turbine di pur stanchi pensieri

e d’istinto il mio cor addormento,

così sopisce l’amore di ieri.

 

Asciugo le lacrime, lento torno

a casa contento ove intorno

tutto mi è amico e felice,

più non sono un ventoso salice;

 

se sempre potessi il cor calmare

per ciò che cupo porta a odiare,

sereno sarei tutta la vita

vivendo d’incanto vera armonia.


DIO CI AMA


Stasera gli amici si divertono,

mentre io sono infelice senza te.

Loro sono allegri...

e invece io penso sempre a te.

Ti amo tanto

però purtroppo ti vedo poco.

Sembra quasi una condanna divina

alla quale non possiamo sottrarci.

Non abbiamo fatto nulla di male

per meritarci questo triste destino

e speriamo che Dio ci aiuti,

anche se non abbiamo molte probabilità.

Si dice che Nostro Signore fa soffrire i suoi figli

perché gli vuole bene e ama di più chi più soffre,

perciò nonostante le nostre sofferenze terrene

sappiamo almeno che c' è un Dio 

che da lassù ci ama.

DIO ESISTE

 

Dio esiste e

la matematica 

sconsiglia il male.

 

Prima o poi il bene

trionferà e i buoni

saranno nei cieli,

 

ma la misericordia

è infinita e per tutti

c’ è posto vicino a Dio.

 

Solo i negligenti

non capiscono

o non vogliono capire

 

queste semplici cose

e sono nel mio cuore

perché sono deboli,

 

come il figliuol prodigo.

Non è mai troppo tardi

per l’ avvento

 

del regno di Dio,

confidate nel

buon senso.

DOPO IL TRAMONTO

 

Quando la notte si avvicina

e lei non mi è vicina

molto triste è il mio cuore

e il buio oscura le ore,

 

ma so che ci unisce l’amore

e la vita riprende colore

con il sentimento radioso

che gli animi ci rallegra copioso.

 

L’amore tutto può fare

e i sogni realizzare,

come il buon Dio che dice

che il vero amore Ei benedice,

 

così noi ben sappiamo

che nel nostro quotidiano

incoraggiati sempre siamo

dal cielo perché ci amiamo.

DUE INNAMORATI

 


Due innamorati sono come

le due estremità di un elastico

che più si allontanano e più 

si attraggono,

solo che l’ elastico si può spezzare,

mentre l’ amore no,

se è vero amore,

e dura per sempre,

perché l’ elastico è un oggetto

e finisce col tempo e invece 

l’ amore, come un buon ideale,

resiste in eterno.

EGOISMO

 

Un sasso rimane solo un sasso,

se anche il cuore è rimasto

all’era della pietra dell’uomo

la persona non è galantuomo,

 

tal che parlar con lui pare

di parlare al vento che tace,

oppure risponde se gli pare,

ma mai si mette in pace

 

e calcola e odia il mondo

come se solo lui dev’esser contento

e gli altri solo un rammento

di sopraffare sempre odiando,

 

mentre il saggio filantropo ama il prossimo

e fa quel che può onde aiutar la gente

sempre senza pretendersi primo,

temendo che i duri non mutino mente.


EPPURE SI SOFFRE ANCORA

 

Lirica in sei quartine a rima alterna e la settima a quadrupla rima baciata, metro non definito, scritta il 27 ottobre 2019, alle ore 00:40 sul pc di casa, da un’idea del giorno antecedente di poetare sulla grande sofferenza degli schiavi e dei poveri nell’antichità europea e che continua ancora nei Paesi del terzo mondo. Però anche nei Paesi ricchi esistono tanti poveri, o persone oppresse da criminalità, corruzione, leggi a volte ingiuste, che esistono un po’ dappertutto e anche da noi, in Europa, che pure è un campione di civiltà e democrazia. Certo che tutti sarebbero più felici di stare meglio.

Quando l’uomo diventa più buono questi miracoli economici, sociali e umani, possono meglio accadere e con maggiore frequenza, ma le vie della giustizia e della fraternità sono lastricate di ostacoli grandi e piccoli, a volte visibili, e altre volte nascosti.

 

EPPURE SI SOFFRE ANCORA

 

Quando moriva una schiava

o una schiavo, soffrendo,

il padrone banchettava

e si divertiva godendo,

 

era un animale di meno

e altri ne avrebbe presi

nei suoi campi in seno

ai suoi dorati e obesi averi.

 

Però i cattivi padroni

tra loro congiuravano

e si uccidevano ridendo

nel mondo che volevano

 

e dopo invece capirono

d’esser più buoni tra loro

e meglio i poveri trattarono

e un po’ meglio gli schiavi loro.

 

Anche i mini despoti delle genti,

tra il popolo e sui troni

aprirono di buono le menti

e le torture chiusero i portoni.

 

Se l’uomo diventa buono

la coscienza non uccide,

se non il male con tuono

e la vita meglio sorride,

 

ma sempre le vie del bene

hanno ostacoli come rie iene,

come scogli e burrasche oscene

che non sempre firmano le scene.

 

NOTE (1-28): Versi limpidi senza note.


Montecosaro, 27 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi


ESSERE FELICI AIUTA


Ho trasformato il mio telefono

in un vettore di gioia e cultura,

invio messaggi comici e aforismi

ai miei amici tutti i giorni,


ma i pensieri istruiscono poco

e l' ironia è solo una falsa gioia,

l' allegria di pochi minuti e poi ....

ripiombo nei miei cupi pensieri.


Però un poco sollevano lo spirito,

come il vedere un bel film in TV

e annoto che svagarsi fa bene

a un' anima triste come è la mia.


Aspetto giorni davvero migliori

e cerco ogni tanto di non pensare

alle tante ragioni che mi deprimono,

ma la gioia d' una reale speranza


non mi nasce dall' ignorare i problemi,

come reconditi spiriti del male,

che come avvoltoi tornano alla mente,

ma dalla mia involontaria e intima,


forte necessità, di ragionar tali guai,

anche con buoni competenti aiuti

e cercar disperatamente la soluzione,

che a volte poi arriva alla ragione


di tornar alla vera e giusta felicità,

che allor quando importante è per me,

cancella come una gomma amica

tutta la tristezza che mi opprime.



ESSERE FELICI


Quando siamo felici insieme

vorrei che il tempo si fermasse,

così la nostra gioia non finirebbe mai,


tanto l' amo e la rispetto,

perché è la luce dei miei occhi,

non vedo altro che lei


e vorrei starle sempre vicino.

Se la penso sto' molto meglio

e se anche subito non la vedo

so che prima o poi la vedrò.


Conto i minuti che mi separano da lei,

lei è il mio amore e lo sarà per sempre,

lei è il mio destino e l' amerò per sempre.




ESSERE SOLI


In quella triste sera

alcune persone erano felici

e me ne stavo in disparte

perché lacrimavo non di gioia.


Così fuggii dalla confusione

e mi rifugiai in altrove

e un piccolo semplice Crocefisso

che appeso spoglio al freddo stava


e non si lamentava,

anche se era solo e sofferente.

Capii di colpo che tanta gente

soffre in silenzio e nell’anonimato.


Questo triste dolore da più merito

a chi è solo e soffre senza amici

perché c’è più onore e dignità

nel soffrire che non nel bene stare.


Molte gente al mondo soffre da sola

e c’è chi nemmeno lo sa o non vuol sapere,

oppure credono sia poco salvabile,

ma qualcuno a volte c’è ad aiutare e


chi più soffre dovrebbe essere aiutato prima.

Questo Dio lo promette da tempo

a tutta l’umanità, che penso sa

che aiutandosi meglio vivrà.



FAR BUON VISO A CATTIVO GIOCO


     Lirica in cinque quartine di versi a rima alterna e baciata doppia e metro indefinito, scritta il 06 settembre 2019, alle ore 21,45, sul computer di casa, da un’idea immediatamente precedente di scrivere di un uomo che, in seconda persona, più personale e confidente che in terza, parla della sua vita tra gente che lo deride facendo credere che stanno scherzando, mentre invece gli stanno facendo del male seriamente e trattandolo da stupido dicono che non capisce nulla e non può protestare, in un’arcaica forma di razzismo. 

     Deve ridere dei brutti scherzi che gli fanno e quando non ce la fa e diventa triste gli dicono che è esagerato e si lamenta troppo.


FAR BUON VISO A CATTIVO GIOCO


Cosa t’aggrada dir non puoi,

mentre la vita passa avanti,

dicono che tu sia solo riso ormai

e da serio non ti fanno i vanti.


Passare ti fanno per stolto,

ma tu sai che fingono molto

quando in giro prendono te,

e in realtà si deridono da se.


Dicono che son solo scherzi,

ma tra loro non così fan scherzi

e per stupido ti fan passare

in modo che i diritti ti fan levare;


alla triste parte ti hanno obbligato,

mentre loro si credon attori migliori,

ma libero e buono ognuno è nato,

e dopo alcuni diventan i peggiori


e tu ridi facendo finta spesso

che sono amici da solo scherzo,

ma quando triste e serio diventi

ti dicono che troppo ti lamenti.


NOTE (1-20): Senza note per la chiarezza dei versi.


Montecosaro, 06 settembre 2019

Vincenzo Giusepponi.



FARFALLINA

 

Farfallina minuscola e piccina

voli di notte a me vicina,

perché sul marciapiede

tu eri davanti al piede


invece di volare sui fiori

in cerca di nuovi odori ?

Forse cercavi un fiore buono

che al buio non chiude il cono.


E’ raro trovarli di notte

come è raro avere la sorte

di trovare rifugio sicuro

per chi soffre al buio duro


della disperazione della persona

che non sa chi davvero consola,

ma domattina l’ alba tornerà

e i fiori buoni a aprirsi aiuterà.


Se l’ uomo a Dio apre il cuore

capisce che vivere bene è amore.



FIDARSI SOLO DELLE PERSONE AFFIDABILI

 

Donare un sorriso,

se è il caso,

a chi è vicino


fa stare meglio,

se c’ è fiducia

e senza cipiglio,


ne egoismo,

ma senza fidarsi

dell’ altrui cinismo.


Un po’ di altruismo

fatto a chi ci si fida

evita il pessimismo


e perciò con chi conviene

è meglio sorridere

a chi adatto si ritiene.



FIGLI DEL TEMPO


Siamo gli eredi della storia millenaria,

ma nessuna epoca è più moderna e velleitaria,

perché l’attuale benessere il prossimo trascura

e a volte la stessa nostra convenienza oscura,


talché gli anziani dicono che è un mondo al rovescio

ché sono abituati a un’apparenza con meno rischio

ed è vero che se ora tutto si può fare e dire a tutti

non c’è più la riservatezza indispensabile dei diritti


che riescono a mantenere la stabilità mentale

dei buoni ragionamenti e ciò non è strumentale

al calcolato conservatorismo dei buonisti o falsi moralisti

ma è condizione essenziale per una società di misti


pensieri ed opinioni normali, democratici e giusti

e chi resiste al modernismo esagerato dei gusti

viene insultato e vilipeso senza aver nulla commesso

fino alla rinuncia dell’onesta e sincera critica di complesso


di vizi e ingiusti privilegi fatti passare per virtù e pregi

in un mondo che alcuni dicono ormai rovinato, ma gli agi

di tanti diversificati ceti sociali e di ricchezze impari

i ricchi non calano, dicendo che è il bene del popolo degli avi


e anche di oggi e del futuro di tutti, ma non sempre buono,

ma soffrendo si capisce che il bene porta il bene dell’uomo

e ognuno può avere l’amore nel cuore se lo vuole;

l’amore gratificherà il mondo, ma il male rovinare lo puote.



Poesia dedicata all'armonia tra la gente, al benessere dei popoli e alla pace nel mondo. Una mia canzone con questi auguri e principi potete ascoltarla gratis sul mio canale YouTube all'indirizzo: https://youtu.be/0uXE0tyboFs


FIN DA RAGAZZO


Poesia in cinque strofe di cinque e quattro versi senza rime, ne metro, scritta il 11 novembre 2019 (festa di San Martino) sul pc di casa, verso le ore 17,20.

Mi è nata l’idea di scriverla da qualche commento di alcuni miei conoscenti che pochi anni fa criticavano le mie poesie perché erano tristi e io gli dissi che non tutte le opere letterarie sono allegre, come piacciono a loro, ma ci sono anche commedie tragiche, drammi e poesie tristi, perché molte persone le gradiscono e ogni autore scrive quello che può e si sente venire dall’animo, anche secondo le esperienze proprie, il periodo storico, le influenze della società esterna, ecc..

Mi dissero che ero vanitoso e volevo imitare Leopardi con le mie poesie tristi e io gli ho risposto che ammiro moltissimo Leopardi, come altri grandi scrittori e poeti, ma che non mi sono mai illuso di diventare bravo e famoso come lui, data la mia modesta bravura nello scrivere e che ogni malato, o invalido che scrive poesie e non solo Leopardi, o io, a volte sente dentro la necessità di scrivere poesie, o romanzi tristi e di sentimento affatto allegro, come forse piace a molta gente e a volte anche a me, ma non tutti pretendono che gli autori, o i cantanti, scrivano o cantino cose allegre se sono molto tristi.


FIN DA RAGAZZO


Fin da ragazzo

scrivo poesie,

mi ci rifugio

e ci trovo

consolazione.


Alcuni m’han detto

che pretendo d’essere

Leopardi, perché

scrivo poesie tristi

e non gli piacciono.


Io gli ho risposto

che rispetto le opinioni,

ma che non sarò mai bravo

come il grande Leopardi


e che le mie poesie

sono di sentimento triste

come anche

quelle di tanti altri

malati, o invalidi,


non solo le mie,

ma ognuno le scrive

con la sua maggiore

o minore bravura.


NOTE (1-23): Non ho messo note perché una semplice poesia non ne necessita.


Montecosaro, 11 novembre 2019

Vincenzo Giusepponi.


GIAMMAI


Giammai fui d’arte maestro

in nessun epoca di vita mia,

ma per mio divertir rostro

composi sempre d’arte mia.


Facili mi sembrano gli inizi

dell’opera nuova ideata,

ma poi ricercar gli indizi

onde continuarla rimata


più difficile rimane alla mano,

però scrivo per mio diletto

e giungo al fin d’arte nano

e un po’ spero piaccia al Dotto.



GIOIA CONSOLATRICE

 

Il Mondo è triste

Perché gli uomini

Non sono uguali

Ma essere felici

È anche un dovere

Verso se stessi

e questo avvia

la consolazione e

la speranza che

aiuta a vivere meglio.


GIUSTO AMORE DI ETERNO SENTIMENTO


     Poesia in tre quartine senza rima, ne metro, scritta il 15 ottobre 2019, alle ore 22,30 sul computer domestico, da un mio pensiero d’amore di poco prima, che ho sviluppato e corretto in detta opera mia di buon sentimento e poesia.


GIUSTO AMORE DI ETERNO SENTIMENTO

Il fulmine ha scolpito

il nostro amore sulla

grande montagna

con il buon sentire


ed ora nei nostri bei cuori

è eterno sentimento

di gioia e senso di giustizia

e amore vero.


Color che il giusto chiedono

e sono buoni

in pace sono con il mondo

e anche Dio li accontenta.


NOTE (1-12): Il fulmine del nostro resistente amore lo ha scolpito in gigante scritta sulla montagna e nei nostri cuori. Gli                                         innamorati che onestamente chiedono di amarsi, sono in pace con tutti, perché chiedono il giusto e il sentimento                             buono li fa benedire anche da Dio.


Montecosaro, 15 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.


GLI ABISSI DELL’ ANIMA


L’ anima umana nasconde molti abissi

dentro i quali cela il proprio io in eclissi


e tanto è vano il cercare di sopprimerli

quanto incosciente costretto è a conviverci


come la gran nave che naviga tranquilla

sulla calma del mare che di sotto vacilla


nella profondità delle acque più oscure

si nascondon i perigli perché non sicure


chi si distrae e cade dalla calma nave,

o affoga, o male si trova sopra il mare


Il passeggero che viaggia sul legno,

se bene si abitua, sta certo meglio,


è difficile che cada in bocca al pesce

se lui a mantener l’ equilibrio riesce


navigando sull’ aspro sentiero marino

chi meglio alle buone regole va vicino


poco cade nelle profondità abissali

dei mali in agguato, che sono tali.



