Mie poesie originali. La prima, di soli quattro versi in rima baciata doppia, la composi a memoria a soli nove anni, poi a sedici anni ne composi altre due o tre, tra i 23 e i 24 anni ne composi circa undici e le restanti 309, finora al 26.10.2018, le ho composte dai 57 anni ai miei attuali 63 anni.
Qui potete leggere gratis tutte le mie finora, al 24.01.2020, 300 poesie originali, in ordine alfabetico fino alla lettera "L", dai 57 ai 63 anni di oggi, dato che le sto copiando dall'altro sito mio dove ci sono solo poesie mie e l'elenco è qui aggiornato da me ad ogni aggiunta di nuova poesia che creo e qui pubblico, come sul mio profilo pubblico di Facebook.
Le mie 50 precedenti poesie originali le ho inserite nel mio unico libro pubblicato con Irda Edizioni e qui non le ho copiate per motivi di contratto con l'editore e di diritti d'autore. Però potete comprare il mio libro online su Amazon, al costo di € 10,40 più spese di spedizione, all'indirizzo web https://www.amazon.it/sentimento-versi-Vincenzo-Giusepponi/dp/1326272810/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1546042296&sr=1-1&refinements=p_27%3AVincenzo+Giusepponi e sul sito internet dell'Editore, all'indirizzo: http://www.lulu.com/shop/vincenzo-giusepponi/il-sentimento-in-versi/paperback/product-22288676.html
ACCONTENTARSI
Lirica in cinque quartine alternate di rime alterne e baciate doppie. La metrica non l’ho definita e ho scritta la poesia il 24 novembre 2019 sul computer di casa, verso le ore 19,00.
Canto con chiara metafora, di una giovane formica che non si accontenta della vita nel suo formicaio e scappa lontano, ma trova quasi solo dispiaceri e rifiuti e rischia anche di morire uccisa.
Così torna a casa, dove l’accolgono con gioia reciproca e finalmente capisce che sta bene dove la trattano molto meglio.
ACCONTENTARSI
La minima formichina
lavorava senza sosta
e non era birichina,
ma era sempre mesta
e riposar un poco voleva,
ma la Regina s’opponeva
e le altre zitte lavoravano
e al sistema si conformavano.
Così non felice della sua vita
se ne andò in cerca di fortuna,
ma non voleva essere eremita,
meglio star volea e non la Luna;
invece gli altri formicai alacri
la scacciarono dai loro sacri
rifugi pretesi sol per loro
e quasi la uccisero invero
e così la tenera formica disillusa
tornò all’avita casa natia
dove l’accolsero di gioia confusa:
capì il meglio che più conveniva.
NOTE (1-20): Esente da note per la chiarezza dei versi e delle metafore.
Montecosaro, 24 novembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
ALBATROS
Io, seduto in riva al mare,
sulla carrozzina da amare,
con lo sguardo in alto ho visto
un grande albatros mai visto,
volava libero e leggero
mentre ammiravo il cielo
e il mio pensiero volava
sulle grandi ali che muoveva.
L’anima mia alta volava,
sopra le nuvole aleggiava,
incontrai Dio e promise
che le mie catene invise
fossero le ali per godere
il ciel sereno tutte le sere,
per vedere Dio Creatore
in ogni uomo con un amore
per tutte le cose e il mare,
finché l’alma mia per amare
vedesse il mondo dalle ali
dell’albatros per bene sentirsi,
che ognuno è solo e triste
se sempre il male ha in mente
e non pensa che Dio è buono
come l’albatros che senza tuono
vede tanti uomini uguali
eppur diversi tra i mortali
che cercan la poca e breve gioia
mentre io l’ho se anche muoia:
Dio è con me e il buon cielo
calma, rasserena, il pensiero.
AL CALAR DELLA SERA
Poesia in sette terzine di versi senza rima, ne metro, scritta di getto e d’amore il 01 ottobre 2019, verso le ore 09,20 del mattino, sul computer di casa, da un’immediatamente precedente idea di scrivere una poesia sulla fine del giorno e le metafore sull’amore e sui sogni relativi che ne potevo trarre.
AL CALAR DELLA SERA
Al calar della sera
il sole scende veloce
dietro i monti azzurri
e il rosso del cielo
cede la scena diurna
all’imbrunire serale,
come una fine riposante
del lavoro quotidiano
e poi la notte stellata
riempie i sospiri d’amore
degli innamorati lontani,
con le stesse stelle
e sotto un unico cielo
che benedice il sentimento
del buon voler amoroso,
poi cullano le gaie stelle
il sonno di tutti
e dei buoni innamorati.
La speranza del dolce amore
che si realizzi davvero
non finisce con la sera.
NOTE (1-21): Esente dalle note per la limpidità dei versi.
Montecosaro, 1 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
AL DI SOPRA
Quando le farfalle svolazzano sui fiori in coro
recano emozioni di beltà e serenità a chi le ammira
e volteggiando per il nettare non vivono solo loro
ma danno la vita a nuovi frutti e fiori del sistema
ed anche le corolle variopinte rallegrano i giardini
in un concerto colorato di bellezza estrema.
Se ognuno imitasse un po' per la sua giusta parte nel Creato
anche l' umano modello più bello per tutti sarebbe
e sarebbe ora giacche' da tempo fu in teoria iniziato.
Però io spero che l' uomo in meglio muti un giorno
forse non lontano in un mondo a volte brutto
che più desideri anche innalzarsi dalla natura intorno.
ALL’ILLUSIONE
Avulsa dalla realtà è l'illusione
ma sognare non è un torto
ed esser felici senza vero motivo
non è male se meglio non si può fare
Non è perdita di utile tempo
se senza di essa si sta peggio.
Può essere meglio non sapere
e liberare la mente con ali leggere
se la conoscenza cade come pioggia
sulle penne rendendole pesanti
e impedendo il volo della gioia.
Quando la realtà è troppo dura
l'astrazione può far felicità sicura,
ma se qualcosa invero si può rimediare
forse sapendo non si impedisce il fare
e il cuor può sempre essere contento
in ogni caso che ci dona il tempo.