GLI ESSERI DOLENTI

 

Un fiorellino nacque tra i sassi

di un bel giardino fiorito,

ma non voleva che travisassi

e rimando mi dette invito


di cantare il suo destino

di un fiore solo e distante

dai simili, come un mattino

da un’arida terra all’istante


s’evolve un rosso e piccino

fiore con foglie verdi bandiera,

tra la ghiaia bianca di lino,

sfidare pare la cruda natura


che lo volle solitario e bello

lontano dagli altri grandi fiori,

ma con forza grande lo rivelo,

perché solo resiste e senza amori


GLI OCCHI DI DIO


Vedere il mondo

con gli occhi di Dio

migliora il nostro io

ed è giusto in fondo.

 

Io amo mia moglie

più di tutto quanto,

con amore tanto

e del bene varco le soglie.


HAIKU

 

I pericoli

dei fuochi d' artificio

non son assenti.


I BUONI E I CATTIVI

 

      Lirica in quattro quartine a rima alterna e metro non determinato, scritta sul computer domestico alle 00,05 del 12 ottobre 2019, da una vaga idea di un ricordo dei cinquant’anni miei e del respiro che presi dopo alcune brutte esperienze sperando di essere ormai forte e libero da dette sofferenze, mentre non lo ero e così capii che è meglio essere umili e ammettere a se stessi i propri limiti per non sbagliare e finire anche peggio.

      I problemi li hanno un po’ tutti, ma se l’uomo non si crede più forte di quello che è, capisce meglio se e quando può fare qualcosa contro i mali propri e se tutti capissero meglio se stessi, potrebbero stare meglio e quindi l’umanità regnerebbe sovrana tra i popoli del mondo mortale.

 

I BUONI E I CATTIVI

 

Quando ebbi cinquant’anni

 d’essere quercia credevo,

ma debole ero nei panni

di riposato e male pendevo

 

con l’animo un po’ gradasso

di chi si libera la mente

da pensieri bui del sasso

che m’opprime odiosamente

 

e preferii lasciare tentazioni,

scelsi il bene umile e la pietà

per chi queste buone intenzioni

ha, o non ha, ne docile umiltà,

 

che la via è alla Santità

e se non tutti a ciò arriveranno

amare basta in gioiosa verità,

finché le genti il giusto avranno.

 

NOTE (1-16): Scevra da spiegazioni particolari non necessarie.

 

Montecosaro, 12 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.


IGNORANDO LE OFFESE


Lirica in cinque quartine e un doppio verso finale, tutte in rima baciata doppia e semplice, scritta il 14 gennaio 2020 sul computer di casa, da una vaga idea primeva di poetare su una penna che non scrive inchiostro rosso come il sangue innocente dato che chi scrive non accetta la provocazione dei cattivi di turno che vorrebbero prendersi gioco di lui, inducendolo a reagire contro chi tanto è più forte e soprattutto cattivo e poi annientarlo sul campo di sfida illegale, presuntuosa, bellicosa, velleitaria e piantagrane.


IGNORANDO LE OFFESE


Quella penna non scriveva;

era rossa e non s’accingeva

a colar inchiostro vermiglio

dalla sua anima con cipiglio


di chi fiera disobbedir vuole

all’obbligo del male che duole

e la mia penna non adoperavo

con finta davvero non la usavo.


Invero bene scriveva, ma io non potevo

scegliere il male proposto e creavo

un’oasi di pace mia senza reagire

alle offese di chi si crede un Sire.


Quella volta i rei si calmarono

e difesi la quiete e non il corpo;

Era evitata per ora la battaglia,

ci fu tempo per le penne con regalia


ed ebbero permesso di dire alla gente

con democrazia libera e clemente,

che chi guerra dichiara ingiustamente,

poi non ci muore quasi per niente.


Anche io evitai odiose questioni e dolore:

ignorando le offese mi elevai all’amore.


NOTE (1-22): Senza le note per la semplicità.


Montecosaro, 14 gennaio 2020

Vincenzo Giusepponi.


I GUSTI BARBARI

 

Ingiustamente opprimer qualcuno

è un gusto barbaro

e molto primitivo anche,


tal che si perde nella notte dei tempi,

quando il più forte regnava

invece del più giusto e capace


come dovrebbe essere oggi.

Qualche volta gli animali sono

migliori dell'uomo.


Verrebbe da dire che i persecutori

non siano figli del nostro buon Dio

e che le vittime siano da Egli dimenticate,


ma non si deve perdere la Fede

in Dio e nella Giustizia perché

sarebbe peggio per noi e per gli altri.



I PENSIERI CHE VOLANO

 

Tra i fitti petali di un vivace fiore

vidi una coccinella che con ardore

muoveva capovolta le zampette esili

per rivoltarsi sui piedini minimi.


Riuscì e si camminò sul petalo sopra,

ma quando mi avvicinai l’ombra

l’impaurì e volò subito lontano

con la gioia del pericolo schivato;


dunque come esseri indifesi siamo noi,

poveri schiavi delle insidie, ma poi,

abituati o sicuri, sorvoliamo sulla natura

che ci soggioga con la paura.



I PENSIERI E LE FOGLIE


Cadean le stanche foglie

e alcuni tristi penseri d'antica ora,

ma altri novi e grigi nascean ora

dianzi le nuove verdi foglie,


ma l’amor non cede nel frattempo,

al mutar del tempo;

sei sempre nel mio cor

mio unico grande amor.



I PENSIERI LONTANI


Uno dei cosmonauti

su sentieri non piovuti


su una delle pianure di Marte

pensava da temporaneo abitante.


La sua donna era a casa sulla Terra

dove sarebbe tornato dall’avventura


Si chinò sulla sabbia rossa

e con il dito in grande scrisse:


“Io amo questo sistema solare

“ma dal mio amore vorrei tornare”.


Un vento s’alzò improvviso

e la scritta cancellò deciso,


come se non importasse al pianeta

ma l’ astronauta e la sua amata


sapevano per incluso

che si amavano lo stesso.


Non sempre occorre far sapere

ciò che si sente con il cuore.



I SOGNI PASSATI

 

Rivivere oggi i sogni passati

alla mercé di un fosco presente

è rischio di ripeter desii infranti

rinviati a un domani latente,


però chi sogna spera

e giunge a lieti pensieri

necessari alla vita vera

elevando a ideali veri


e perciò sperare sempre serve

per non viver una vita grama

di bontà e piena di facce torve

che evita chi non le ama.


Il domani nessuno conosce

e il buio può divenire luce,

ma l’amore mio non s’esaurisce

per la mia donna e sempre riluce.



I SOGNI PLACANO L’ANIMO


Quando il vento si placa,

la sera diviene tranquilla,

la luna veglia opaca

e il mio scrivere assilla.


Come può essere tutto fermo

quando mille problemi dimorano

nel mondo che pare infermo

per i tanti mali che abbondano.


Però io rimo la mia sera

e la tensione distendo,

la mia minima arte adopera

che poi nei sogni affondo,


la calma si conviene certo

per riposo tosto anelare

e gli affanni dimenticare

e capisco l’umano conforto


che tutto mai si può ottenere

e anzi i mali son già tanti,

nel sonno cado dai canti

e spero varcare di bei giorni frontiere.


I TORTI E LE RAGIONI DELLE GUERRE


Questa lirica poetica in cinque quartine di versi a rima diversa e metro non definito, l’ho scritta il 9 novembre 2019, sul pc di casa, verso le 19,45, prima di cena, da una idea di poetare sulle brutture delle guerre e le tragedie umane che ne nascono.

Poi ho pensato di scrivere che i popoli sono sempre innocenti e non i Governi e anche che la ragione non può stare da tutte le parti in causa, oppure da qualche parte si e l’altra no e chi provoca tanti lutti e lacrime dovrebbe rendere conto all’umanità e ai Governi democratici, o alle buone organizzazioni politiche e militari internazionali, del loro losco e tristissimo operato prebellico ed eventuali altri errori, o drammi preordinati.


I TORTI E LE RAGIONI DELLE GUERRE


Le guerre son sempre tragiche,

per sorte si trova la morte,

giovani soldati han morti certe,

donne e bimbi estinti oltreché


e quando le bombe tuonano

vicino si sente tanta paura,

ma da lungi è triste lettura

in chi il motivo sente arcano,


che’ importanti son tanti morti

e la giusta ragione o i veri torti

da qualche parte certo è in toto

o per uno di più e l’altro un poco,


e vorria l’alma buona pacificare

le paure e chi le fa provocare,

con la pace e l’amore tra la gente

che niuna colpa ha nella mente.


Invero chi davvero è si’ potente

da ammazzare così tanta gente

render conto dovria ai popoli

e ai buoni Governi non soli.


NOTE (1-20): Senza note data la semplicità dei versi e delle rime.


Montecosaro, 9 novembre 2019

Vincenzo Giusepponi.

 

IL BEL CIEL

 

La vita continua dopo la morte

perché l'amore vivrà sempre

infatti all'armonia si fa la corte

se conviene o se piace sempre


Il Paradiso a tutti è gradito

tutti possono sperare in Dio

anche se non è sempre facile

per bontà è meglio esser docile


Un giorno il bel ciel vedremo

con gli angeli intorno al Supremo

mai più nessuno triste piangerà

e la vicinanza dell'amore basterà.


Questo mondo è un poco strano

ma se qualcuno vi da la mano

non rifiutate l’umana giustizia

se viver sperar volete in letizia.



IL BEL PANORAMA DEL CASSERO


Quando sei stanco, talvolta,

siedi e la calma ascolta.


Ascolta il rumore del vento,

che fa stormir tra i pini e ogni verde gelso,

siedi e ascolta il tempo,


il canto soave degli uccellini,

i suoni per natura inclini


e dall'alto del Cassero monte

ammiro il bel panorama lodevolmente;

il cielo rischiara il mondo lucente,


lo sguardo corre con amore

e la pace ora spazia nel cuore.



IL BENE E IL MALE

 

Se tutto va storto

e ti danno pure torto,


se le idee sono poche

e le forze sono parche,


rispetta te stesso

e gli altri lo stesso,


fai pace con te

per i tuoi e per te,


ma se un aiuto ci vuole

ai buoni aiutar non duole.


Se agisci sempre con amore

sei persona di buon cuore.



Indirizzo web del video musicale su YouTube della poesia sopra, con variazioni: https://youtu.be/UTaTgK-e2iw




IL BENE VINCE SUL MALE


Il male mi assale di giorno,

di solito quando sono solo,

ma soprattutto di notte


il diavolo abusa della mia umana debolezza

per abbattere le strenue buone difese

per farmi soffrire, a volte tanto.


Dopo un po’ che patisco

di solito riesco a pensare ad altro

e cedo al meritato riposo,


risolvo i miei dubbi e tentazioni

messimi in mente ad arte

dal potente maligno.


Non riesco sempre a sfuggire

ai suoi frequenti attacchi,

però di solito li sopporto,


anche se a volte

m’induce all’errore,

oppure al peccato.


Le tentazioni dei furbi e maliziosi demoni

son tante, insidiose e invoglianti,

ma resistere è consigliabile,


perché il male porta altro male,

mentre il bene produce altro bene

e so che sto meglio con l’ armonia


nel mio cuore, benché provato,

e in pace col prossimo, e dopo le risalite

vivo periodi di calma o di vera felicità.


Mi basta non dimenticare

di credere in Dio giusto e buono

e fare almeno un po’ di ciò che m’insegna.



IL BUON SENSO COMUNE

 

Non parlar senza sapere

se vuoi limitar le papere


e poi chi tanto si vanta

non sempre davvero incanta,


voler troppo da se stessi

è come il mal predirsi,


far finta di niente

a volte è l’ unico espediente,


ben comportarsi è cosa saggia

perché la vita è da sempre Santa.



IL BUON SENTIRE DEL VERO AMORE


Con l’amore vola il mio cuore

e si posa sul più leggiadro fiore

come in un sogno di bell’ardore

in un aura serena e migliore,


come farfalla che dolce si posa

sui petali di olente rosa

e nutre il sentimento che osa

ricambiarne l’affetto senza posa,


però si scaglia il più forte vento

contro l’idillio bello, sì violento

che solo il vero, buon sentimento,

resiste al male come portento.


Montecosaro, 07 luglio 2019

Vincenzo Giusepponi.


IL  BUON  VOLER


Lirica in cinque quartine di versi a rima baciata doppia e metro impreciso, scritta sul computer domestico verso le ore 23,45 del 17 novembre 2019.

Canto della mancanza di educazione civile di qualcuno e dei problemi che possono derivare e della normale educazione di molti altri, che però sono disturbati e offesi dai veri malintenzionati sia per la cattiveria che anche perché stando con i buoni si vedono dalla gente involontariamente e onestamente smascherati


IL  BUON  VOLER


Quando l’educazione manca

e Il solito perbenismo stanca,

sembra che codeste filosofie

siano egual pratica di codardie,


perché non è vero coraggioso

chi con ria forza vince esoso,

ma chi può e riesce a durare

nel placido ben comportare.


Si può esser cattivi in tanti modi

e altrettanti ce ne son per esser buoni,

però chi il bene sceglie liberamente

ferito esser può dai rii scientemente


e chi bene si comporta invero

la vendetta può temer davvero,

se al malvagio non va bene

di mostrarsi peggiore per bene.


A volte si soffre la bontà del cuore,

perché alcuni temono il vero amore

e tacere fanno i buoni volenterosi

se i bruti risaltano rii e vanitosi.


NOTE (1-20): Senza note per la limpidità del contenuto.


Montecosaro, 17 novembre 2019

Vincenzo Giusepponi.


IL CASSERO DI MONTECOSARO

 

     Questa poesia senza rima, ne metro, in tre strofe di sette, sette e nove versi, l’ho scritta il 15 novembre 2019 sul pc di casa verso le ore 01.30, da un’idea immediatamente precedente e già avuta in passato di paragonare in metafora il circolo del giardino comunale del Cassero come il ciclo della vita dell’uomo che, se anche inizia e finisce in terra, poi ricomincia in circolo per sempre in un celeste e buon Paradiso dei giusti.

 

IL CASSERO DI MONTECOSARO

 

Quell'antico viale rotondo del Cassero,

dove la fine coincide con l’inizio

è il preludio del bel Paradiso,

tra il verde e i fiori, le farfalle,

il bellissimo panorama intorno

e i bambini che giocano festosi

con l’innocenza dell’età verde.

 

Ohimè quanto tempo è passato

dai miei giochi nel bel giardino

con gli amichetti di sempre

e i custodi delle aiuole rispettate,

quando bastava un sorriso

per essere felici e giocosi e correvamo

nei prati erbosi, tra i pini odorosi.

 

Vorrei essere allegro come allora,

ma ora l’età non più lo permette

e anche altri oggi son infelici.

La coscienza mi dice che devo

aiutare gli amici se farlo posso

e me loro aiutano ove possibile

e dopo la fine si ricomincia

a girare in tondo nel giardino,

ora celeste, del buon Paradiso.

 

NOTE (1-23): Non ho messo le note esplicative perché una poesia chiara ne è esente.

 

Montecosaro, 15 novembre 2019

Vincenzo Giusepponi.


IL CATTIVO INCANTESIMO


Con una mela in regalo

la strega indusse la bellissima

a dormire, non in suo fato

e la fiaba era così brevissima,


che solo per lei e per i bambini

il Principe svegliò dal sonno

la bella addormentata nel bosco

e tutti vissero contenti e felici.


Chi non si fida mai s’inganna,

così scrissero persone famose,

ma tanta gente ancora ci casca

e per le lacrimose e tragiche cose


si deve cercare di salvare il salvabile

con la speranza di chi altro non può,

sapendo che non tutto si rimedia però

e la vita continua, si spera non incivile.


Montecosaro, 22 giugno 2019

Vincenzo Giusepponi.



IL COSMO DAL CAOS


Imperfetto è l' universo

con tutto ciò che contiene,

compreso l' uomo,

però di tante cose varie è composto

ed esseri viventi diversi,

ognuno dei quali sembra tendere

a un suo innato senso primordiale

di conservazione di diverso tipo.