AL MIO BABBO
Guardavo quella sedia vuota
e te, babbo mio, ricordavo
quando eri e ora la sedia immota
mi fa pensar che ti inondavo
di amor filiale e tanta attenzione
per le cure che dovevi fare
nella tua tanto sospirata magione
e ora lassù sei ad ammirare
la gioia del Dio che pregavi
da giovane militare in Albania,
dove la guerra non evitavi
e poi in pace lavoro non trovavi.
Il metal meccanico lavoro era finito,
con la guerra per alcuni era sparito
ma già il legno gioioso lavoravi
e famiglia con tanto tempo poi formavi.
Fu così che falegname diventasti
con gli zii, abile e bravo
dicevi che col legno tutto fare sapesti
e io che un poco già imparavo.
Io nacqui tra il dolore di mia madre
e anche lei stava si’ troppo male,
poi la nuova casa riuscisti a fare
con tanti sacrifici e un po’ di male
la vecchiaia purtroppo male vivesti
con il penare gli usi furono tristi
fardelli da portare sempre teco,
come condanna di malattie eco
e ora in quella sedia vuota
io te vedo padre sempre amato
anche se lassù sei tornato
dal Dio che ti salvò dalla ruota
della fortuna in battaglia iniqua
come milite che alla stregua
di un povero fanciullo sfortunato
dalla Celeste Madre è salvato.
Ti porto sempre nel mio cuore
che tu e mamma di deste con amore
e di amore ora sono buon latore
verso te e gli altri che son con te.
(La foto sotto l'ho scattata io tanti anni fa, raffigura babbo e mamma nei tempi andati e l'ho presa dall'album di famiglia)
ALZO GLI OCCHI
Curvo a terra, dolorante,
non so da quanto;
alzo gli occhi da terra
e spero nel cielo.
Un’umile pastore
s’avvicina, vedendo
in me il suo prossimo,
mi aiuta a sedere,
poi mi fa mangiare
e da allora gli sono di
reciproca compagnia,
con Dik, il cane bravo
e gli altri che imparano.
Suono il flauto di Pan
sui monti azzurri,
non possiedo nulla
eppure vivo felice,
una musica fa eco
dal monte di fronte.
Gli altri pastori
ci fanno festa:
è arrivato un nuovo
amico sui monti.
AMARE E’ BELLO
L’amore è a volte bello
come si legge nel libello
di oasi un po’ ancestrale
ma che può essere attuale
e se gli spirti d’amor aumentano
non più eccezione alimentano
ma regola migliore sicura
che può vincer la natura
Ora così io dico e spero
e nel futuro non dispero
che un di’ l’amor cangiante
risplenda ovunque raggiante.
AMARE IL MONDO
Nel caleidoscopio dei miei
giovani pensieri di ieri
ricordo che la vita vedevo
bella e spensierata come desideravo,
ma la realtà non ben capivo
ed ero sovente ridente e giulivo.
Dipoi col trascorrer degli anni
divenni cogitabondo sui malanni
di questo mortale mondo
in cui da tempo vivo in fondo
ed eccomi ora alla mia età matura
ad amare il mondo ma ad averne paura.
Piaccia al nostro buon Dio
far di ognuno un po’ più pio
affinché dei rei la normal nemesi
molti non punisca di ben scortesi
e cotanto malato mondo
sia meno triste e cogitabondo.
AMOR CHE MIGLIORA
Son tornato negli stessi posti
di qualche anno fa
e ho provato la stessa sensazione
di felicità di allora
ma poi ho pensato
che oggi sono più triste d' allora
perché sei un po' più lontana.
Ma è bastato ricordarmi
di te da più vicino
e il sole è tornato con me.
Un tempo eravamo meno lontani
ma oggi siamo più sicuri
che così tanto ci amiamo
e il tempo ha aiutato
il nostro vero grande amore.
AMORE DALLA GALASSIA
Il pilota dell’ astronave, al buio,
contemplava dopo il tramonto alieno
da quella desolata rocciosa pianura
ai piedi delle alte montagne a guglia.
La nave spaziale sostava vicina
e l’ equipaggio stava cenando.
Lui solo era in piedi ad ammirare,
tra le tante luminose stelle lontane,
quel sole amico che aveva lasciato
per andare in lunga missione
sognando la sua donna amata
sulla lontana Terra desiderata.
Lui e lei guardavano ogni sera
le reciproche stelle dai loro diversi cieli
con la speranza di riunirsi un giorno
sapendo d’ esser figli di un unico Dio.
Versione musicale da YouTube della poesia Amore dalla galassia: https://youtu.be/ioIC4ekRkK0
AMORE PER SEMPRE
La mia donna
con la mente
ho tanto amato
si sovente
che il mio core
ancor la sente.
D' amor puro
come le stelle
bene vivo e
soavemente,
l’amo tanto
costantemente.
AMORE SENZA TEMPO
Lirica in cinque strofe bi-verso a rima baciata e metro approssimativo, scritta sul cellulare in prima stesura ai giardini del Cassero del mio piccolo centro storico e poi corretta il 14.10.19, alle ore 23,00.
Canto dell’eternità dell’amore vero e sincero che non si può dire che non sia un dono e una benedizione del Signore agli innamorati.
AMORE SENZA TEMPO
Il nostro amor non teme il tempo,
ne il male come reo contrattempo,
ogni istante ti penso e ti amo
e ogni dì in Dio noi speriamo.
Chi mai amato ha, mai certo sa'
quanto conta l’idillio per l'eternità,
in unione leggiadra e romantica
e il mondo non sempre auspica
che l'armonia trionfi sugli odi,
ma l'amore vince con buone lodi.
NOTE (1-10): Non ho messo le note esplicative per la limpida chiarezza dei versi.
Montecosaro, 14 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
AMORE SERENO
Ora tu sei con me
e già stiamo bene insieme,
ma il tempo vola e va
e ogni tanto ci ritroveremo.
Se tu non sei con me
io non vedo l’ ora di star con te,
ma il nostro amore ormai
per sempre durerà,
il nostro amore ci aiuta
a stare bene.
Versione musicale da YouTube della poesia Amore sereno: https://youtu.be/gjyfufHMfU8
ANCHE LE PIETRE
Non senti quelle pietre ?
Non senti come parlano ?
Quando la fine dal cielo cadde,
le case di gente inerme distrusse
e con esse le giovani vite di bimbi
innocenti e di mamme impotenti.
La morte piombava dell’alto
e le bombe tuonavano tanto;
Molte persone fuggivano
e impaurite piangevano;
la loro sorte sembrava segnata
come da un mostro che dall’alto non si placava.
Poi il silenzio della morte
sui poveri resti di muri ormai in rovina
e sui corpi esanimi di gente innocente.
In quel silenzio orrido e spettrale
dal basso un pianto si levò,
veniva dalle pietre che pur dure
sentivano il dolore della disperazione
e quei sassi erano meno duri
dei cuori che provocarono i morti
come se Dio ascoltasse le preghiere
delle donne che piangevano
i molti bambini che erano morti.
Poesia dedicata alle tante vittime dei bombardamenti sui civili nel mondo, compresi donne e bambini.
ANCHE NEL SILENZIO
Anche nel silenzio
sento la tua voce
nel mio cuore tempio
che parla e mi dice
che le Anime nostre
sono belle e buone
sotto la fitta coltre
di nubi a magione
del nostro Dio vero
che giusto ci benedice
ogni dì che davvero
gli angeli ci invia e dice
che qui siamo nati e viviamo,
con l’amore più sincero
che nel cuore sempre abbiamo,
la nostra vita buona invero.
ARIA DEL MATTINO
Limpido è il cielo al mattino
e fresca la brezza fa capolino,
mentre il sole dal mare sorge,
lento e maestoso si scorge;
Calma piatta è sulle acque
di uno zeffiro colorate;
nel ciel poca nuvola tacque,
la risacca va’ su sabbie sbiancate;
La speranza del novo giorno
è dimentica del dolor di ieri
e con timidi desideri tanto veri
affronto il novo mondo intorno.
ARLECCHINO
Mi son Arlechin,
sempre allegro
e un po’ birichin.
Faccio coppia con Pulcinella
per far ridere i bambini rallegro
a carnevale la festa più bella,
le altre maschere son da contorno
anche se ognuno ha la sua parte
e ci girano tutti intorno,
tutte le battute si somigliano
nella gaia commedia della felice arte
per far contenti quelli che ci ascoltano,
Se pulcinella ne combina una
qualche burattin gli da sgridate
ogni tanto se di opportuna.
Spero di avervi divertiti,
caro pubblico a casa tornate
dopo le belle dei burattini.
ARMONIA DELLE LACRIME
Aspre note suonanti
tra pascoli erbosi,
bei alberi salienti
con chiome ombrosi.
La triste armonia
di culture legate
al sudore ignominia
di persone piegate
al duro, umile lavoro
in campi come servi,
con poco soldo danno oro
a chi li usa per costringerli
a obbedire e faticare
senza poter protestare.
Dio c'è anche per essi
che patiscono tra le messi
senza mai alzare la testa
che perciò è molto mesta.
Basterebbe un po’ di cuore
per dar loro una vita migliore.
Poesia dedicata alle vittime dello sfruttamento dei braccianti agricoli nei campi, a volte trattati come schiavi, succubi del così detto "caporalato."
ATTIMI FELICI
Quando si dice che l'amor non torna
si sa che quasi nulla ritorna
però a volte basta un attimo d'amore
che, se intenso, cancella ogni dolore;
i momenti vissuti con il cuore
confortano l'anima di buon calore.
Belle emozioni ricordando
si vive anche il mal dimenticando.
A UN AMICO
Ciao Andrea.
A te che eri entusiasta
della tua squadra di calcio,
che eri il più simpatico
di tutto Montecosaro,
che eri aiutante e sagrestano
della nostra Parrocchia
e facevi parte dei Giovani Allegri.
A te penso con tristezza
in questo tempo in cui ci hai lasciati.
Eri un bravissimo presentatore
e il tuo “So’ brao io ?”
quando m’incontravi per il Paese
rimarrà nel mio cuore per sempre.
Sei tutto Montecosaro
e la tua dipartita non sarà mai
definitiva per tutti noi,
perché ti porteremo sempre
nel nostro cuore,
perché di tutti meriti l’amore.
Poesia dedicata a un mio amico di Montecosaro scomparso prematuramente: Andrea Capozucca.
BON PRANZO (in dialetto montecosarese)
Bon pranzo a tutti quilli che lo fa
e per chi lo pranzo no lo fa
pe n’ addra orda sarà
speremo presto per carità.
Chi troppo magnerà
sicuro se’ ngrasserà o male starà,
ma chi poco o male pranzerà
forse se’ mmalerà.
Chi lo jiusto magnerà
certo che mejio starà
e per chi mejio non cià
spero non se’ mmalerà
Accuscì è mejio magnà,
senza be’ tando frà
tirema a cambà finghe se po’
c’ a digiunà ce pensemo n’ addra o’.
BURRASCA
Tempestoso mare
c’è nel mio cuore,
ti penso con amore,
sol a te voglio arrivare.
Tra tanti impegni
ho sempre te per sogno,
come mio caro scrigno
t’amo con ritegni;
il mio arrivo tu sei,
ora ti amo come mai
e come me m’amerai,
moglie dei giorni miei.
CAPIRE L’AMORE
Il mio Dio non è fantasma
e non è di brutta risma,
bensì Ei tutto vede e può
come Ulisse giustizia trovò.
A volte pare Lui pensi ad altro,
ma ben sa che ogni io ha il centro
e se ogni error si paga
nulla qui è certo, come vaga
il mio pensier calmo e sopito
sui destini del mondo basito,
perché un Signore una volta disse
che ogni uomo fa parte della messe
e chi recita la parte lontan dal giusto
più in la’ del suo naso non ha visto,
che’ l’uomo più s’illude d’essere potente,
più non comanda nemmeno la sua mente.
CHI HA SOFFERTO
Chi ha sofferto per tanto tempo
sa che questi incessanti patimenti
sono una somma di infelicità.
Ormai chi ci ha preceduto
cammina sulle nuvole
perché è con il Creatore
e prima o poi speriamo
raggiungerli nel cielo,
ma ora la desolazione
della vita terrena
a volte mina o distrugge
le umane speranze
di stare un po’ meglio.
Però da qualche parte
nel dolore si apre una porta,
un respiro, un aiuto
dato da qualcuno
e anche
la gioia e la speranza
di Dio risorto.