L’ uomo però ha un anima e un sentimento,

ma non può incontrare Dio e la perfezione

con lo studio, la scienza e l' intelletto,

però può trovarlo nel proprio cuore

come vero ideale della perfezione,

a cui tendere da solo e con gli altri

per un mondo davvero un po' migliore,

costruendo una società umana migliore

dal caos della natura ostile,

a immagine e somiglianza di Dio.



IL CUORE E LA MENTE


D’autunno cadon le foglie

e le piante ormai spoglie

tornan alla loro nudità,

su di lor le foglie son rarità.


La stagione del sole

è finita anche per un fiore,

tra i vasi ora è solitario,

adatto al freddo temerario


e tra i pochi esseri viventi

che s’adeguan ai freddi venti

ci son anche i piccioli uomini

che ancora han usi quasi soliti.


Dio scelse uomo e donna

tra la natura d’esseri colma

e l’intelletto diede loro

per governar il mondo intero,


però una regola hanno,

di amarsi tutto l’anno

finché la lor vita continua

a cui l’eternità dopo segua.


IL DESTINO


Lirica in tre quartine di versi e doppia rima baciata e metro non definito, scritta il 20 gennaio 2020 sul computer di casa, verso le ore 23,15, da una precisa idea di mettere in belle parole poetiche la sensazione di tristezza e il sentimento di riverenza per gli anziani e di universale compatimento per il mondo che vede sempre i suoi figli andarsene di volta in volta.

Le belle parole servono per meglio descrivere il buono e importante sentimento umano di tutti di fronte alla morte, perché è meglio ricordarlo, essendo la nascita e la morte le cose più importanti per ogni essere vivente, umano, o no.


IL DESTINO


Su quell’antico muro

finisce sempre ognuno

e l’anziano candido ometto

si fermò a leggere soletto,


del suo conoscente ricordava

il volto e ciò che diceva

e insieme parlavano,

poi si la mano si stringevano,


e ora il ramingo vecchietto

triste pensa all’amico diletto

e come i vecchi del Paese

ripensa al suo destino palese.


NOTE (1-12): Senza note per la chiarezza del componimento.


Montecosaro, 20 gennaio 2020

Vincenzo Giusepponi.


IL DESTINO DEI SERVI

 

Diversa la mia vita dagli altri

fu sempre, da che mi ricordo,

ma ebbi discreta cultura.

 

In TV si parlava di Robot

e della loro intelligenza.

Li ostacolavano perché

 

memori della disoccupazione,

erano solo macchine

e non soggetti di diritti.

 

A diciotto anni mi accorsi

di avere meno diritti

delle altre persone

 

e più obblighi di una vita

povera e sfortunata

e mi accorsi allora

 

di essere solo un triste Robot.


IL DONO DELLA SERENITA’


La pace e la quiete donano

benessere al cuore e riposano

la mente, con l’animo stanco

che vanno a evitare il fosco


tiranno malessere della tristezza

che a volte domina con la lentezza

del suo passaggio e lascia orme

di salate lacrime in questo carme


che di gioia pur finisce, senza avere

il rimpianto di malinconico rimanere

e con l’Anima in calmo stare

mi rifugio nel caldo casolare


dove conosco bene la mia casa

e tutto ciò che mi rallegra in essa

e davanti al domestico focolare

distendo la mente al tiepido scoppiettare.



IL GATTO E IL TOPO


     Poesia in nove quartine di versi a rima alterna e baciata e metro indefinito, con prefazione iniziale, scritta il 17 settembre 2019, alle ore 00,35, sul computer di casa, da una immediata idea di scrivere un’opera rimata in cui si possa dire che chi pretende che gli altri devono essere buoni per forza, qualche volta lo fa solo per approfittarsi della bontà e buona fede dei presi di mira ingiustamente da queste persone cattive che esistono ancora nel secondo millennio, ma che spero vadano gradualmente diminuendo di numero e di pretese ingannevoli e malvagie verso le maggior parte della gente che è onesta e rispettosa della buona giustizia, fratellanza e libertà dei popoli in questo nostro mondo mortale per natura e purtroppo anche per la cattiveria e l’odio dell’uomo.


IL GATTO E IL TOPO


Chi è buono va’ sempre a Messa.

Chi è paziente non deve protestare.

Si deve rispondere bene a chi ci fa male.

Bisogna rispettare chi ci odia.


Se questi aforismi son spesso obbligatori

sanno di schiavismo e sottomissione

e se a chi odia s’inviano allori

il vigile vede l’esagerata rassegnazione,


talché chi a ciò obbliga, o plagia,

dice che sono solo consigli buoni,

mentre il gatto però il topo mangia,

dopo averci giocato con adulazioni.


Fa creder il topo libero e salvo,

ma poi lo acchiappa malvagio

con ferocia da felino allievo

di padroni di nessun pregio.


I buoni e i cattivi non sono uguali,

come fa credere qualcuno furtivo;

i buoni son tanti come gli schiavi abituali

se i crudeli schiacciano i miti in coattivo.


Il bene vince sul male di morale,

anche se soccombe in naturale,

come colomba bianca che sempre muore

quando il falco la ghermisce a tutte le ore;


Prometeo volle aiutare il mondo,

ma il Dio Vulcano, non d’accordo,

alla tortura eterna lo condannò

finché Ercole alfine lo liberò;


Dio e l’umanità avranno ragione

nel cielo e nel mondo magione

con dei posteri l’uman progresso

avrà giustizia ogni oppresso,


e già da oggi ogni cuore sente

che si mente a dire spesso bene

di chi picchia il bastone sulla gente

invece di evitarci le cadute e le pene.


NOTE (1-36): Libera da note esplicative data la limpidità dei versi e del contenuto.


Montecosaro, 17 settembre 2019

Vincenzo Giusepponi.


IL GATTO NERO


Uscendo di casa ho visto un gatto nero

che è temuto da molti per il suo pelo;


ho guardato con simpatia vera

i suoi occhi verdi di primavera.


Oh micio seduto, cosa pensa mai

chi di te ha paura per ciò che non fai ?


Sembrano matti o incoscienti

quei malpensanti un po’ incoerenti


a cui penso a volte trascurandoli

come sciocchi, ma mai canzonandoli


La superstizione è lunatica

e come il gatto nero simpatica,


ma se ad alcuni fa a volte soffrire

spero si riesca a farli meno patire.




Versione musicale della poesia, con modifiche al testo, su YouTube, all'indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=lrqJNyScJAk&t=115s


IL FIORE DELL’AMORE


Sui dipinti fiori volavano,

gaie le farfalle aleggiavano,


senza bui pensieri apparenti

del nettare vivevano salienti,

immagine naturale e pia

mentre l’estate sfuggiva via


e con essa dei fiori la vita,

con le farfalle e il verde quadro

che i bimbi aveva rincuorato

nel tondo giardino con gaie grida


di fanciulli felici in un mondo

piccolo, ma pure sempre giocondo

dove la mammina sempre correva

quando il suo bambino piangeva.


Montecosaro, 13 febbraio 2019.

Vincenzo Giusepponi.


IL GIARDINO ROTONDO

 

Girando di giorno

per le stradine del giardino

vedo le foglie cadere

in un clima settembrino

e mi vengono in mente

quante sono le cose che

finiscono come le stagioni.

Finiscono gli amori,

le amicizie, i colori,

finisce la vita.

Dopo il buio però

torna la luce

e la speme

di buone nuove

arde nei reconditi

anfratti del pensiero.

Anche la vita tornerà

nel cielo per l’ eternità

e l’ alba serena

del giorno seguente

darà ai cuori

una vita migliore.

Il giardino è rotondo

e la strada gira intorno

in guisa che dopo un giro

si ricomincia il cammino

e la nuova vita continua

mentre la natura muta

le stagioni e le sembianze.


IL GIOGO ITALICO

 

Ingiusta fu quella guerra,

ma solo dopo secoli si seppe.

e molte giovani vite morirono

per difender una Patria

che per errore lo chiedeva.


L'equivoco portò dolore,

lutti e tante lacrime a noi

e ai nemici. Poi perdemmo

ma già il tracollo della Nazione

era iniziato con tante vittime

innocenti sacrificate per errore.


L'italico popolo era già diviso

e le rivalità erano già nate

e anche le orde barbariche

posero altre pietre tombali.


Italia ricettacolo di divisioni,

fazioni, oppressori e invasori,

un giorno bella e unita ti desterai

dall'incubo del tuo giogo:

a ogni notte segue il giorno.


     Poesia dedicata alla bi-millenaria divisione dell'Italia dalla fine dell'Impero romano del 360 dc all'unità d'Italia, nel 1860. 

    Ogni popolo del mondo ha diritto alla dignità e alla libertà, nell'uguaglianza giuridica e sociale e nell'armonia della fratellanza nazionale, pur nell'unione economica, politica, militare, con altri popoli in organizzazioni democratiche, libere e libertarie per la democrazia e il benessere sociale, umano ed economico dell'intera umanità.


IL MALE DEL MONDO

 

La terrestre spaziale nave militare

orbitava intorno al pianeta alieno

e in navetta calante si sentiva parlare:


“Quest’ astro è molto diverso per noi,

dato che inferiori scimmie involute

da sempre lo abitano, ma, ahi noi,


per lor gli stranieri siamo noi,

più intelligenti, ma siamo

sconosciuti anche tra di noi.


Di solito le temiamo ma temiamo, poi,

anche se meno, gli evoluti simili nostri

perché compiamo ingiustizie anche tra noi.”


IL MARTIRIO DI SAN SEBASTIANO


Quel dipinto era divino,

m’incantavo e lo guardavo:


il nudo San Sebastiano

pareva molto imbiancato


di una luce che rifulge

e che da Dio viene dolce;


dai romani fu trafitto

a un palo il derelitto,


ma dal Signore fu salvato,

in Paradiso trasvolato.


Se alcun merita allori

i buoni meritan amori,


per un equilibrio stabile

che il mondo renda docile.


La luce di Dio in Lui vive

mentre vien trafitto e rivive.


     Il gigantesco affresco (prima foto sotto) dipinto dal De Magistris nel 1.500 e oggetto della poesia, si trova nella cinquecentesca Chiesa di San Rocco (seconda foto sotto), a pianta ottagonale, nella periferia di Montecosaro centro (MC).


IL MATTINO DELL’AMORE


Poesia d’amore in una strofa bi verso e tre terzine, scritta il 24 ottobre 2019 a casa, sul computer, verso le 23:40, da una bella frase sulla nascita di un amore che mi è venuta in mente poco prima e poi di seguito ho scritto in poco tempo la poesia sullo sviluppo della frase amorosa.


IL MATTINO DELL’AMORE


Quando un amore vede l’alba

può essere la nascita di un bimbo,


ma anche l’inizio di un amore

tra due persone che si amano

per la vita e dopo la morte.


Io amo la mia donna

con amor sincero e vero,

con cuore e con la mente,


contro le traversie della vita

e con l’aiuto di Dio

e del buon cuore dell’amor.


NOTE (1-11): Semplice operetta che non abbisogna delle note.


Montecosaro, 24 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.


IL NATALE

 

Il Natale, il Natale,

il Natale di Gesù.


Luce del mondo

Figlio di Dio;


è’ il Natale del bambino

del bambino Gesù.


Ninna nanna,

Ninna nanna,


dormi bambino, dormi Gesù,

la tua luce vien da lassù,


come ogni bambino sei nei nostri cuor,

come ogni bambino sei il nostro amor,


ninna nanna,

ninna nanna.


Il figlio di Dio è venuto tra noi,

Dio è nato ed è qui con noi.


Versione musicale della poesia su YouTube all'indirizzo: https://youtu.be/h_SVwJ-yP8g


IL NULLA NON ESISTE


Dov’è il mondo ?

Il mondo è nei tuoi occhi,

oh soave fanciulla di ieri,

lì c’è tutto il mio mondo,


senza te sarei nulla

perché non esisterei

senza il mio mondo

e niente più avrei.


Eppur non ci sei

e la realtà ancora esiste,

è un vivere diverso

e diverso è ora il mondo,


che anche se pare nuovo,

un po’ bello appare

e mi consolo guardando

un tramonto in riva al mare.


IL PIU’ BEL DONO DI DIO


Un giorno a casa tornai

e il focolare acceso trovai,

mia moglie era tornata

e con gioia l’avevo ritrovata.


Non le chiesi perché, o come,

ma l’abbracciai d’istinto eccome;

lei mi baciò e pianse sulla mia spalla,

era felice d’aver capito che amarla


era ancora vero per me e per lei

e io la strinsi al petto come colei

che mai era partita dal mio cuore

e solo era passato un istante d’amore,


invece di tre anni di dolore

per noi ora pieni d’amore

da tanto desiderato e sovente

come idillio che inebria la mente.


L’amore sarà da ora la nostra vita,

come sempre, senza sosta capita;

gli equivoci erano spariti lontano

dai cuori che amavano mai invano.


IL PIANTO

 

Quando l’ acqua esce dagli occhi

sono lacrime

ma a volte non ci si pensa

quando si vede poco.


Quando sono molto triste

non mi va nemmeno di parlare

e mentre sono muto

soffro tanto.


Poi la malinconia passa,

torno normale e non penso

al prossimo pianto

che sarà di turno.


Intanto però respiro

e ho anche momenti di gioia

prima di ricadere

nel buio della notte.


IL RIPOSO INFINE GIUNTO


La sera sono calmo

come un fiore chiuso

e di stanchezza colmo

fuggo i pensieri cupi d’uso;


chi di sonno spesso stenta

a preoccuparsi anche poco

e se qualcuno poi lo tenta

non lo considera manco poco


e così all’amore penso gaio,

alle cose belle della vita

che non ho mai avuto a spaio,

ma che ricordo con pace avita.


A te penso tranquillo con amore

e ai nostri giorni felici e sereni,

con la gioia e la pace nel cuore,

che mai finiranno perché giorni ameni.


IL ROBOT


Il robot già in primevo

non era altro che servo,

ma non piangeva per questo

la copia d’ uomo perfetto.


IL SENSO DELL’  AMORE


Ai puri di  cuore fa bene l’ amore

e son quelli che ne han più bisogno,

aver fede in Dio crea l’ armonia

per ben viver con se stessi e gli altri.


Anche l’ amor vero per una donna

allevia un poco le sofferenze proprie

e quelle della donna giust’ amata.


Amare figli, genitori, parenti e amici,

amare Dio e il prossimo come se stessi,

entro ciò che si può fare,

sempre d’ amor si tratta

e se è sincero di più vale.


Chi ama senza pretese

sempre ama cortese,

e non disperando apprese.


Se ognun amasse il prossimo,

nei limiti del possibile,

il mondo sarebbe molto migliore

anche senza essere perfetti.


IL SOGNO DEL VECCHIO 


Quando il sole d' inverno 

scalda la brulla terra 

si avvera un sogno eterno 


che è di non patire il freddo 

in una stagione che consuma 

la speranza dei senza tetto. 


I pochi fiori germogliati 

fanno capolino tra le erbe 

dal provido sole riscaldati; 


si ristora un poco la natura 

per una sporadica giornata 

in cui il freddo fa men paura; 


un giorno sarà ancor primavera 

e l' inverno si chetera' paziente, 

come lo scorrere del tempo che s' avvera. 


Intanto il cencioso povero vecchietto 

si riscalda e il buon sole benedice 

ma sempre piange per non avere un tetto,


ma anche ciò che inoltre gli abbisogna

è qualcuno che sotto un buon tetto

di lui si prenda cura, come da sempre sogna.


IL SOLE DI DIO FU NASCOSTO


Il sole fu nascosto dai monti

e il cielo divenne più cupo,

fino a divenire nero,


ma la sfera gialla della luna

era apparsa e illuminava

con la sua fioca luce


una vallata trapunta

di varie luci artificiali.

La notte non era buia


e la speme del nuovo giorno

avrebbe tinto di rosso

l’ alba dell’ indomani,


già nei miei sogni d’ amore.



IL SOLLIEVO DEI SOGNI


Sempre non posso

evadere dal vero,


ma se d’ altro m’ abbevero

tv, pc, musica o libri apprendo


e ciò che più comprendo,

pensando anche a lei,


è che l’ illusione che reale vorrei

mi darebbe un mondo più amato


e mentre così evado

passo il mio tempo.


Però alla realtà non scampo

e mi richiama a se con pegno,


ma già la speranza del sogno

mi da il respiro e la forza


contro ciò che l’ animo sferza;

così per la gioia ho il sostegno,


per il quale a rispettare Dio m’ impegno

con l' animo silente che la tristezza sente.