C’E’ TANTA GENTE CHE SOFFRE MOLTO
Dalla spiaggia udivo
la risacca del mare,
il respiro vicino
dell’onde arrivare
sulla spiaggia ghiaiosa
come naufrago
che a riva riposa
sulla costa gettato.
Quanta gente già spera
in una terra felice,
ma muore in un posto
e in mare infelice,
come triste e povera
è sempre la vita loro,
tra fame e odi era
chi sfrutta per un oro
e in tv si sente
disastri di gente
morta per la speranza
di vita in istanza.
Vita lunga anelano,
ma non tutti ce la fanno
e in molti affogano,
però tanti arrivano,
chiedono pane e asilo,
a chi vede che sta più male
del ricco fratello nordico,
ma chi soffre non è rivale.
Nei campi accolti
mali sembran risolti,
ma lì li uccidono,
le vittime piangono.
CHI SI ACCONTENTA GODE
Una grande pietra
dominava la piana
e altre pietre piccole
sul verde prato intorno
formavano un coro fisso
su cui si ergeva il masso
che pesava sul terreno
e la radura nel bosco
era ferma da tanto tempo,
mentre gli alberi intorno
muovevano le vive foglie
sotto il vecchio sole rosso,
in un tramonto annunciante
il riposo per le piante,
ma le pietre già riposavano
da tempo immemorabile.
La vita si era avvicendata
nel grande bosco oscuro,
ma il masso non era ferito
dalla morte come i vegetali
e non soffriva se gli animaletti
salivano sopra di esso,
non come le foglie che morivano
mangiate dagli insetti.
Chi non è mai stato vivo
mai ha conosciuto la vita
con le sue gioie diverse
ma nemmeno ha mai sofferto
le pene dell’esistenza terrena,
in cui ci sono anche cose buone
per le quali vale ben la pena
di vivere e in armonia con tutti.
CHI SI ACCONTENTA GODE (2)
L'anziano ometto sempre sedeva
sulla larga panchina del Cassero.
Da lassù tutte le albe vedeva,
dono che tutti da Dio ebbero,
poi all’Ospizio tornava felice
pur sapendo di essere povero
di ricchezze, ma sempre all’apice
di un grandioso patrimonio vero,
che è il Creato da lassù visto
ed era il più ricco nel cuore
perché si contentava così presto
dell’immensa natura con amore.
CHIESETTA DI MONTAGNA
Un giorno in montagna andai,
per non pianger da casa uscii.
Dopo la Messa e tra i monti
passeggiavo sopra i ponti;
un insolito insetto incontrai
che d’ una zampa mancava ormai
e non sembrava disperato.
Su un muretto stava attaccato,
era il muro di un Piccola Chiesa,
a quell’ ora del meriggio chiusa.
Immobile era, forse a sperare
che il Dio di tutto ciò che appare
si fosse accorto del suo patire
infondendogli la forza di ripartire.
Ricordo spesso l' animaletto menomato,
che una vera cosa mi ha insegnato:
in questo mondo non io solo soffro
e se tutti nel dolor si tormentassero
mai riuscirebbero a non pensarci,
patendo troppo senza svagarsi
Dio era chiuso nella Chiesetta
e in cielo era in armonia perfetta,
ma è venuto nel mio cuore,
quasi subito e con ardore,
per dirmi che chi soffre sovente
può sopportar il fato opprimente
con la Fede nel Creatore che ci parla
e ci dona l’ anima e la vita per onorarla,
nell’ amore per un ostile natura,
perché la lacrima non sia dura,
ma la doniamo a Dio con esultanza,
perché ci ha insegnato la pazienza.
CI SONO ANCHE COSE SERIE
Scendono negli abissi del loro io,
quasi precipitano nel fondo pio,
ma non sempre evitan pettegolezzi in atto
coloro che tanto male non han fatto.
Se ad ogni azione v’è una reazione
uguale e contraria, con eccezione
che la fisica non studia la psiche
umana e manco le odiose, antiche
tradizioni di cattive parole dette
in pubblico, false e mai interdette,
certo che l’odio risaputo e avito
la gente vede, ode e non è sopito
in modo che ognuno pensa male,
o bene delle vittime e del reale
popolino del maldicenti
che sono solo saccenti
e non s’accorgono di avere
fatto capire a tutti di sapere
dire male solo di se stessi
e non dei buoni calunniati essi.
Ognun può ridere di ciò, ma anche
essere serio, perché neanche
Dio può evitare di condannare
le cose tristi, se son esagerate.
CON LE ALI DELLA FANTASIA
Con le ali della fantasia
da te volo con nostalgia
e tal pensiero sempre nasce
da un cuor che non riesce
a ignorare il grande amor
che a ogni ora mi fa pensar
come staremmo bene insieme
ogni minuto che ci appartiene,
sognando mi sento a te vicino
e poi col tempo è già mattino.
Indirizzo YouTube per versione musicale di detta poesia: https://youtu.be/y_i5yNCT_ds
CONSOLARE DAL PIANTO
Da bambino uscivo la sera
per la mano alla zia ch’era
quasi mamma, che m’era lontana,
ma era sempre mamma amata.
Poi a dormire piangevo sempre
per la paura del buio mentre
il campanile suonava le ore
e io tanto tardavo a dormire,
sospiravo a ogni quarto d’ora
che l’alba presto arrivasse ora,
poi m’addormentavo stanco
e profondo dormivo sopito
e sognavo, sognavo, sognavo
quello che avevo sempre sospirato:
giochi e un mondo felice e sereno
che mi portasse pace nel seno.
Al mattino mi alzavo per le scuole
e iniziavo così le giornate nuove,
gli zii mi aiutavano e rallegravano,
per un dì migliore mi preparavano.
CRISTO RE DEL PORTO
E' sera, il sole è quasi al tramonto,
il campanile suona l' Ave Maria,
le note leggere si espandono
sulle case del Paese costiero,
sulla spiaggia e sulla battigia,
sulle calme acque del vespro.
Le barche tornano alla riva
e sugli attracchi dei moli atti,
e i bagnini chiudono gli ombrelloni,
felici d' aver avuto tanti clienti.
E' l' ora del rientro a casa propria.
Il giorno d' estate è stato caldo
e si preannuncia la frescura serale
con la vita notturna nei chioschi
e nelle vie del lungomare affollato.
La luna gialla inizia il suo arco
e le luci artificiali si vanno accendendo,
Le stelle più fulgide compaiono alte
e il mare che tutto ciò sta a vedere
inizia il rito della serale alta marea.
L' acqua calma e blu della sera
contempla le ultime attività umane
prima del meritato riposo del Paese
che domattina si risveglierà tutto
affinché il sonno della notte sia vinto
come il riposo dell' umana morte
è vinto poi dalla luce del Paradiso.
L' Ave Maria suona alla sera
come per annunciare la sacra gestazione
nel divino buio del Santo seno della Madonna
del figlio di Dio fatto uomo che poi vedrà la luce
del suo giorno terreno, prima della beatitudine
dell' eterno giorno felice accanto a Dio.
Poesia dedicata alla Chiesa di Cristo Re a Civitanova Marche, Comune a 12 km dal mio, che mi vide da fanciullo bagnante pendolare.
CUOR CONTENTO IL CIEL L’AIUTA
Ai piedi delle scale
della Chiesetta antica
due minuscoli uccelletti vidi.
In coppia svolazzavano
d' intorno spensierati
e cinguettanti felici
vivevano la loro verde
stagione d'amore
senza pensare che
d’improvviso
la morte poteva ghermire
le loro belle e innocue vite.
Esser contenti il cuor aiuta
e men si teme la paura.
DALLA FINESTRA DELLA MIA STANZA
Dalla finestra della mia stanza
Con i vetri gocciolanti di pioggia
Pochi rami spogli sempre vedo
Di un inverno freddo e piovoso
Fuori è freddo e la gente soffre
Soffia il vento gelido da nord
Pochi si avventurano la fuori
Mentre l’aria sferza i volti
Fuori c’è l’inverno del mondo
Quando tutto è freddo e buio
e infatti di notte si sta peggio
la gente vive il freddo tempo
Il tempo in cui non si è felici
ognuno vive alla giornata
di solito riposano poco
i cuori di ghiaccio abituati
Ma io sono fuori dal mondo
E dentro la mia piccola finestra
Sento un tepore che vien dal camino
Un tepore che è nulla a quello del cuore
Che si consola dei mali del mondo
Con il bene vero che ho nell’anima
Ho il caldo in me e piango gli altri
Chi buono è non disprezza la gente
Anch’essi hanno problemi o se li fanno
Ma l’umanità un po’ meglio va
Di come era il tempo secoli fa
Se non per le modernità scarne
Di amore che tralasciano il cuore
Capire il proprio bene è facile
Ma l’altrui bene capire è difficile
E io capisco che il mondo è da amare.
DI BUON CUORE
L’ amor aiuta preferendoli
chi di troppo soffre proteggendoli.
L’ odio sa far soffrire con sentore
e inasprisce sempre l’autore,
pertanto migliore è ben l’ accordo
del rancore ingiurioso e sordo.
Da sempre la costanza nell’amare
un bel finale fa’ un di’ sperare,
la speranza ultima a morire
forse per il meglio farà fiorire,
perché se chi si accontenta gode
di grande umiltà farà sua lode.
Ora che sappiamo meglio amare
chiede il buon cuore e spera fare.
DIMENTICARE IL PIANTO
Arriva il vento se è il tempo,
mentre in piedi io mi trattengo
per un poco sulla vetta del monte
dove l’aria forte tira di fronte,
scompiglia i verdi, lunghi capelli,
scende il pianto dagli occhi belli,
penso a lei contro il destino,
mi ha lasciato solo e tapino.
Come un’arpa il gran vento fischia,
tra i secchi, fitti rametti ringhia,
la rabbia sconvolge la ria natura
che inver raffredda e non si cura
del mio dolor che mischia al vento
un turbine di pur stanchi pensieri
e d’istinto il mio cor addormento,
così sopisce l’amore di ieri.
Asciugo le lacrime, lento torno
a casa contento ove intorno
tutto mi è amico e felice,
più non sono un ventoso salice;
se sempre potessi il cor calmare
per ciò che cupo porta a odiare,
sereno sarei tutta la vita
vivendo d’incanto vera armonia.
DIO CI AMA
Stasera gli amici si divertono,
mentre io sono infelice senza te.
Loro sono allegri...
e invece io penso sempre a te.
Ti amo tanto
però purtroppo ti vedo poco.
Sembra quasi una condanna divina
alla quale non possiamo sottrarci.
Non abbiamo fatto nulla di male
per meritarci questo triste destino
e speriamo che Dio ci aiuti,
anche se non abbiamo molte probabilità.
Si dice che Nostro Signore fa soffrire i suoi figli
perché gli vuole bene e ama di più chi più soffre,
perciò nonostante le nostre sofferenze terrene
sappiamo almeno che c' è un Dio
che da lassù ci ama.
DIO ESISTE
Dio esiste e
la buona matematica
sconsiglia il male.
Prima o poi il bene
trionferà e i buoni
saranno nei cieli,
ma la misericordia
è infinita e per tutti
c’ è posto vicino a Dio.
Solo i negligenti
non capiscono
o non vogliono capire
queste semplici cose
e sono nel mio cuore
perché sono deboli,
come il figliuol prodigo.
Non è mai troppo tardi
per l’ avvento
del regno di Dio.
Confidate nel
buon senso
DOPO IL TRAMONTO
Quando la notte si avvicina
e lei non mi è vicina
molto triste è il mio cuore
e il buio oscura le ore,
ma so che ci unisce l’amore
e la vita riprende colore
con il sentimento radioso
che gli animi ci rallegra copioso.
L’amore tutto può fare
e i sogni realizzare,
come il buon Dio che dice
che il vero amore Ei benedice,
così noi ben sappiamo
che nel nostro quotidiano
incoraggiati sempre siamo
dal cielo perché ci amiamo.
DUE INNAMORATI
Due innamorati sono come
le due estremità di un elastico
che più si allontanano e più
si attraggono,
solo che l’ elastico si può spezzare,
mentre l’ amore no,
se è vero amore,
e dura per sempre,
perché l’ elastico è un oggetto
e finisce col tempo e invece
l’ amore, come un buon ideale,
resiste in eterno.