IL SOGNO CHE INSEGNA


Lirica in tre quartine a rima alterna e metro di otto sillabe, scritta il 01 gennaio 2020 sul cellulare, alle ore 01,20.

Canto degli alti e bassi del patire quotidiano e della sonno ristoratore che mi fa sognare quella felicità che al mattino ricordo correndo da lei per un giusto e buon matrimonio felice.


IL SOGNO CHE INSEGNA


Leggero è il patire

Quando prendo il respiro

Ma mai posso fuggire

Il gran soffrire solito,


Poi salgo nei sogni

del salutar sonno pio

ed entro la dove ogni

uomo è dal ben rapito.


All'alba apro gli occhi,

da te corro gaio, amo,

dei sogni ho orecchi

e con amor ci sposiamo.


NOTE (1-12): Senza note.


Montecosaro, 01 gennaio 2020

Vincenzo Giusepponi.


IL SONNO FUGGE I BUI PENSIERI

 

Il sonno fugge i bui pensieri,

come riposo toglie guai seri,


però non tacita incubi notturni

come la copia dei dolori diurni


e domani ancora dura sarà

la mia vita che mai diverrà


una calma e idilliaca vacanza

nel mondo che mi sopravanza


di forza, ardore e coraggio

come chi prega di maggio


che si apra un’umana speranza

di mia misera esistenza e rimanga


almeno un fiore nel mio cuore

per darmi la forza dell’amore


di buon reagire per sopravvivenza

mia, di lei e di chi ha una coscienza.


IL TEMPO PASSA

 

Nell’aria leggera e frizzantina

di una giornata novembrina


camminavo vestito pesante

con poca altra gente passante,


perché poche persone uscivano

e nel calduccio delle case stavano


trascorrendo il tempo alla tv o in cucina

aspettando la sera che era vicina


e con la mia vita che trascorre triste

mi rinchiudo in me stesso mesto


parlando poco con tutti di me stesso.

Le cattiverie subite nella mia vita han messo


da molti anni in ginocchio la felicità

che natura dona alla verde età congenita,


la gioia spensierata una volta giovane

da tempo è finita lasciandomi vane


e infelici, amare speranze per il domani,

ma ricordo le mie ore felici di altopiani


che da tento ho lasciato per le profonde valli

della mia odierna mestizia frequenti assilli.


Devo pur vivere però adesso la mia vita

e tra bei ricordi e qualche sogno è assopita


la mia malinconia che perdo di vista

e il mio io a volte vera gioia ora conquista.


IL VALORE DI UN SORRISO


Il sorriso di un bambino illumina il mondo

più del sole a mezzogiorno,

come la voce dolce di una mamma

che canta la ninna nanna


dona sonno e sicurezza al figlioletto

che nella culla dorme come un angioletto.

Quando la madre stringe al seno il suo pargoletto

non c’è niente di più bello e diletto,


e se il figlio poi piange forte

la mamma lo consola con amore,

ma se è la madre a piangere

al bimbo non lo fa vedere.


Se lui tranquillo chiede amore

la mamma lo concede con ardore

e sorridendo all‘amato figlio

anche lei si consola meglio,


asciugandogli le infantili lacrime

dimentica anche le sue medesime.

Quanta gioia può dare un figlio

che d’ un genitore è l’orgoglio,


e quando svegliatosi vuol giocare

lei glie lo insegna con amore.


Poesia dedicata al grande amore materno.


IL  VENTO  CHE  PARLA


          Lirica breve in tre quartine di versi a rima baciata quadrupla e l'ultima doppia, metro impreciso. Scritta al Cassero di Montecosaro centro il 24.07.19 verso le ore 18,00, da una improvvisa idea, istantaneamente cercata tra il verde e il fruscio dei cinque zampilli della fontana centrale, di una farfalla innocente, bella ed elegante, che aiuta a prolungare la vita dei fiori, come chi all'aria parla dei problemi scomodi, ma tristi e degni di essere conosciuti e come metafora i media che prolungano la vita nel tempo e nello spazio delle giuste parole di disperazione e il vento, come la scrittura letta da molte persone, che infonde coraggio a chi chiede pietà e giustizia.

 

IL  VENTO  CHE  PARLA

La farfalla azzurra volava,
sulle rose fiorite aleggiava,
grazie a lei la rosa poteva
figliare e la vita si allungava,

come chi tanto grida al vento
il suo triste e forte tormento
e le parole con un sentimento
arrivano lontano anche nel tempo.

Il vento del conoscere fa sapere
ciò che è importante illuminare:
la verità che a torto si nasconde
e il vento coraggio nuovo infonde.


NOTE (1-12): Non hanno senso le note in una poesia già chiara e semplice.


Montecosaro, 24 luglio 2019

Vincenzo Giusepponi.

 

 

IL VENTO SOFFIA

 

     Lirica scritta sabato sera 16-05-2015 dopo cena passeggiano nella piazza di Montecosaro alto, scrivendola sulle note del cellulare, anche se alcuni versi già li avevo ideati poche ore prima al Cassero (i giardini di Montecosaro alto).

     Il vento è inarrestabile dall’ uomo e non può contrastarlo se porta i messaggi d’ amore di due innamorati di un amore proibito o quasi.

     Da bambini basta poco per essere pienamente felici e lo è stato anche per me, mentre ora sono molto triste quasi tutti i giorni e di notte a volte ho incubi e il futuro non promette nulla di meglio, anzi solo un po’ peggio, ma qualche speranza il nostro amore ancora ce l’ ha e i suoi messaggi ce li porterà il vento.

     Crediamo in Dio e così anche il nostro amore resiste e ci ameremo per sempre.

 

IL VENTO SOFFIA

 

Soffia, il vento soffia,

trasporta i nostri pensieri d' amore

e ci arriveranno col vento

I nostri sogni proibiti

del nostro eterno amore contrastato.

 

Rimpiango un poco la mia infanzia,

quando bastava un giocattolo, 

pochi soldatini di plastica,

 o un fumetto a colori,

 per riportare la piena gioia infantile nel mio cuore.

 

Ora invece una grande tristezza regna quasi incontrastata

 sui miei miseri giorni, e per fortuna quasi tutte le notti

 riesco a dormire, sebbene con qualche incubo.

Il mio futuro sarà ancora un po' peggiore di adesso,

 ma qualche speranza d' amore ancora l' abbiamo 

e ce la porterà il vento.

 

  Sappiamo che Dio esiste e anche il nostro amore resiste.

Ci ameremo per l’ eternità.

 

Note:

1-18: Poesia semplice ed esente da necessità di note esplicative.

 

IL VERDE ORTO ANTICO


Una rosa profuma senza posa

e il mondo più colorata rende,

non è mai rude, ne vanitosa

e per la semplice beltà propende.


Nella prima età cercavo in essa

i bei e verdi, alati mosconi d’oro,

immagine della fantasia riflessa,

librata nel cielo come il verde oro


del pacifico insetto che così volava

su ogni rosa dell’avito orto antico,

ove tanto il mio cuoricino stava,

felice di giocare nel bel sito amico.


NOTE (1-12): Senza le note per la mera chiarezza dei versi.


Montecosaro, 26 luglio 2019

Vincenzo Giusepponi.

 

 

IL VOLTO DI DIO

 

     Lirica in cinque quartine a rima doppia baciata e metro indefinito, scritta il 18.07.2017 pomeriggio, verso le 17,30 a casa, sul pc, dopo aver deciso di scrivere una poesia su un argomento ancora da definire e cercando un ideale o speranza ho trovato attualmente solo Dio e la mia Fede in lui. Canto del dolore del mio vivere quotidiano di sempre e della speranza di vedere la pietà anche per me sul volto di Dio, almeno quando non avrò più alito di vita. Sperar non nuoce e intanto cerco di ben comportarmi con me e con il prossimo con le poche gioie che la vita mi offre.

 

IL VOLTO DI DIO

 

Forse un giorno la luce vedrò

del mio buon Dio e ricorderò

la mia pur misera vita terrena

con il dolore dei giorni che frena

 

la mia sempre sopita gioia di vivere

senza felicità di sorta in essere

e la tristezza delle ore passate

senza amori o amicizie rimaste,

 

ma solo il mio Signore rimane

unico gigante ideale immane

e il prossimo mio che ancora rispetto

come il mio io di luce rapito

 

di giusta condotta non recondita

come spero di solito compita

e il cielo che vedrà le mie lacrime

forse avrà pietà se sarò esanime.

 

Le poche gioie che la vita mi offre,

non bastano certo a colmar la sorte

di una tristezza antica e dura

che ora però fa meno paura.

 

NOTE (1-20): Esente da note data la chiarezza della lirica.

 

Montecosaro, 18 luglio 2017

Vincenzo Giusepponi.

 

 

IN QUELL’ANTICO GIARDINO

 

     Lirica in 9 strofe di due versi a rima baciata e metro indefinito, scritta il 27. Agosto 2018, verso le 22,45, sul pc di casa, dopo che, a causa del tempo freddino, nel bar e al Cassero non c’era quasi nessuno e mi sono rintanato a casa per consolarmi scrivendo una poesia venutami in mente mentre da solo passeggiavo nei giardini del Cassero del mio piccolo centro storico. 

     Canto di un amore ritrovato, ma subito perso ancora perché lei mi aveva dimenticato e così mi consolai passeggiando da solo nel nostro bel giardino.

 

IN QUELL’ANTICO GIARDINO

 

In quell’antico giardino solo passeggiavo

e vidi, tra i bimbi che giocavano, chi amavo,

 

poi la seguii senza dire nulla sulla via,

ma un Angelo da lassù mi disse: vola via,

 

ora è tardi e lei ti ha dimenticato,

non si torna indietro da dove hai lasciato.

 

Si fece buio d’improvviso e mi fermai subito,

con grande tristezza rimasi impietrito

 

e lei scompariva lungo il bel viale

lasciandomi solo il ricordo del maestrale

 

che porta via le foglie e gli amori

di un’estate passata con i cuori

 

distanti eppur per me vicini,

ma era illusione che con tanti uncini

 

legato mi teneva al mio amore platonico

e ora, lontana dal mio cuore amico

 

che mi diceva di non prendermela male,

 solo sono e il nostro giardino mi rimane.

 

NOTE (1-18): Senza le note perché i versi sono chiari e semplici.

 

Montecosaro, 27 agosto 2018

Vincenzo Giusepponi.

 

IN QUESTO PICCOLO MONDO MIO

 

     Poesia senza rima, ne metro, scritta a casa, sul pc, verso le 21,00, da una mia vaga idea iniziale di una passeggiata salutare in giardino a piedi nudi.

     Poi, notando due pesciolini rossi che ruotano insistentemente sempre nello stesso piccolo spazio della piccola fontanina, capisco che chiusi in un piccolo mondo di psiche e amore si può anche stare meglio che non fuori con anche un immenso spazio, ma denso di pericoli. Nel piccolo chiuso invece godo la mia libertà relativa, ma senza troppi fastidi esterni.

 

IN QUESTO PICCOLO MONDO MIO

 

Nel giardino verde scendo

con i piedi sull’erba morbida,

tra i fiori di mammole e lillà

e cammino verso la fontana

 

che ferma mi aspetta, bianca,

con un piccolo zampillo

d’acqua cristallina leggera

e mai si ferma che si rinnova

 

e mentre guardo i rossi pesci

che nella vaschetta nuotano

penso a quel poco spazio che hanno

per vivere liberi e in pace.

 

Hanno la quiete e non sono uccisi,

ma sono in una prigione di marmo

minima e vuota di arredo blu

e non escono di lì neanche il dì.

 

Seppur molto sacrificati

vivono felici e isolati

la loro piccola vita di sempre,

perché fuori c’è il peggio.

 

NOTE (1-20): Senza le note per la chiarezza dei versi.

 

Montecosaro, 30 gennaio 2018.

Vincenzo Giusepponi.

 

 

IN UNA FAVOLA

 

     Lirica scritta il 28.08.16 a casa, sul pc, prendendo lo spunto ispiratore da un gruppo di FB di poesie di cui faccio parte che si chiama appunto “La favola”, mentre stavo meditando meravigliosi pensieri d’amore sulla mia lei.

     Alcuni concetti li ho così sviluppati a memoria poco dopo e poi subito li ho scritti qui, in questa mia raccolta di belle poesie inedite.

     Io credo che sia il sogno di ogni coppia di innamorati di vivere felici per sempre insieme e in un mondo dove tutto sia per sempre bello e nessuno mai soffra più, ma siccome questo Paese da favola non esiste me lo sono inventato io in questa bella poesia d’amore dedicata alla mia tanto amata donna per sempre.

 

IN UNA FAVOLA

 

Vorrei vivere in una favola

che sia bella e non frivola,

 

dove io e il mio amore

viviamo il sogno del cuore,

 

che sia una semplice vita

dove Dio ci aiuta e ci invita

 

a vivere felici insieme

senza patir mai le pene.

 

Questa favola vorrei inventare

e lo stesso continuerò lei ad amare,

 

in un mondo senza tempo

dove tutto sia più bello,

 

dove nessuno più soffra

e l’alito degli Angeli soffia.

 

NOTE (1-14): Scevra da note x la sua limpidezza angelica.


Montecosaro, 23 agosto 2016

Vincenzo Giusepponi.

  

INSEGNACI AD AMARE

 

     Poesia cristiano cattolica scritta il 07 maggio 2016, a casa, sul mio Tablet. Inizio con le Lodi a Dio e passo a dire che il suo Verbo divino mi ha insegnato tante cose buone e io glie ne sono grato e affermo che se tutti credessero nella buona parola del divin Maestro il mondo sarebbe senza i molti peccati di oggi.


 INSEGNACI AD AMARE

Dio mio, tu sei porto sicuro,
rada tranquilla in cui confido.

Mi hai insegnato l'amore
con il quale amo la mia donna,
il prossimo mio e me stesso.

Come l'acqua torna al mare
io sempre torno da te
e così sono più felice.

Credo e sto meglio,
prezioso come un tesoro
è il tuo buon consiglio,
cancelli la mia tristezza

e se tutti credessero in te
il mondo sarebbe liberato
dal peccato.
 

NOTE (1-15): Poesia semplice esente da note esplicative. 


Montecosaro, 07 maggio 2016.

 Vincenzo Giusepponi.

 


IO SONO IL VENTO IMPETUOSO

 

     Lirica in quattro quartine di versi rimati a rima baciata quadrupla, poi alterna, ancora alterna e infine baciata doppia. Il metro è indefinito perché l’ho scritta in pochissimi minuti. L’ho scritta verso le 00,25 del 24 giugno 2019, sul computer di casa. 

     Mi è venuto un’idea lampo di essere come il vento che corre rapido su terre e mari, ma mi è parsa mostruosa questa forza della natura, che a volte è pur pericolosa e così mi calmo e spero di esserlo sempre, ma al tramonto ripenso alle gentilezze per l’amata, un poco sofferte, ma pur sempre gradite a lei e a quindi anche a me e lancio un bacio al vento che lo porterà da lei, come un portentoso fenomeno naturale e sogno poi lei e la sua prossima giornata.

 

IO SONO IL VENTO IMPETUOSO

 

Io sono il vento impetuoso

che viaggia così tortuoso

e in guisa di tal turbinoso

che mi sento forte e noioso,

 

ma era solo cosa passeggera

e riprendo il sentimento certo

che il fiume di mia vita spera

e mi perdo in tramonto tardo

 

balenando l’amore cortese

che fatico e ne faccio le spese,

ma seguo il mio far gentile

che lei vuole sempre sentire.

 

Soffio un bacio al grande vento

perché lo porti alla mia amata 

come ora di utile natura portento

e sogno di lei la futura giornata.

 

NOTE (1-16): Senza note perché una lirica semplice non ne necessita.

 

Montecosaro 24 giugno 2019

Vincenzo Giusepponi.

 

 

IO SONO NULLA

 

     Poesia moderna senza rima, ne metro, scritta di getto il 13.08.17 verso le ore 01,00, a casa, davanti al pc, come consigliatomi da amici su FB di scrivere di getto spontaneamente senza rime ricercate, onde rivelar il senso del mio poetare con l’anima a nudo.