EGOISMO
Un sasso rimane solo un sasso,
se anche il cuore è rimasto
all’era della pietra dell’uomo
la persona non è galantuomo,
tal che parlar con lui pare
di parlare al vento che tace,
oppure risponde se gli pare,
ma mai si mette in pace
e calcola e odia il mondo
come se solo lui dev’esser contento
e gli altri solo un rammento
di sopraffare sempre odiando,
mentre il saggio filantropo ama il prossimo
e fa quel che può onde aiutar la gente
sempre senza pretendersi primo,
temendo che i duri non mutino mente.
Poesie di Vincenzo Giusepponi di Montecosaro (MC)
La foto sopra l'ho scattata io al tramonto, con il cellulare, dall'alto del giardino comunale "Il Cassero" di Montecosaro centro (MC) il 14/11/2017.
Per chi volesse anche ascoltare gratis tutte le mie canzoni di cantautore sul mio canale YouTube, l'indirizzo è:
https://www.youtube.com/channel/UClc4J-RVE__xSFzNoUr0FXw?view_as=subscriber
In questo mio sito scrivo tutte le mie poesie inedite che aumentano di numero ogni volta che ne scrivo una nuova, con o senza immagine appropriata relativa, di solito a colori . Al 09-11-2018 il sito contiene oltre 215 poesie. Sotto qualcuna delle poesie ho scritto una dedica e a volte anche un indirizzo internet di YouTube di alcune delle mie video poesie, o canzoni di cantautore con la chitarra, il cui testo è lo stesso, o quasi, della poesia sovrastante, o parla di argomenti simili e attinenti.
Ho anche scritto un libro delle mie prime 50 poesie, composte fin dalla gioventù, che è acquistabile sul sito internet di vendita online Amazon, all'indirizzo: https://www.amazon.it/sentimento-versi-Vincenzo-Giusepponi/dp/1326272810/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1546042296&sr=1-1&refinements=p_27%3AVincenzo+Giusepponi al costo di € 10,40 più spese di spedizione e su internet, all'indirizzo: http://www.lulu.com/shop/vincenzo-giusepponi/il-sentimento-in-versi/paperback/product-22288676.html al costo di € 10,00 + iva e, credo, spese di spedizione, ma qualche copia ne ho anche io e le posso cedere sempre a € 10,00 iva compresa, ognuna, ma senza spese di spedizione se le consegno a mano a Montecosaro centro, Montecosaro scalo, o Comuni vicini.
Seguono tutte le mie poesie inedite:
(Al 29/10/2019 ci sono in questo mio sito 285 mie poesie inedite, in ordine alfabetico)
(Lemie ultime 4 poesie inedita le ho inserite qui il dal 23.10.19 al 29/10/2019 e si intitolano: Parlavano di Dio, del 23.10.19; Il mattino dell'amore, del 24.10.19; Eppure si soffre, del 27.10.19; La storia insegna (2) del 27.10.19 )
PALLIDA LUNA
Salve pallida luna,
compagna e amica
delle mie notti insonni.
Sei tu triste come me?
Tu vegli il Mondo di notte
come io veglio
il mio patire.
Come è diversa la gente,
chi sta bene di giorno
riposa bene la notte,
mentre chi soffre il dì
la notte non riposa.
Non c’ è intervallo
ne’ consolazione
nel mio soffrire che
fuggirei volentieri
se solo potessi.
Montecosaro, 27 marzo 2015
Vincenzo Giusepponi
Versione video musicale della poesia Pallida luna su You Tube: https://youtu.be/h_pMH71sQ5Q
ALBATROS
Io, seduto in riva al mare,
sulla carrozzina da amare,
con lo sguardo in alto ho visto
un grande albatros mai visto,
volava libero e leggero
mentre ammiravo il cielo
e il mio pensiero volava
sulle grandi ali che muoveva.
L’anima mia alta volava,
sopra le nuvole aleggiava,
incontrai Dio e promise
che le mie catene invise
fossero le ali per godere
il ciel sereno tutte le sere,
per vedere Dio Creatore
in ogni uomo con un amore
per tutte le cose e il mare,
finché l’alma mia per amare
vedesse il mondo dalle ali
dell’albatros per bene sentirsi,
che ognuno è solo e triste
se sempre il male ha in mente
e non pensa che Dio è buono
come l’albatros che senza tuono
vede tanti uomini uguali
eppur diversi tra i mortali
che cercan la poca e breve gioia
mentre io l’ho se anche muoia:
Dio è con me e il buon cielo
calma, rasserena, il pensiero.
AL CALAR DELLA SERA
Poesia in sette terzine di versi senza rima, ne metro, scritta di getto e d’amore il 01 ottobre 2019, verso le ore 09,20 del mattino, sul computer di casa, da un’immediatamente precedente idea di scrivere una poesia sulla fine del giorno e le metafore sull’amore e sui sogni relativi che ne potevo trarre.
AL CALAR DELLA SERA
Al calar della sera
il sole scende veloce
dietro i monti azzurri
e il rosso del cielo
cede la scena diurna
all’imbrunire serale,
come una fine riposante
del lavoro quotidiano
e poi la notte stellata
riempie i sospiri d’amore
degli innamorati lontani,
con le stesse stelle
e sotto un unico cielo
che benedice il sentimento
del buon voler amoroso,
poi cullano le gaie stelle
il sonno di tutti
e dei buoni innamorati.
La speranza del dolce amore
che si realizzi davvero
non finisce con la sera.
NOTE (1-21): Esente dalle note per la limpidità dei versi.
Montecosaro, 1 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
AL DI SOPRA
Quando le farfalle svolazzano sui fiori in coro
recano emozioni di beltà e serenità a chi le ammira
e volteggiando per il nettare non vivono solo loro
ma danno la vita a nuovi frutti e fiori del sistema
ed anche le corolle variopinte rallegrano i giardini
in un concerto colorato di bellezza estrema.
Se ognuno imitasse un po' per la sua giusta parte nel Creato
anche l' umano modello più bello per tutti sarebbe
e sarebbe ora giacche' da tempo fu in teoria iniziato.
Però io spero che l' uomo in meglio muti un giorno
forse non lontano in un mondo a volte brutto
che più desideri anche innalzarsi dalla natura intorno.