     Canto della mia donna e del grande amore corrisposto che ci lega per l’eternità, con la speranza di poterlo consacrare in Dio con il matrimonio.

 

IO SONO NULLA

 

Nulla sono senza di te

e vaga verso te il pensier mio;

a niente valgono gli svaghi,

o gli amici, o il lavoro

e Puntuale ti ripenso sempre.

Anche all’ora di dormire

il mio cuore vola da te

e l’alma mia sempre anela

di Vederti almeno ogni tanto.

La notte le stelle tacciono

e così sogna il cuore mio

di ritrovarmi insieme con te

in una romantica favola antica

come il sogno che Morfeo

ci dona a cuore pieno,

in cui almeno con lui

viviamo amore appieno,

non come nella normale vita

che ci opprime la distanza

anche se speriamo sempre

in un domani più bello

con divenir sacro amore

ciò che consacriamo in Dio.

 

NOTE (1-23): Senza note per la grande chiarezza.

 

Montecosaro, 13 agosto 2017

Vincenzo Giusepponi.

 

L’ ALBA DELL’ OTTAVO GIORNO

 

     Lirica rimata e con sette strofe bi verso di otto sillabe ciascuno, scritta nella notte, passata insonne, tra il 08 e il 09-08-15, come riduzione e miglioramento di un’ altra poesia troppo lunga contro l’ inquinamento (poi cancellata) scritta verso le 02,00-03,00 del 09-08-15.

     L’ ottavo giorno è il giorno dopo i sette giorni della Creazione del mondo da parte di Dio e spesso si dice che sia il giorno in cui l’ uomo inventò le arti umane e si distinse dagli altri animali, soggiogando il mondo, ma purtroppo non sempre in modo eticamente corretto, ricorrendo a distruzioni, guerre, violenze, inquinamento, ecc., e ancora oggi abbiamo il retaggio triste e scomodo di questi antichissimi problemi, ma la poesia chiude con la speranza che ancora si possono tentare molte vie possibili per migliorare il benessere dell’ umanità su questo pianeta natale ed anche evitare l’ autodistruzione della Terra, con atomiche, raggi UV troppo forti, inquinamento eccessivo di diverso tipo, guerre mondiali, ecc..

     Il metodo da me proposto per migliorare la situazione è quello classico del Vangelo cristiano e impropriamente citato anche da Leopardi nella “Ginestra o fiore del deserto”, e cioè quello del maggiore amore e cooperazione tra tutti gli uomini, per avere una speranza in più di un mondo migliore dove vivere e da lasciare ai nostri figli.

 

L’ ALBA DELL’ OTTAVO GIORNO

 

L' alba dell'ottavo giorno

l' uomo inseguì  il sogno

 

di regnare distruggendo

questo mondo così bello

 

Chi prima rompe il piatto

dopo non mangia affatto

 

per la fretta di star bene

ne subisce poi le pene

 

Molto si può ancora far

per la situazione sanar

 

e perché il nono giorno

non sia il finimondo.

 

Se l' umanità s' amerà

i migliori giorni avrà.

NOTE (1-14): Senza note per la grande semplicità dell’ opera.


Montecosaro, 09 agosto 2015.

Vincenzo Giusepponi.


L’ AMOR FELICE

 

     Poesia scritta il 13 febbraio 2016, a casa, sul pc, verso le 23,00, da una vaga idea dell’ amor gentile, platonico e angelico, che tanto amai leggendo a scuola le opere di Petrarca e Dante.

     Inoltre l’ amore rispettoso e reciproco da’ anche molta felicità e perciò ho voluto cantarlo alla moda del tardo Medio Evo, quando un grande autore declamava l’ ideale della donna Angelo, forse perché per me, che amo tanto la mia donna, lei è come un angelo in terra e che io amo cercando di essere anche io un angelo per farla sentire meglio, cercando di vivere la nostra vita nell’ amore vero, che è quello del sentimento che viene dall’ animo umano e buono.

 

L’ AMOR FELICE

 

Amor che tanto sei gentile

fortunato mi fai sentire

 

di amare donna sì modesta

che quando vedo sono in festa.

 

Dal turbine dei sentimenti

nuovo sentir nacque parimenti

 

e nel cuore l’ amore fu tosto

che per altri non ci fu più posto.

 

Ringrazio Dio d’ avermi dato

quest’ amore spero meritato

 

e poi più non chiedo al Signore

che di viver col mio amore.

 

La pace nel mio cuore resta

quando l’ amore è nostra festa.

 

NOTE (1-14): Libera da note per la sua romantica idilliaca semplicità e natural bellezza.

 

Montecosaro, 13 febbraio 2016.

Vincenzo Giusepponi.

 


L’AMOR CHE M’AIUTA A VIVERE


     Lirica in tre quartine di versi a rima alterna e metro indefinito, scritta il 08 settembre 2019, alle ore 00.25, sul computer di casa, da una vaga idea di scrivere una poesia d’amore casto, infinito e bellissimo, da cui le belle parole che ho scelto per cercare di definirne la sublimazione dell’io che ascende all’eccelsa forma di poesia, che appena riesce a cantare il vero amore che fa bene al cuore.


L’AMOR CHE M’AIUTA A VIVERE


L’amor che m’aiuta a vivere

è qui che fa gioire il mio io,

come tela su cui dipingere

quel che sento per l’amor mio


e come vorrei in quiete stare

col mio amore sempre vicino

ma non posso spesso avvicinare

il mio cuor al suo, con mal declino


e canto la poesia dei sogni miei

che in un baleno mi fa felice

in un sonno che già sogna lei,

soave e lieta, che il cuor mi dice.


NOTE (1-12): Scevra da note per la semplice chiarezza dei versi.


Montecosaro, 08 settembre 2019

Vincenzo Giusepponi.

 

L’ AMORE A VOLTE FA MIRACOLI

 

Quei lunghi giorni di malinconia

nei quali invano cerco felicità

sono sempre triste senza te;


mi sostiene il nostro amore

ma è duro starti lontano

e anelo rivederti,


come un fiore che si apre

solo al sole del mattino

per me è sempre notte.


Eppure le stelle sono create

per confortare le persone

e allietare le loro vite.


Tra tanti astri in cielo

è impossibile che noi due

non abbiamo la nostra stella,


tutto è possibile a Dio

e la speranza non muore:

l’ amore a volte fa miracoli.





L' AMORE DAL PIANTO


Ho nutrito con le lacrime

il fiore del nostro vero amore:

era un ricordo senza valore


ma per me molto sempre vale.

Piangendo molto ho capito

che ti amo sempre tanto


e se anche tu provi anche la metà,

ora dal pianto un nuovo fiore è nato,

il fiore della nostra amata speranza.


L’ AMORE DEL NATALE


E’ dolce sentire che commuove i cuori,

che il Signore è nato tra noi


nostra gioia, nostro amore,

tu sei il figlio del nostro Dio,


luce del mondo, gloria eterna,

con te vicino siamo più buoni.


C’è un grande amore che mi sostiene,

viene dal cuore credendo in Dio,


mi sento bene e in Paradiso,

se vedo tutto con gli occhi del cuore,


tutti i bambini siano felici

in questo giorno che è il Natale.


Versione musicale integrale su YouTube della poesia all'indirizzo: https://youtu.be/g12ZCG95uSY


L’ AMORE INFINITO

 

Le stelle più belle di lassù

mi ricordano la felicità di quaggiù

ma ovunque e in ogni tempo

sempre con amore a te penso


che mi sei cara più dell’ universo

da Dio creato e mi sento perso

quando sono felice senza pensarti

ma poi a casa ti sogno a consolarmi.


L’ AMORE NEI CUORI

 

A me piace pensare

che, spero, tutti possano

andare in Paradiso.


Se la vita a volte è dura

e può mettere paura

aver un po’ di Fede aiuta

a ritrovar la felicità perduta


Una volta in mezzo a un prato

ho trovato un fiore sbocciato;

tra gli altri fiori era l’ unico

a non essere simmetrico.


Così con la sua terra intorno

l’ ho raccolto dal contorno

e l’ ho messo in un vasetto

che ho ancora conservato.


Il fiume del tempo scorre lento

ma nel suo peregrinare

prende esempio dal vento

che per l’ eterno va a volare.


L’ AMORE VINCERA’


Come la neve si scioglie al sole

e rivela ciò che nascondeva,

così l’ ignoranza del bene

si dilegua leggendo

poesie d’ amore

di Dio nel cuore.


L’AMOR MAI NESSUN ODIA


Un giorno di festa la incontrai,

non aveva cinta la testa mai

di fiori odorosi e dipinti,

come una ninfa in labirinti


di fitte siepi e rami trecciati

in un bosco con fauni pirati

che rincorrono le ninfe veloci,

nude e belle, urlanti con voci


acute e io non inseguivo

la donna che già solerte ambivo,

ma eravamo la coppia normale

in un giorno di maggio con il sole.


Questo calmo e semplice discorso

tra di noi già nasceva diverso

dagli antichi miti e leggende

come cuore mio che si sorprende


a tanto amar l’anima gemella

senza beltà e furia tremenda

per noi due che, contenti siamo

essere d’oggi e ci amiamo.


L’ANGELO DI DIO

 

Oh Angelo blu,

che vieni da lassù.

Portaci l’amore,

portalo quaggiù.

 

Io vorrei che tutto il mondo

fosse in pace e nell’amore

e chi l’ha detto che è impossibile,

basta amare il prossimo nostro;

 

sarà una lotta molto lunga,

ma alla fine l’amore vincerà;

l’armonia aiuta, senza gli odi,

fa stare meglio un po’ tutti quanti;

 

A essere egoisti si rimane indietro,

sarebbe meglio avere un buon accordo,

al mondo serve un po’ di pace,

un po’ per volta ci arriveremmo.

 

NOTA:  Ho tratto questa poesia da una mia canzone recentissima che potete ascoltare gratis anche sul mio YouTube all'indirizzo: https://youtu.be/i2E7s7W5D38 


L’ANIMA MITE


Vedendo le brutte cose

il capo chinai,

pensieri profondi meditai

e conclusi che in tutto

c’è qualcosa di buono.

Alzai la testa in alto

e il mondo era diverso,

i miei occhi ora erano buoni

il deserto non faceva paura,

e nemmeno il turbine,

così la solitudine

e felice m’incamminai

verso l’oasi vicina,

dove acqua sorgiva

dissetava il mio corpo,

come la bontà del cuore

aveva dissetato l’anima.

Sotto una palma mi riposai

e subito m’addormentai,

sperando che i sogni

non oscurassero

la mia buona anima.

Il cuore puro

aveva vinto le tenebre

e felice speravo nel domani.


L' ANIMO UMANO

 

Non basta tutto l' oro del mondo

per eguagliare il confronto

di un ideale, di un amore,

di un amicizia di cuore.


L' affetto spirituale

nulla ha di materiale

e neanche i riferimenti

a persone pur occorrenti,


che di loro conta l' animo,

non l’ effimero attimo

della vita terrena,

non sempre serena.


Fin quando ci sarà vita

sarà meglio senza ferita

e aiutar se si può fare

fino alla fine del navigare.


L’ animo umano naviga

sulla profonda Terra arida

e nel cielo stellato

che Dio ci ha donato.



L’ ANTICA EREDITA’


L’ antenato primitivo

era animal retrivo


e non provava amore

non avendo un buon cuore,


ma non si crucciava affatto

con l’ egoismo perfetto.


Con tanto tempo migliorò,

un uomo d’ oggi diventò,


ma prima volle suo bene,

poi agl’ altri calò pene.


Col bon voler s’ aiuta

se egoismo rifiuta,


ancora molto c’è da fare

per l’ umanità migliorare.


L’AUTOBUS

 

L’autobus partiva dalla fermata,

io sulla panchina al suolo fissata


lo guardavo allontanarsi nella via

mentre io da tempo seduto vicino la pia


Edicola religiosa di San Lorenzo.

Rimanevo solo e l’autobus andava lento


ma inesorabile, lasciandomi più solo

e molta tristezza pervadeva il mio cuore solo;


i passeggeri che astanti con me parlavano

ora anch’essi per destino se ne andavano,


ma volsi lo sguardo al Santo in effige,

ricordai che aveva sofferto più di me,


però fu poi innalzato agli onori degli altari,

mi sentii amico dei poverelli martiri


e mi consolai sapendo che esiste un cielo

dove la giustizia è amore davvero,


sperai in un domani più bello

e ritrovai la Fede in un buon libello.


L’ANTICO MONTECOSARO


     Lirica in quattro quartine di versi a rima alterna e metro impreciso, scritta il 29 luglio 2019 sul pc di casa, alle ore 20.40, da una rapida idea di scrivere de nostro antico Borgo medievale di Montecosaro che alla sera chiudeva le porte delle mura di difesa e gli abitanti, dopo la povera cena, sognano sotto la luna gli amori antichi degli avi progenitori.


L’ANTICO MONTECOSARO


Il villaggio era già silente

e la gente era tutta in casa,

per le strade nessun viandante,

ognun per la cena ora ripara.


La campagna era imbruna

e il contado in casa cenava

con poco cibo e alla luna

qualche amante già sospirava.


Le porte chiuse del Paese

impedivano d’uscir a tutti,

per sicuro aveva certe intese

il borgomastro con i patti,


la luna tra le nubi saliva

candida nel già buio cielo

e i dolci sogni proteggeva

di chi amava nel Medioevo.


Montecosaro, 29 luglio 2019

Vincenzo Giusepponi.


L’ INGIUSTO SOFFRIRE

 

A voi che tanto soffrite

per colpe che non avete,


a voi donne e fanciulle

che paura avete del domani


per tristi violenze a voi fatte

nell’ impossibilità d’ impedirle.


Con la paura che si ripetano,

o nella paura delle minacce,

sollevatevi da misera condizione,

confidate in voi stesse,


perché siete persone

e non animali da macello,

siete nate libere

e nessuno può illegalmente


farvi da carcerieri

per il sol motivo

di godersi la vita

o essere sadici.


Se fossi una donna

non vorrei essere violentata,

ne uccisa, e non credo

d’ essere originale.


Cercate aiuto se potete,

qualche anima valente

forse vi può aiutare,

affinché siate serene


e non ridano più i tiranni

sui loro pretesi scranni.


Poesia dedicata alle donne vittime di violenze, fisiche e morali e di femminicidi.


L’ ISPIRAZIONE

 

Ormai più non decollavo

e non sapevo perché non volavo


Dalla penna mi sfuggivano diurni

versi informi come in sogni scarni


Più' non riuscivo a ispirarmi

e al racconto volevo darmi


forse volevo sol dir qualcosa

E più che in poesia tornavo in prosa


Anche il racconto può esser bello

e del resto la poesia era in stallo


Esso è dell' altra men musicale

ma riesce altrettanto gioviale


Dopo è tornata l' ispirazione

e più non serviva concentrazione


Ora ringrazio il generoso buon Dio

anche per aver ritrovato il mio rio


della poesia fonte tranquilla mia

che emana versi con buona via.


La stanchezza m' aveva lasciato

e a scriver versi ero già tornato.


L’UOMO E LA NATURA


Questa poesia in cinque quartine senza rima, ne metro, l’ho scritta di fretta come mi veniva dall’animo, il 19.10.19 sul pc di casa, verso le ore 23:00.

Mi sono ispirato alla prima cosa che ho visto stamattina appena sveglio e ho aperto la finestra. L’erba verde e un po’ folta ondeggiava sotto il tiepido venticello del mattino di un giorno di ottobre e l’atmosfera sembrava magica, come incantata, ma con un segreto urlo della natura contro l’uomo che forse per distruggerla e autodistruggersi è più bravo anche della natura tanto paventata.


L’UOMO E LA NATURA


La verde erba folta

ondeggiava al vento

in un aura magica

che urlava disperata,


dagli albori ingannata

dall’uomo nocivo,

a se stesso e alla natura,

come una maledizione,


ma il grido millenario

non era per i tanti,

ma per i pochi malvagi

che opprimono il mondo


e l’incanto della visione

era solo una illusione

perché non è tutto bello

come a volte si crede.


Così si spiega la ria natura

che più di tanto ria non è

e l’uomo fa il resto del male

con egoismo animale.


NOTE (1-20): Esente da note data la chiarezza.

Montecosaro, 19 ottobre 2019


Vincenzo Giusepponi.


LA DESOLAZIONE

 

Togliere tutte o quasi le speranze

a chi già soffre molto

è un ingiuria grande

contro Dio e contro

tutti coloro che lo capiscono.


Eppure c’ è chi continua

e non si cura di cambiare molto

come se il grande sconforto altrui

non gli interessi per niente,

e dicono impossibile un sollievo in più.


LA BELTA’ DEL CIEL D’ ORO


La beltà del ciel d’ oro

del tardo giorno

è si tal preziosa

che il cuor del pellegrino

in alto morale consegna

verso pensieri di Paradiso;


come sentiero conduce al Santuario

le meraviglie del Creato

trasportano l’ animo

verso l’ interiore pace

e la serenità colma il cuore

che il Creatore riempie d’ amore.


Dio è gioia e amore

e ricordando la sua gloria

d’ autore del mondo

ci rivela con maestosità

che il mondo è anche bello

se lo si vede con calma e amore.


Questa serena beatitudine

vien anche da piccole belle cose

che tutto fa parte del Creato,

memori dell’ eternità

che giammai finirà

anche in ogni istante di felicità.


Dopo la sera vien la notte

ma il seguente giorno

il Santuario sarà illuminato

dalla luce del nuovo giorno.

Ad ogni fine seguirà un nuovo inizio

e la gioia di oggi può continuare.


LA BUONA SERENITA’


      Lirica in due quartine a rima alterna e metro alterno diverso e identico alla rima. Ho scritto questa idilliaca, ideale e spensierata poesia il 24 gennaio 2020, sul computer domestico, con l’intenzione di scrivere una lirica che dia tranquillità ai lettori. Il giardino descritto è il Cassero di Montecosaro centro, bello e molto bene tenuto, ma può essere ogni oasi di tranquillità.


LA BUONA SERENITA’


Il cielo era sereno,

le libellule volavano

nel giardino ameno

e i fiori odoravano


in quella pace naturale.

Ivi sedevo tranquillo io

con vita sana e normale,

calmo riposavo in oblio.


NOTE (1-8): Senza note per la chiarezza dei versi.


Montecosaro, 24 ottobre 2020

Vincenzo Giusepponi.


LA CALMA DELLA SERA

 

Stasera sembro più cheto

e ripenso ai miei assilli più quieto;


forse ormai sono avvezzo al patire

se un po’ è possibile sopportare di soffrire,


quando il giusto non si può avere

dovrei accettare di tacere,


ma da solo il mio cuore parla

di ciò che è la ragione a negarla.


Senza speranza si vive male

ma il nostro amore normale


nessuno ci toglierà

finché Dio esisterà


e vale più di ogni segno esteriore

che non ha origine dal cuore.


E’ scritto nelle stelle della sera

che chi può l’ amore spera.


Versione musicale della poesia, con variazioni del testo, con titolo "Stasera sono calmo" su YouTube, all'indirizzo: da fare video.


LA CALMA DELL’AMORE


Una notte d’estate il cielo guardai

e con l’anima rapita ammirai


quello che più colmava la mia mente

e il mio cuore che d’amor non mente.


La volta era bellissima e infinita

come il pane per chi ha fame di vita,


un sogno vivevo e mi accorgevo

che Dio era in me con il felice rilievo


di una notte serena che induceva la calma

nel mio cuore tempestoso come la rima


che fatale cade sovente in aiuto

di chi ha l’animo in forte tumulto


e ora tranquillo a casa tornai lesto

perché lei mi aspettava presto.


Dio fu artefice della mia serenità

e capivo l’amore per lei con amenità


e tosto mi scossi dal torpore dei tormenti

dell’animo e mia moglie amavo con sentimenti


d’amore svegliati dal caos dei bui pensieri

verso la luce dell’amore che calmo ripresi.


La calma giunge in tanti modi diversi,

ma parlare con lei è il migliore dei miei versi


che mi da pace, forza e tranquillità

e più dell’amore nessuno e niente mai farà.


LA CARITA’ DEL CUORE


Quando soffro

agli altri offro


un ridente volto

ch’è rivolto


all’altrui serenità

voluta


di chi ignora

il male d’ora


che l’anima m’invade,

non pare


e così bene vivo,

non privo


di speranza vitale,

costanza,


buon voler che m’aiuta

ad amar


il prossimo, che vedo

d’animo


gaio, ma spero, del resto

invero,


che il mondo cambi

in giocondo,


anche se il male

è normale


e tutti può far soffrir,

o morir.


Tutti non sanno

il mal ch’avranno,


amar il prossimo è

chieder il medesimo


per se stessi sempre,

che morale alto scopre.


LA CELESTE SCALA


Par che quest’antica scala

fin da giovanetto ricordata

salga al cielo senza data

e lassù, dove la luna senz’ala


ricorda ai dormienti che veglia

sui loro sogni e desideri

che li esaudisce gai o seri,

coll’orologio civico che sveglia


i mortal comuni verso l’incontro

con l’eterno soave canto

di luna piena è l’incanto,

del bel Paesello la sera dentro.


Il candido marmo di questa scalinata

segna le speranze di infinito,

degne di un giardino ben fiorito,

d’ognun che ha una speme agognata.


La gran bellezza del Paese medievale

pone ai all’anima una cara domanda:

E’ più bello il ciel che lo sormonta ?

Dio più dell’umane costruzioni vale,


ma il suo dono all’uomo buono

non è solo nel regalo a lui dato,

ma in ciò che ha poi amministrato

e a cui del giorno ottavo diede buon tono,


tal che la bellezza dell’umana scienza

risveglia anche la buona coscienza

che tutto ciò che l’uomo di giusto fare ha pazienza

è frutto del divino dono della Santa Provvidenza.


La bianca scala rimane immota

di fronte al campanile che denota

il desio dell’umana specie che anela

ad aver sopra una buona croce vera,


che Lui prese con amore

per salvare il nostro cuore;

alla vetta dell’antica scalinata

il bel cielo è meta agognata.


Il ritorno dell’amore al Dio Creatore

tosto si comprende quando

l’uomo nelle opere intento

fa cose buone e belle per amore.


La scala tende al cielo e alla luna

e a star bene per sempre aiuta

come tutto ciò che piace non muta

e anzi aiuta il salir, del mondo, di buona veduta.


Versione musicale della poesia, con variazioni del testo, sul mio canale YuoTube, all'indirizzo: https://youtu.be/4I20WGlAPH4


LA COSCIENZA ABBATTERA’ IL MALE

 

Un enorme drago volante,

sempre con rombo tuonante,

d’antico uso dominava.

La gente che fu sgominava


con sembianze di mostro chino

sulle sventure in declino

di un umanità che s’alza

da povero istinto, senza


che tanto potere mai tutti

ebbero con i buoni frutti

e i popoli dolevano,

del gran drago lacrimavano


la potente lingua di fuoco

che bruciava l’uomo fioco.

I cattivi troni levavan

su gli scettri che condannavan


tutti senza mai distinzione

di coscienza gran esplosione.

Il drago ogni trenta anni

con battito d’ali giganti


esplodeva grande il mondo,

il Drago moriva immondo

con l’uomo, giacché impotente

nulla poteva d’odi latente,


ma presto Terra rinasceva,

con essa il Drago viveva,

l’uomo inerme già giaceva

sotto i potenti dell’era.


Tre volte per ogni cent’anni

l’uomo mai più già soffriva

la morte non faceva danni,

all’alma pura che gioiva


di un Paradiso donato

per avere sempre vissuto

senza paura dell’onestà

a rischio di goder a metà.


La soddisfazione del giusto

bene non capisce l’ingiusto

e questo i rei condanna,

come non amar la Madonna


i buoni soffrono ma vivon

in eterno della lor ragion;

quando poi il mondo finirà

solo il giusto si salverà.


Qualche volta ci vuole tempo

per far di un rio un uomo,

come mostra l’avito tempo

che miglior sarà vero uomo.


LA COSCIENZA NON INGANNA

 

     Lirica in sei quartine di versi a rima alterna sdruciola e metro non definito, scritta il 19 luglio 2019, verso le ore 02,20, sul computer di casa, da un’ispirazione venutami poco prima da un mio semplice pensiero di pochi giorni fa che recita: La coscienza è lo specchio dell’anima.

     Poi ho sviluppato il bene e il male in eterno conflitto nel cuore e nell’anima, ma che con la buona coscienza gli uomini possono convivere bene e meglio tra di loro e anche migliorare le loro esistenze mortali individuali.

 

LA COSCIENZA NON INGANNA

 

La coscienza rispecchia l’anima,

nel giusto si desta sorpresa

e riposa in pace e autostima

priva di male innato e presa

 

dal buon sentire e buon volere,

ma nel male soffre col cuore

in rio vizio altrui vuole ledere

in ispecie chi non conta per rancore,

 

o per ira repentina, o perenne,

contro i deboli s’infiamma d’odio

e l’animale morde e uccide l’inerme

come se le altre anime con l’addio

 

negassero l’aiuto o il verbo buono,

a chi soffre, rio, o pio, ma inerme,

pur sapendo che il core nel frastuono

si deprime e si odia come in arme,

 

ma la coscienza può anche essere pia

e restare buona dalla nascita e priva

del peccato grave contro l’arpia

del rio sentire che cede già pria

 

della Genesi al puro e buon volere

e il rio di diventare buono è libero

e tanti s’imbonirono in storia d’ere,

ma il rio la pia anima uccide burbero.

 

NOTE (1-24): La semplice purezza dei versi esime dalle note.

 

Montecosaro, 19 luglio 2019

Vincenzo Giusepponi.


LA COSCIENZA UMILE


Un piccolo essere vivente

sul pianeta è apparso inerme,

era debole e indifeso,

come proto scimmia vilipeso,


ma per uno scherzo della natura

divenne potente senza paura,

con intelletto ingigantito,

ma con sentimento incupito


dal potere della sua forza

con cui odia la sua razza

con l'egoismo primordiale

del suo essere naturale.


Però inizia a ben capire

che da solo non può riuscire

a scalare sempre maggiori vette

se con i simili in pace non si mette.


LA CURA DELL’AMORE


Chi è amato con gioia vita vive,

chi amor da, sempre ha ore festive,

come rosa che curata fiorisce

e il giardiniere del bene gioisce.


Una pietra mai dirà a nessuno

quello che di umano spera ognuno,

perché cuore non ha, ne soave bontà,

come uomo, o donna che han l’umiltà


di domandare l’amore e il bene

che vuole per se, o per altri avere.

Ma del sasso sì l’ombra è immobile,

non segue moto dell’anima o stile.


Con il sentimento capire il senso

dell’essere animato da immenso

ben volere all’universo ch’è tondo,

come pietra che tanto serve al mondo


che dell’umanità ha casa celeste

nel dolce cuore che ognuno riveste

di ameni fiori fertile idillio

in meraviglia d’amore da oblio


del rancore più arido e sterile

che l’alma mia rende rude e vile,

non come il bene che tanto viene

dal prossimo amare certo costante.


Come può la pietra servir il buon Dio ?

Come un cuore duro si pente mite

e capisce che dal creato avito

il bene dal male esce preferito.


LA DISPERAZIONE FA SOFFRIRE


La disperazione fa soffrire,

ma la speranza da gioia

e voglia di aiutarsi.


Io credo che tutti abbiano

bisogno e diritto di sperare

in qualcosa o in qualcuno.


Pensare ad altro aiuta

a ignorare il dolore,

però l’ idea di qualcosa


che non muore o che

fa piacere esista

da sollievo.


L’ ideale più grande è

l’ amore fraterno

che esiste nel cuore.


Sognare serve molto

per meglio vivere

e i sogni non si calpestano.


LA FATA BUONA


Mia lirica – fiaba in nove quartine di versi a rima baciata doppia e metro indefinito, scritta il 03 dicembre 2019 sul computer di casa, da una vaga idea immediatamente precedente di scrivere una poesia che sia anche una fiaba per bambini, ma con metafore per gli adulti, come chi è prigioniero della tristezza e della solitudine, può riuscire, si spera, a ritrovar la felicità da solo, o con gli aiuti di persone buone, adatte e fidate.


LA FATA BUONA


Una strega cattiva fece

un incantesimo senza prece

a una ragazza buona

e uno scoiattolo intona


dalla finestra sempre chiusa

che mai potrà uscire fuori

e la casa nel bosco rifiuta

di aprir la porta e i cuori


delle farfalle cantano leggere

una canzone noiosa, invece

di volare calme e allegre

sui variopinti fiori chimere.


Così la ragazza pensò un modo

e disse alla farfalle che se un nodo

avesse sciolto per loro colorate

dovevano poi farle un dono rallegrate


e così le farfalline dalla finestra

i consigli udirono con aria mesta

e lei disse che se volavano sui fiori

avrebbero mangiato felici in cori


e i fiori diventarono contenti

perché tristi erano altrimenti,

ma le farfalline gaie chiesero

alla ragazza ciò che dovevano.


Lei chiese alle colorate aiutate

di chiamar la fata involate

per aprir la porta sbarrata

contro il destino ribellata


e così la fata le disse contenta

che un ragazzo bello l’aspetta

e in due sul cavallo corrono

innamorati e gai si sposarono


liberi dal brutto incantesimo.

Vissero d’amore bellissimo

come i fiori e le liete farfalle

e furono tutti felici a mille.


NOTE (1-36): Senza note per l’a chiarezza dei versi della fiaba-poesia.


Montecosaro, 03 dicembre 2019

Vincenzo Giusepponi.


LA FANTASIA E LA REALTA’


Il sole di notte

suona le note

di una sinfonia

che vola via,


il vento soffia

ed echeggia

spifferi aviti,

ma mai sopiti.


Queste cose io vidi

con fascini antichi

di musica barocca

di vecchi violini carica,


ma poi vidi all’alba

la pietra d’ambra,

ma non mi svegliai

che’ sonno era mai,


era fantasia pura

di una sera sicura

e ad occhi aperti

sapevo che gli inerti


rei nemici di oggi

sono nuvoli grigi

che mi opprimono

e non si fermano


ma vanno avanti

e non tutti quanti,

finché si vedono

e il falso dicono,


ma già si sapeva

ciò che nascondeva

la ria compagnia

che fanno passar da Pia.


Quello che vedo sempre

è come fine settembre,

prossimo al gran gelo

che falsifica il Vangelo.


LA FEDE E L’ AMORE


La causa degli umani mali del mondo è l’egoismo, ma possiamo rimediare amando il prossimo (V.G.).


L' universo in cui viviamo

non ci da ciò che vogliamo;


avere tutto mai possiamo

ma se un po’ ci accontentiamo


già un po' più in pace stiamo

e se nel correre ci fermiamo


ristoro dall' ansia poi troviamo,

ma se dopo il riposo ripartiamo


con migliore logica ragioniamo

e le cose impossibili non pretendiamo.


Capiamo meglio quel che vogliamo

e se facciamo quel che possiamo


e l' innato egoismo evitiamo,

maggiori mete comuni raggiungiamo


e non solo il nostro bene, che desideriamo,

ma anche gli altrui sogni favoriamo.


Dio è l’ unico essere perfetto e se lo crediamo

al miglioramento nostro tendiamo.


Con queste nove strofe diciotto versi al fin rimo in amo,

perché amo cantar la via del ben comune se vogliamo.


LA FIACCOLA DELL’AMOR

 

Non la vedo ormai da tempo

e la tristezza mi pervade tutto,

ma la speranza non muore

e una fiaccola arde per sempre in me,


è la fiamma dell’amore,

grandissimo, vero e sincero.

Alla sera piango un poco

per la forzata lontananza


e la notte ho anche cattivi incubi,

però al mattino mi alzo riposato

e ripenso subito a lei

e al nostro grande amore.


Di giorno penso sempre a lei

e scrivo poesie per vuotare

il mio cuore traboccante d’amore

che mi preme dentro per uscire.


Quando la vedo mi sento in Paradiso

e aspetto quei rari momenti

come un’anima triste e buona

anela la benedizione del buon Dio



LA FORZA DELL’ AMORE

 

Stasera tirava una leggera brezza calda

e tra il brusio del vociare di gente vicina


mi è parso come di udire le tue parole lontane

che speravo mi dicessero il tuo amore per me,


come se il vento potesse portarlo fino a me.