ALL’ILLUSIONE
Avulsa dalla realtà è l'illusione
ma sognare non è un torto
ed esser felici senza vero motivo
non è male se meglio non si può fare
Non è perdita di utile tempo
se senza di essa si sta peggio.
Può essere meglio non sapere
e liberare la mente con ali leggere
se la conoscenza cade come pioggia
sulle penne rendendole pesanti
e impedendo il volo della gioia.
Quando la realtà è troppo dura
l'astrazione può far felicità sicura,
ma se qualcosa invero si può rimediare
forse sapendo non si impedisce il fare
e il cuor può sempre essere contento
in ogni caso che ci dona il tempo.
AL MIO BABBO
Guardavo quella sedia vuota
e te, babbo mio, ricordavo
quando eri e ora la sedia immota
mi fa pensar che ti inondavo
di amor filiale e tanta attenzione
per le cure che dovevi fare
nella tua tanto sospirata magione
e ora lassù sei ad ammirare
la gioia del Dio che pregavi
da giovane militare in Albania,
dove la guerra non evitavi
e poi in pace lavoro non trovavi.
Il metal meccanico lavoro era finito,
con la guerra per alcuni era sparito
ma già il legno gioioso lavoravi
e famiglia con tanto tempo poi formavi.
Fu così che falegname diventasti
con gli zii, abile e bravo
dicevi che col legno tutto fare sapesti
e io che un poco già imparavo.
Io nacqui tra il dolore di mia madre
e anche lei stava si’ troppo male,
poi la nuova casa riuscisti a fare
con tanti sacrifici e un po’ di male
la vecchiaia purtroppo male vivesti
con il penare gli usi furono tristi
fardelli da portare sempre teco,
come condanna di malattie eco
e ora in quella sedia vuota
io te vedo padre sempre amato
anche se lassù sei tornato
dal Dio che ti salvò dalla ruota
della fortuna in battaglia iniqua
come milite che alla stregua
di un povero fanciullo sfortunato
dalla Celeste Madre è salvato.
Ti porto sempre nel mio cuore
che tu e mamma di deste con amore
e di amore ora sono buon latore
verso te e gli altri che son con te.
(La foto sotto l'ho scattata io tanti anni fa, raffigura babbo e mamma nei tempi andati e l'ho presa dall'album di famiglia)
ALZO GLI OCCHI
Curvo a terra, dolorante,
non so da quanto;
alzo gli occhi da terra
e spero nel cielo.
Un’umile pastore
s’avvicina, vedendo
in me il suo prossimo,
mi aiuta a sedere,
poi mi fa mangiare
e da allora gli sono di
reciproca compagnia,
con Dik, il cane bravo
e gli altri che imparano.
Suono il flauto di Pan
sui monti azzurri,
non possiedo nulla
eppure vivo felice,
una musica fa eco
dal monte di fronte.
Gli altri pastori
ci fanno festa:
è arrivato un nuovo
amico sui monti.
AMARE E’ BELLO
L’amore è a volte bello
come si legge nel libello
di oasi un po’ ancestrale
ma che può essere attuale
e se gli spirti d’amor aumentano
non più eccezione alimentano
ma regola migliore sicura
che può vincer la natura
Ora così io dico e spero
e nel futuro non dispero
che un di’ l’amor cangiante
risplenda ovunque raggiante.
AMARE IL MONDO
Nel caleidoscopio dei miei
giovani pensieri di ieri
ricordo che la vita vedevo
bella e spensierata come desideravo,
ma la realtà non ben capivo
ed ero sovente ridente e giulivo.
Dipoi col trascorrer degli anni
divenni cogitabondo sui malanni
di questo mortale mondo
in cui da tempo vivo in fondo
ed eccomi ora alla mia età matura
ad amare il mondo ma ad averne paura.
Piaccia al nostro buon Dio
far di ognuno un po’ più pio
affinché dei rei la normal nemesi
molti non punisca di ben scortesi
e cotanto malato mondo
sia meno triste e cogitabondo.
AMOR CHE MIGLIORA
Son tornato negli stessi posti
di qualche anno fa
e ho provato la stessa sensazione
di felicità di allora
ma poi ho pensato
che oggi sono più triste d' allora
perché sei un po' più lontana.
Ma è bastato ricordarmi
di te da più vicino
e il sole è tornato con me.
Un tempo eravamo meno lontani
ma oggi siamo più sicuri
che così tanto ci amiamo
e il tempo ha aiutato
il nostro vero grande amore.
AMORE DALLA GALASSIA
Il pilota dell’ astronave, al buio,
contemplava dopo il tramonto alieno
da quella desolata rocciosa pianura
ai piedi delle alte montagne a guglia.
La nave spaziale sostava vicina
e l’ equipaggio stava cenando.
Lui solo era in piedi ad ammirare,
tra le tante luminose stelle lontane,
quel sole amico che aveva lasciato
per andare in lunga missione
sognando la sua donna amata
sulla lontana Terra desiderata.
Lui e lei guardavano ogni sera
le reciproche stelle dai loro diversi cieli
con la speranza di riunirsi un giorno
sapendo d’ esser figli di un unico Dio.
Versione musicale da YouTube della poesia Amore dalla galassia: https://youtu.be/ioIC4ekRkK0
AMORE PER SEMPRE
La mia donna
con la mente
ho tanto amato
si sovente
che il mio core
ancor la sente.
D' amor puro
come le stelle
bene vivo e
soavemente,
l’amo tanto
costantemente.
AMORE SERENO
Ora tu sei con me
e già stiamo bene insieme,
ma il tempo vola e va
e ogni tanto ci ritroveremo.
Se tu non sei con me
io non vedo l’ ora di star con te,
ma il nostro amore ormai
per sempre durerà,
il nostro amore ci aiuta
a stare bene.
Versione musicale da YouTube della poesia Amore sereno: https://youtu.be/gjyfufHMfU8
AMORE SENZA TEMPO
Lirica in cinque strofe bi-verso a rima baciata e metro approssimativo, scritta sul cellulare in prima stesura ai giardini del Cassero del mio piccolo centro storico e poi corretta il 14.10.19, alle ore 23,00.
Canto dell’eternità dell’amore vero e sincero che non si può dire che non sia un dono e una benedizione del Signore agli innamorati.
AMORE SENZA TEMPO
Il nostro amor non teme il tempo,
ne il male come reo contrattempo,
ogni istante ti penso e ti amo
e ogni dì in Dio noi speriamo.