Qualunque cosa e ogni persona parlano


al mio cuore di te e volando fino a te.

quasi che il ricordo scatenasse vento dentro me


che porta il mio cuore da te.

Il ricordo liberato dall' animo mio corre a te


si sovente che il mio io pare un pensatore

che emette a profusione pensieri d' amore,


tutto il giorno e anche di notte, solo per te.

Il mio cuore emana vento d' amore


e spero tu sappia di questa radiosa aria,

così che anche tu possa dire al vento


pensieri d' amore e d' amicizia per me.

Pensieri al vento sono spesso i nostri sogni.


Se non li udiamo con gli orecchi

il ricordo silente del nostro grande amore


li sente e porta gli animi nostri a unirsi

ed è come se parlassimo d’ amicizia e amore.


LA GENTE INDIFESA


Quando il mondo ti cade addosso

se non ti scansi salti il grande fosso

della tristezza depressa e incauta,

perché il cor contento il ciel l’aiuta,


come mi diceva sempre mamma

e ora che son solo capisco meglio

che è il vero e Sacrosanto problema

d’esser davver felici per ogni miglio


che vivo la mia strada  della vita

che dalla vera fine ancor mi separa

e spero nel Dio che da tanto m’invita

a rimaner il saggio che in lui ripara.


Così aiuti cerco nell’uomo colto che

con dotti medici risolva l’enigma

della dura e sofferta vita mia, che

l’infelicità nessun brama di norma.


Montecosaro, 09 agosto 2019

Vincenzo Giusepponi.


LA GIOIA RITORNA

 

Sorridere con gli amici è bello,

ma senza vedere il tuo viso

è quasi come esser solo;


sebben con allegria e riso

sembra gioia insipida e vana

in specie di buio impreciso


sol da fioca luna schiarito

mentre il di’ del desio ritarda

quando vedrò te non più smarrito.


La vera gioia reca armonia

e quando te vedo

la luce dirada la notte mia


LA GRAN DISOCCUPAZIÒ (in dialetto montecosarese)


La gran disoccupaziò

è na bella sopportaziò,


l’ Italia n’ ha passate tande,

però anche questa è importande.


Solo quarghe anno fa nemmeno

ce se pensava armeno;


non se ne deve fa na pasciò

e neanghe na fissaziò,


ma se deve fa quello che se po’ fa

senza pretenne de strafà.


Se dice che passarà pure questa

e intando la jende soffre mesta,


però se de più non se riesce

li penzè un po’ diminuisce


se non ce se penza tando

pe’ sta ‘mpo’ mejo ‘ntando


che la crisi speremo cessa

e la popolaziò rride non più mesta.


LA LOCANDA DELL’OCA NERA

 

Nel buio della sera solo arrancavo,

col freddo inverno il caldo dimenticavo,

il bagaglio era misero ma pesava tanto,

tra la nebbia l’insegna s’illuminava intanto


e un fioco lume il alto luceva la strada

per la locanda dell’oca nera incontrata;

bussai alla porta e poi entrai infreddolito

dal buio cammino nel bosco scurito.


Se mangiare e riposare volevo mi chiesero,

ma io sedetti tosto a riposare il corpo misero;

volò il mio pensiero a chi pane mai ha

e poche monete in tasca mai ricco mi faran.


Così dalla bisaccia un pane raffermo levai

e con esso la mia gran fame molto saziai

e a me stesso promisi che alla Chiesa vicina

domani un po’ di moneta darò la mattina


al Parroco Santo che aiuta i poveri di strada,

così che sazi e lavati, con vesti nuove adornata

la loro povera esistenza sarà migliorata

e anch’essi riposino dal freddo in casa.


LA LUCE DI DIO

 

La mia anima è triste,

ma il viso non lo dice;

quasi solo pene ho dentro,

che mi porto dietro da tempo,


ma la speranza non muore

e mi sostiene lo spirito

di lottare per le cose

importanti per me.


Un poco pare che l’incanto

del riposo dai guai

mi sollevi dalle lacrime,

ma sono solo in un sogno,


la chimera che non raggiungo

e che anelo soltanto.

Però anche se non ti vedo

ho il mio amore per te


che mi toglie ogni dolore

del vivere mediocre

in questo mondo buio,

ma che la luce vedrà


e noi saremo lassù

un giorno lontano,

senza mai più patire,

noi e gli Angeli come te.


LA MALDICENZA (In dialetto montecosarese. Senza offesa per nessuno)


La maldicenza non se duvria fa,

ma pare che non se ne po' fa a meno.

Più de tanto no lo capisce

Quelli che la fa

e ci starria da compatilli,

ma certe orde non è facile;

te fa perde la pazienza.

Qualcuno addirittura più te ce' rrabbi

e più ce se piglia gusto.

Purtroppo è fatti ccuscì;

po’ darsi ch’ è meglio non pensacce troppo,

sennò se diventa stupidi

Ce se putria fa parla' a qualcuno che ha studiato

ma po' darsi te risponne che è tutte sciocchezze,

oppure vene sparlati anche essi.

Quanno non c’ è niente da fa’

è meglio fa finta de niente,

armeno finchè se po’,

ccuscì te se passa prima!


LA MASCHERA


Arlecchino in primevo

non era altro che servo,

ma non piangeva per questo

la copia d’ uomo perfetto.


LA MIA VECCHIA CASETTA

 

Nel mio mini mondo sempre ero,

ma con l’età notai il mistero.


Il tondo giardino non mi bastava

e andai dove sogno volava,


sulla farfalla vermiglio salii,

l’ignoto scoprivo e sorvolai


il confine di casa più sicura

per un mondo che faceva paura.


Vidi monti, valli e mari veri,

persone gaie, tristi, visi seri;


ognuno aveva problemi forti

e ridevano sol per tempi corti.


Dunque a casa veloce tornai

per la gioia che prima disprezzai,


ma mi accorsi che il mini mondo

non mi colmava di bene giocondo,


ora ero grande e già tornato

nell’antico loco che spensierato


già mi vide fanciullo sorridente.

Era la verde età che ridente


mi cullava sereno e felice

nel mio antico mondo semplice,


ma era la piccola casa mia

e valeva più del mondo che sia,


si, perché da sempre la semplicità

porta all’uomo tanta felicità


e un mondo ch’è più calcolatore

porta lacrime e male al cuore.


LA NOSTRA VERDE ETA’

 

L’età verde al fine giungeva

e la tua bellezza incontrai

con gli occhi tuoi, del sole rai,

nel petto il mio cuor batteva,


dall’amor soave fui rapito

e noi già avevamo capito


che insieme stati saremmo,

con pietà il passato piangemmo

di quando non ci conoscevamo

senza l’amor che poi avemmo.


Il cielo ci sorrideva gaio e sereno

quando tra noi parlavamo un poco

e gli sguardi furtivi, ma di fuoco,

ci scaldavano il cuore ameno,


tutto ci sembrava più bello e felice

e ancora l’idillio dell’unione è radice.


Una mia canzone con testo simile è sul mio canale YouTube all'indirizzo: https://youtu.be/wORiZzS8dd4


LA PERFEZIONE

 

Siccome la perfezione non esiste,

se aspettassimo d’ esser perfetti

non faremmo mai niente.


E’ certo che le cose importanti

devono esser fatte bene o per niente,

ma ci sono anche cose medie o dappoco,


e anche in ciò che è ragguardevole

il perfetto non è raggiungibile,

ma cercare di avvicinarvisi è giusto.


Il popolare senso delle cose giuste

consiste nel comune buon senso

senza il quale saremmo insensati.


Esistono cose possibili e cose impossibili,

ma le possibili sono più o meno probabili

e le impossibili forse un dì non lo saranno più,


eppure alcune delle impossibili

sono di certo condannate

a restarlo in eterno, tanto son astruse.


Saper vivere è cercare di fare quello

che si deve e umanamente si può fare

senza l’ ossessione del perfetto che non esiste.


Una mia canzone dal testo simile è sul mio canale YouTube, all'indirizzo:  https://youtu.be/s4XGTQdAq58


LA PICCOLA FARFALLINA

 

Piccola farfallina, così piccina,

voli sui fiori dipinti e profumati

nati su esili steli che la secca inclina


e vivi la vita che pare serena

con le pene dal tuo cuor esiliate,

mangi sui fiori come in catena,


ma non è questo il tuo dilemma,

bensì di pensare o no alle ali graffiate

dalle inquinate polveri, emblema


di un mondo cieco che la logica fugge

della salute dei viventi da tempo

dannati per l’ego che davanti ha in auge,


ma non s’accorge che la vita è una sola,

per se stessi, per gli altri e per la farfallina,

che, malata, fingendo salute, ancora vola


e ad ogni stagione le farfalle son di meno

perché carica di fumi l’aria le uccide

senza la pietà che pare residuo ameno


ed estinto, proprio del verbo di un Dio

che si fece uomo e insegnò l’amore

al contrario dell’uomo che gli antepone l’io


come regola basilare e incontrastata

dalla nostra antica Terra ereditata

e da antiche logiche ancora governata,


perché se la farfallina perisce ignara

e volando cade in terra esanime

l’umanità dopo sarà sempre avara


di verità sulla fine e con poche rime

che molti accettano silenziosi sovente

come rassegnate pie e buone anime


che accompagnano la fine di un insetto,

si dirà che la natura è stata cattiva,

ma poco dirà sui mali di umano intelletto


credendo di nascondere menzogna e guadagno

e le vite spezzate per squallido egoismo,

che in religioso silenzio finiscono in scrigno


di ingiuste condanne e stupide eresie

per cui l’uomo uccide in questo azzurro astro

dove nessun uomo evita le epidemie


di una sbagliata logica egoistica

che il denaro a tutto antepone,

ma ognuno sa che un mondo eretico


da sempre vive male e soffre perpetuo

e sa anche del suo grande difetto,

che quando rimedierà sarà gran merito.


Credo che finora che l’uomo stupido sia

perché suicida la sua vita da vegetale

senza lesto e vero pentimento al via,


come i blocchi di psiche fermano

le nuove idee del comune benessere,

se con l’ingiusto egoismo contrastano.


In ultimo mai nessuno tutto sa

e quando ognuno la vita termina

non sempre il motivo di sicuro si sa.


LA PICCOLA, UMILE PIANOLA

 

Il grande organo suona male

perché ora è da riparare;


la Messa non può aspettare

e il Parroco non sa che fare,


ma il musico li di presso

suona un motivo e al più presto


con la pianola improvvisata

una buona musica intonata


A volte gli umili son migliori

di tanti blasonati con allori.


LA PIETRA

 

Chiuso in me d’altrui inganni

divenir poteo diverso in altri panni

e il mio cuore era si’ indurito

che’ da tanti amici tradito,


però ricordai di non esser cattivo

con nessuno, nemmeno per ordito

e ritrovai nel mio io il benvolere

e la serenità che amor fa prevalere.


Mi ritrovai talmente contento

quasi come mai era finito l’intento

di amar la mia donna sempre

con l’amor che i cuori ci copre,


lasciai i falsi ingannatori

ai loro miseri cuori migratori.

Erano molto da compatir sovente

e me ne guardai tra la gente.


Per fortuna ci sono ancor persone oneste

anche se ciò porta lor nuove meste:

meglio è sempre ben comportarsi

e nella volontà di Dio orientarsi.


LA PIOGGIA

 

La pioggia cade dal cielo

sulla gente più o meno fortunata


e sul nostro amore

che ci aiuta a sopportare


l’ indifferenza della natura

per gli umani patemi


ed è come se Dio

ci avesse fatto incontrare


per darci la gioia

di una vita migliore


in questo Mondo terreno

non sempre felice,


un po’ per tutti

ma sperando in meglio.


LA QUIETE DELLA SERA

 

      Mia poesia senza rima, ne metro, salvo l’ultima strofa, in quattro quartine, scritta di getto, come sfogo ai mali del mondo, il 9 ottobre 2019, sul computer di casa, dopo un po’ di tempo passato al bar del Paese.

      Poi mi sono ritrovato a casa, desideroso di tranquillità e ascoltando il piano delicato di Chopin, ho composto quest’opera che rappresenta la discreta e impersonale disperazione contro il mali della nostra società che qualcuno dice inevitabili e senza speranza e che io invece credo, almeno in parte, risolvibili, presto, o tardi.

      Ma risolverli troppo tardi è come ammettere una sconfitta ingiusta e immeritata per le sofferenze del mondo che non sempre, ne con poco tempo si possono togliere da quello  che sembra un destino inevitabile, mentre il destino non è solo del caso e della natura, ma in gran parte è dell’umanità e dell’egoismo della specie nostra che si annida, purtroppo, in alcuni individui dal duro cuore e dal cinismo estremo nascosto da cattive bugie inumane e asociali.

      Ma il progresso continua e un giorno l’umanità trionferà non solo nella tecnologia, ma anche nei cuori di tutti.

 

LA QUIETE DELLA SERA

 

La quiete della sera

segue l’allegrezza del giorno,

quando si ripensa che la gioia

non era poi tanto vera

 

e si lasciano indietro

le inutili risa diurne

come sciocche anestesie

di un dolore che ritorna

 

e penso a te che sei lontana,

ai miei mali e alla gente

che sorride senza sapere

o perché non vuole pensare.

 

Ci sarà un giorno migliore per noi ?

Io credo e spero tanto di si,

ma in questo mondo,

perché tanto nell’altro c’è tempo.

 

Chi tanto soffre

muto spera

e una prece offre,

che’ molto non dispera.

 

 NOTE (1-16): Esente dalle note e spiegazioni perché in un chiaro amore e evidente tristezza è molto facile capire il sincero cuore che soffre, ma non muore.

 

Montecosaro, 09 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.


LA RAGIONE DEI GIUSTI

 

In natura regna la legge del meschino,

perciò è migliore il buon volere divino.


La legge del più forte non ha buon gusto,

l' uomo si inventa la teoria del più giusto


e sa con il cuore ciò che deve fare

per amarsi e il mondo ben aiutare.


LA RAGNATELA

 

Come farei a sapere

che cosa è scritto

nel grande libro della vita

senza averlo mai aperto ?


Chi non è mai stato

da molte persone castigato

non sa che vuol dire

essere rifiutato dagli altri,


o non essere uno di loro,

come scarto dei privilegiati,

con minime speranze,

come un fiore calpestato.


Chi odio nutre marcire fa il cuore

e la vita sa di godere

opprimendo sfortunati innocenti

che un po’ di respiro chiedono.


LA RICCHEZZA DEL CUORE

La Chiesa deve aiutare i poveri e questo non si fa colmando i Templi cattolici  di ricchezze e lussi (V.G.).


Nella povera Chiesetta

arrivai senza fretta


e dopo avere un poco pregato

il gran Crocefisso vidi immolato


e sotto, un medio vaso messo,

con pochi fiorellini blu serioso:


Seppi che Dio vuole un Tempio povero

ma con fedeli di carità ricchi invero.


Una mia canzone con testo simile è sul mio canale YouTube, all'indirizzo: https://youtu.be/jLEhAqsIpIc


LA ROSA CHE NON APPASSISCE

 

Come neve al sole si scioglie,

così il mio pianto con te moglie;


mai sarò da te lontano

che ti pensi tanto o piano;


sempre saremo uniti

in metafora riuniti.


La rosa del nostro vero amore

non pungerà mai il nostro cuore


e non appassisce col tempo

perché è certo amore eterno.


LA SIMPATIA

 

La simpatia fa stare bene con la gente

Gli antipatici stentano ad affiatarsi agli altri

Ma non per questo i simpatici possono fare tutto


Chi va a genio a molti si dice che è simpatico

Parla con tutti, saluta sempre, non è maleducato,

E’ sempre o spesso disponibile e gentile


Le persone positive o solari son le più apprezzate

Ma può esser benvoluto anche chi è triste e muto

Perché ha problemi e merita più degli altri


Perciò anche i tipi mogi e pensierosi sono simpatici

Anche se non appariscono tanto

Come chi ride spesso e volentieri


Esser felici o tristi può voler dire simpatia

Purché sia confortata anche da educazione

E la gente sempre apprezza tutto ciò


Crea armonia la persona cortese

Ma un dubbio ora in mente mi viene:

E’ vero simpatico chi mai si ricrede ?


LA SOLITUDINE


Un piccolo fiore è già nato sulla roccia

e da solo anela il piano, con tenacia,


dove gli altri fioriscono a milioni

sulla terra senza le preoccupazioni,


in miriade di profumi e di colori,

mentre la solinga piantina, di onori


semplice e discosta, ancora resiste

alle pur occasionali intemperie triste


e ha più merito il suo forte fiorire

di tutti gli altri, che non possono capire.


Questa forza di vivere è si’ notevole,

come Dio che da la forza all’uomo debole.


LA SPERANZA CHE SOSTIENE

 

Ero seduto sulla spiaggia,

le ondine lambivano la ghiaia,

un gabbiano bianco volava basso

sull’acqua blu senza fracasso.


Aveva pescato qualche pesce

per placare la fame che riesce

ogni alba a fargli spiccare il volo

per cercare cibo, anche da solo


e il pesce mangiato si era pria nutrito

di altri pesciolini in banco sortito,

come la fortuna che assiste solo

chi lotta per la vita e non solo.


Ma la forza e l’astuzia non bastano

sempre per vivere bene e lontano

dai perigli che inesorabili

insidiano gli esseri semplici


della natura ostile e dura

che può mettere paura

anche all’uomo forte

se di fortuna non ha sorte.


Infatti, tra l’altro, si dice spesso

che capire il mondo sia un messo

per guai evitare, se Dio vuole,

che così l’animo non duole.


Dalla natura l’uomo nacque

ma si distinse e a gradi scelse

l’intelletto e il cuore

che Dio riempie d’amore;


vivere può essere difficile

e solo lacrimare non avvera docile

il sognato rimedio ai tanti mali

ma lo possono Dio, i buoni ideali


e il comune buon senso che non muore

finché un barlume di pietà giunge al cuore

e Dio capisce che l’umanità vuole

stare bene e senza guai, ne dolore.


LA SPERANZA GIOVA AL CUORE AL MONDO


Nell’ingenua mia verde età

sentivo parlare di cose da grandi

e credevo d’aver capito tutto,

ma avevo solo udito e non capito.


Poi alla televisione qualcuno disse

che ai giovani non conviene far sapere

le faccende difficili o pericolose

e conviene che pensino ad altro


e un'altra persona disse in seguito

che se anche i media parlano di scandali

di grandi personaggi insospettabili

e conviene di conservare la speranza,


perché non tutti sono illegali, o ingiusti

e so che la gente non è tutta cattiva,

anche se i malvagi sono tanti

e spesso si travestono da rispettabili.


LA STELLA MAGGIORE

 

Tu, stella che di notte stai lassù,

sei di tutte le altre brillante di più.


Dio t’ ha donato la luce maggiore

ma anche degli altri astri è Creatore.


Tua è la parte maggiore nel buio cielo,

ma senza l’ altre stelle un velo nero


con un solo lume sarebbe la celeste volta

che triste parrebbe a chi la vede e la sonda,


ma anche alle luci notturne minori

è dato di farsi ammirare in cori


di astri diversi in alto e costellazioni

donando alle persone tante emozioni.


Se un concerto luminoso di corpi celesti

può donar beltà e felicità ai cuori mesti,


un umanità in armonia e più unita

può dar più pace e rallegrar la vita.


LA  STORIA  INSEGNA


L’egoismo, antico quanto il mondo,

ancora oggi resiste immondo

che nessuno si può vantare immune

dal periglio a volte fin troppo comune,


se ognuno pensa al proprio vantaggio

anche sapendo l’altrui disagio,

anche i cattivi dai simili son castigati

e a volte non sono nemmeno rimediati.


Quando l’egoismo è padrone

il falso ideale del più forte è signore

e chi tanto scusa questo fatto

è certo malvagio oppure matto.


Il male fatto richiama altro male

e nessuno può dire mai se vale,

dire di stare bene nel contesto

è dunque bugia e ingiusto pretesto


per togliere la speranza dei giusti

che anelano e hanno migliori gusti

e nascondere il gigante difetto

che l’odio va subito o indiretto


anche contro il calcolatore autore

che capisce solo il sesso come amore

e la povertà dei molti miserabili

come tanti lussi propri, ma orribili.


Se tutto questo vi pare giusto

la morale più comune non ha gusto

e tanti buoni libri sono stati scritti

spero non per essere ancora bruciati.


LA STORIA INSEGNA (2)


Lirica in cinque quartine senza metro a Roma quadrupla baciata per le prime due e alterna baciata in centro per le ultime tre. L'ho scritta ai giardini pubblici del "Cassero" del mio piccolo centro storico medievale del centro Italia il 27 ottobre 2019 sul mio cellulare, verso le ore 17:15, quando il tramonto del gigante panorama di quassù mai paventa i potenti come la caduta degli Dei, perché sanno che dopo la notte per loro torna il giorno felice e borioso, mentre per i sacrificati il giorno dopo è solo e di solito una magra speranza di vita, o di vita un po' migliore.


LA STORIA INSEGNA (2)


La pugna ogn’or dura e forte

per sorte può finire con la morte

Per chi contro è al male forte

che ai rii non scusa la brutta arte


che se male fanno e grande

non son pentiti nella mente

e con metodo colpevolmente

Con ingiusta pretesa falsamente


di passare da per bene e rispettabili

mentre chi tanto soffre è insultato

d'essere falso e rio interessato

e male paiono dianzi la persone civili.


Ma la natura sa questa cattiva arte

e permuta la vita dei poveretti

con quella dei falsi derelitti

che da rii tra di loro soffrono a parte.


Così tra il bene e il male profondo

va' la vita mia con anima già pia,

ma non si soffre inutilmente in vita

e un dì libertà non sarà storico sogno.


NOTE (1-20): Esente da note per la semplicità dei versi.


Montecosaro, 27 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi.


LA TEMPESTA

 

Come procella che insidia la nave,

così è la vita a volte con me

e niun omo potrebbe capire

il triste e duro, lento patire


se anche lui non fosse nato

almen un poco sfortunato

che della mia lacrimosa pianeta

possa non far implicita fraintesa,


ma spesso ad alterni tempi

prendo di alcuni i bei esempi

e ancor riposo e lei mi giovan alquanto

onde tornar più felice intanto.


LA TERRA IN CIELO


Il sasso sul bel giaggiolo

era fermo immobile,

non viveva nel bel volo


di animati esseri

chiamati dalla natura

nel ciclo dei miseri


dalla crudel condannati

a vita bella, grama e

ai minerali ridati.


Una luce si accese

forte dentro il sasso

e vita così riprese,


la pietra dal tavolo

in cielo volò consunta

di fiamme di vita solo


Nei miserevoli resti

già nessuno era dentro

e lassù non eran mesti.


La pietra era il mondo

e la fine trasformava

ceneri in cielo stupendo.


LA TRISTEZZA DELLE LACRIME

 

Se qualcuno non capisce

il dolor delle lacrime

non prendertela male,

perché staresti peggio.


Pensa che sbaglia,

o è insensibile

e non vale la pena

di pensarci troppo


e abbi Fede in Dio

che ti vuole bene,

non perder la speranza,

non tutti sono uguali,


fatti aiutare se puoi

e da chi ti puoi fidare.

Cerca d’asciugar il pianto

per star meglio.


Una mia canzone dal testo simile è sul mio canale YouTube, all'indirizzo: https://youtu.be/UTaTgK-e2iw


LA TERRENA GIOIA E IL CIELO CHE IN ETERNO LA RINNOVA


Una farfallina volava sui fiori

del bel Cassero dai bei colori


e io seduto sulla comoda panchina

vedevo la natura a cui il guardo s'inchina.


La minima farfalla arcobaleno

mi chiese in un battibaleno:


Cosa fai tu, uomo tanto soletto

e ora estraneo dal tuo tetto ?


Io gli risposi meravigliato dicendo:

Anche io vivo la mia estate riposando


sul sedile di legno usato ogni tanto,

come tu riposi sui fiori intanto


che del nettare ti nutri e poi riparti,

per altre mete succose e fior di mirti,


la tua breve vita con le ali ti godi,

come io della vita mi concedo riposi.


Anche io un giorno perirò

e dal vivido fiori in terra tornerò.


Però, se ora son lieto e desto,

dopo mai potrò godere del bel posto


e il riposo Dio mi concede ora

come dono di questa mia breve era,


ma la mia di vita seppur corta gioia

il cielo lassù in eterno e buono rinnova.


LA VALIGIA DEI SOGNI

     Lirica in quattro quartine di versi a rima alterna e la seconda a rima baciata doppia. Metro approssimativo. Scritta il 10 agosto 2019, verso le ore 00,45, sul computer di casa, da una precisa idea di scrivere una poesia sui sogni dei giovani che non sempre si realizzano per vari motivi e cause e nella mia operetta ho cantato di giovani migranti italiani che partono per le Americhe in cerca di un futuro migliore, ma che per un tragico incidente navale, affogano quasi tutti negli abissi dell’Atlantico tempestoso.


LA VALIGIA DEI SOGN

I

In quella valigia avevo messo

tutti i miei sogni di ragazzo

con della vita nel pieno immenso

etante speranze nel cuore intatto,


poi la nave affondò nell’oceano;

tutti correvano, di notte, gridavano.

Le onde erano forti come il vento

e morii nell’acqua in un momento.


La valigia si era aperta sulle onde

e i pochi vestiti sparsi sul mare

sprofondarono nell’abisso dove

noi migranti finimmo per andare.


Dio stavolta non aveva ben visto

tutti i nostri sogni di giovani vite

che il fato aveva chiesto si’ tristo:

ero morto per la felicità mancante.


Montecosaro, 10 agosto 2019

Vincenzo Giusepponi.


LA VITA UMANA


Lirica in quattro quartine a rima baciata doppia e metro non definito, scritta il 10 novembre 2019, alle ore 22:45 sul pc di casa, da una immediata idea di scrivere della sconfitta dei peccati, come di una necessità delle persone nella media dei comportamenti umani.
Ogni persona viva può morire e basta un attimo per finire.


LA VITA UMANA


La sconfitta del peccato,

che i buoni han cercato

da tempo immemore

per un mondo d’amore


è la via per il benessere

di chi ben ragiona sempre

onde evitare d’ignorare

il buon senso e imparare


il normale comportamento

medio della gente portamento.

Le persone nascon buone

e dopo la natura ripone


in ognun odio, o amore

e la vita vola con alone

dell’esistere o morire

e in un attimo può finire.


NOTE (1-16): Note non necessarie.


Montecosaro, 10 novembre 2019

Vincenzo Giusepponi.


PARLAVANO DI DIO

 

      Poesia senza rima, ne metro, in dieci quartine, scritta il 24.10.19 alle ore 00:10 sul pc di casa, da una vaga idea di parlare di Dio come la voce di un uomo che grida disperato nel deserto in cui è stato ingiustamente condannato da cattive persone.

 

PARLAVANO DI DIO

 

Parlavano di Dio

in quella Chiesa moderna

e mi fermai ad ascoltare

la calma del tempio

 

e le parole buone del Prete.

Ricordai quand’ero bambino

ed ero chierichetto,

poi mi allontanai da Dio

 

ma a quelle parole sacre

rimasi sorpreso di me stesso

e capii che Dio era buono,

non come chi l’aveva ucciso.

 

Mi dissero che la Chiesa 

e la politica erano cattive

e mi adularono sempre

per farmi molto del male

 

dicendo che non era colpa loro.

Però ora mi ero svegliato

dal torpore delle cattiverie

che subivo da tanto tempo

 

e dal fondo della Chiesa

mi sedei sull’ultimo banco

mentre dicevano che

gli ultimi saranno i primi

 

e sentii una gioia enorme

invadermi il cuore e la mente

e con rossore ammisi che

Dio è davvero buono e Santo,

 

tanto che anche per me

c’era ancora un posto tra la gente

e nel Paradiso ora sognato,

come l’assetato che anela l’acqua.

 

La Chiesa del Dio buono

aveva ascoltato la mia voce

disperata nel deserto

da dove mai potevo uscire.

 

NOTE (1-40): Esente da note data la limpidità del testo.

 

Montecosaro, 24 ottobre 2019

Vincenzo Giusepponi


QUELLA MATTINA


Lirica amorosa in otto strofe bi-verso a rima baciata e senza metro, scritta su pc di casa alle 00:40 del 01 novembre 2019, da un’ispirazione di scrivere un pensiero d’amore scaturito dal cuore appena sveglio, “quella mattina”.


QUELLA MATTINA


Quella mattina mi svegliai

e subito, al solito, a te pensai


e in un momento dissi quello

che dirti volevo da tempo,


ma come dire tutto con poco

e dissi forte con voce di fuoco:


Io voglio solo il tuo bene

e ti amo veramente.


L’aurora dipingeva il cielo

di giallo diffuso e ameno,


mentre il sole s’alzava lento

e maestoso con l’accento


di chi fa vivere il mondo

con luce e calore giocondo


e io sulla carta vergai tosto

che io ti amo la notte e il giorno.


NOTE (1-16): Esente da note per la semplice chiarezza.


Montecosaro, 01 novembre 2019

Vincenzo Giusepponi.


TI ERO DAVANTI


Poesia in nove quartine con e senza rima, senza metro definito, scritta il 17 dicembre 2019 sul cellulare nella sala d’aspetto del medico di famiglia, dopo una visita pomeridiana al Camposanto del mio piccolo Comune marchigiano, dove mi sono venute in mente diverse considerazioni sulla vita e sulla morte, oltre al ricordo di un mio amico purtroppo morto prematuramente.


TI ERO DAVANTI


Quante persone hanno vissuto,

hanno sofferto e alla fine ceduto,

qualche sorriso tra le lacrime

e poi la morte che evidenzia le anime.


Mi eri davanti allegro amico mio

e accennai al segno della croce,

ma mi trattenni vedendoti in volto,

come se fossi ancora vivo e vicino


e invece solo la tomba tua vedevo;

mi rifeci il segno Cristiano, silente,

poi pensai che non mi pareva vero,

ne giusto, che eri lì dentro.defunto.


Ti ricordo ridente e scherzoso,

con gli amici di sempre e insieme,

ma ora non sei nell'avello triste,

sei nel nuvoloso cielo serale,


felice con Dio e con gli altri andati

a miglior vita, senza patema alcuno

e così un'Ave Maria recitai muto,

in piedi, davanti al tuo terreno ricordo.


Si dice che oggi la maggioranza vince

e i più sono morti e sono sempre più.

A tutti piacerebbe vivere bene e tanto

e così porto la voce delle Sante Anime


al popolo del pianeta antico che gira

intorno alla stella nana, come la sera

che prima o tardi per tutti arriva sicura

e con la libera vita tutti starebbero meglio.


Chi al male le tante vittime spinge

un po' male fa anche ai suoi pochi colleghi

e a se stesso come cielo in mare riflesso

e intanto la mia lacrimante vita continua.


Cammino verso casa e al vento

affido il mio rincuorante buon senso,

come una speranza di vita migliore

dei disperati che bramano amore.


NOTE (1-36): Senza le note per l’inservibilità in cose semplici.


Montecosaro, 17 dicembre 2019.

Vincenzo Giusepponi.


VORREI DORMIRE


Poesia in quattro quartine di versi senza metro e con rima casuale, o inesistente, scritta in pochissimi minuti il 08 dicembre 2019 sul computer di casa, verso le 00,45, da un’idea di scrivere una poesia sul mio dilemma della scelta di continuare a soffrire pensando sveglio ai miei tristi eventi presenti, o andare al sonno notturno paventando insonnia e incubi, ma poi, come quasi ogni sera scelgo il dormire, sperando nell’incoscienza e riposo di un sonno normale e ristoratore.


VORREI DORMIRE


Vorrei dormire e riposare,

però penso e ripenso

e cerco quello che manca

per la mia pace interiore.


Come chi ha due desideri

ed entrambi anela

in egual modo soffre,

ma sa che chi dorme


non pensa a niente

e si calma la mente,

salvo gli incubi di notte

che richiamano la triste sorte.


Conto le ore della sera

e spero di non dover contare

anche quelle della notte

e poi vado allo sperato sonno.


NOTE (1-16): Senza note per la limpida chiarezza dei versi.


Montecosaro, 08 dicembre 2019

Vincenzo Giusepponi.

-----------

FINE DELLA CATEGORIA POESIE

-----------

QUESTO SITO È STATO CREATO TRAMITE