Chi mai amato ha, mai certo sa'
quanto conta l’idillio per l'eternità,
in unione leggiadra e romantica
e il mondo non sempre auspica
che l'armonia trionfi sugli odi,
ma l'amore vince con buone lodi.
NOTE (1-10): Non ho messo le note esplicative per la limpida chiarezza dei versi.
Montecosaro, 14 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
ANCHE LE PIETRE
Non senti quelle pietre ?
Non senti come parlano ?
Quando la fine dal cielo cadde,
le case di gente inerme distrusse
e con esse le giovani vite di bimbi
innocenti e di mamme impotenti.
La morte piombava dell’alto
e le bombe tuonavano tanto;
Molte persone fuggivano
e impaurite piangevano;
la loro sorte sembrava segnata
come da un mostro che dall’alto non si placava.
Poi il silenzio della morte
sui poveri resti di muri ormai in rovina
e sui corpi esanimi di gente innocente.
In quel silenzio orrido e spettrale
dal basso un pianto si levò,
veniva dalle pietre che pur dure
sentivano il dolore della disperazione
e quei sassi erano meno duri
dei cuori che provocarono i morti
come se Dio ascoltasse le preghiere
delle donne che piangevano
i molti bambini che erano morti.
Poesia dedicata alle tante vittime dei bombardamenti sui civili nel mondo, compresi donne e bambini.
ANCHE NEL SILENZIO
Anche nel silenzio
sento la tua voce
nel mio cuore tempio
che parla e mi dice
che le Anime nostre
sono belle e buone
sotto la fitta coltre
di nubi a magione
del nostro Dio vero
che giusto ci benedice
ogni dì che davvero
gli angeli ci invia e dice
che qui siamo nati e viviamo,
con l’amore più sincero
che nel cuore sempre abbiamo,
la nostra vita buona invero.
ARIA DEL MATTINO
Limpido è il cielo al mattino
e fresca la brezza fa capolino,
mentre il sole dal mare sorge,
lento e maestoso si scorge;
Calma piatta è sulle acque
di uno zeffiro colorate;
nel ciel poca nuvola tacque,
la risacca va’ su sabbie sbiancate;
La speranza del novo giorno
è dimentica del dolor di ieri
e con timidi desideri tanto veri
affronto il novo mondo intorno.
ARLECCHINO
Mi son Arlechin,
sempre allegro
e un po’ birichin.
Faccio coppia con Pulcinella
per far ridere i bambini rallegro
a carnevale la festa più bella,
le altre maschere son da contorno
anche se ognuno ha la sua parte
e ci girano tutti intorno,
tutte le battute si somigliano
nella gaia commedia della felice arte
per far contenti quelli che ci ascoltano,
Se pulcinella ne combina una
qualche burattin gli da sgridate
ogni tanto se di opportuna.
Spero di avervi divertiti,
caro pubblico a casa tornate
dopo le belle dei burattini.
ARMONIA DELLE LACRIME
Aspre note suonanti
tra pascoli erbosi,
bei alberi salienti
con chiome ombrosi.
La triste armonia
di culture legate
al sudore ignominia
di persone piegate
al duro, umile lavoro
in campi come servi,
con poco soldo danno oro
a chi li usa per costringerli
a obbedire e faticare
senza poter protestare.
Dio c'è anche per essi
che patiscono tra le messi
senza mai alzare la testa
che perciò è molto mesta.
Basterebbe un po’ di cuore
per dar loro una vita migliore.
Poesia dedicata alle vittime dello sfruttamento dei braccianti agricoli nei campi, a volte trattati come schiavi, succubi del così detto "caporalato."
ATTIMI FELICI
Quando si dice che l'amor non torna
si sa che quasi nulla ritorna
però a volte basta un attimo d'amore
che, se intenso, cancella ogni dolore;
i momenti vissuti con il cuore
confortano l'anima di buon calore.
Belle emozioni ricordando
si vive anche il mal dimenticando.
BON PRANZO (in dialetto montecosarese)
Bon pranzo a tutti quilli che lo fa
e per chi lo pranzo no lo fa
pe n’ addra orda sarà
speremo presto per carità.
Chi troppo magnerà
sicuro se’ ngrasserà o male starà,
ma chi poco o male pranzerà
forse se’ mmalerà.
Chi lo jiusto magnerà
certo che mejio starà
e per chi mejio non cià
spero non se’ mmalerà
Accuscì è mejio magnà,
senza be’ tando frà
tirema a cambà finghe se po’
c’ a digiunà ce pensemo n’ addra o’.
BURRASCA
Tempestoso mare
c’è nel mio cuore,
ti penso con amore,
sol a te voglio arrivare.
Tra tanti impegni
ho sempre te per sogno,
come mio caro scrigno
t’amo con ritegni;
il mio arrivo tu sei,
ora ti amo come mai
e come me m’amerai,
moglie dei giorni miei.
CAPIRE L’AMORE
Il mio Dio non è fantasma
e non è di brutta risma,
bensì Ei tutto vede e può
come Ulisse giustizia trovò.
A volte pare Lui pensi ad altro,
ma ben sa che ogni io ha il centro
e se ogni error si paga
nulla qui è certo, come vaga
il mio pensier calmo e sopito
sui destini del mondo basito,
perché un Signore una volta disse
che ogni uomo fa parte della messe
e chi recita la parte lontan dal giusto
più in la’ del suo naso non ha visto,
che’ l’uomo più s’illude d’essere potente,
più non comanda nemmeno la sua mente.
CHI HA SOFFERTO
Chi ha sofferto per tanto tempo
sa che questi incessanti patimenti
sono una somma di infelicità.
Ormai chi ci ha preceduto
cammina sulle nuvole
perché è con il Creatore
e prima o poi speriamo
raggiungerli nel cielo,
ma ora la desolazione
della vita terrena
a volte mina o distrugge
le umane speranze
di stare un po’ meglio.
Però da qualche parte
nel dolore si apre una porta,
un respiro, un aiuto
dato da qualcuno
e anche
la gioia e la speranza
di Dio risorto.
C’E’ TANTA GENTE CHE SOFFRE MOLTO
Dalla spiaggia udivo
la risacca del mare,
il respiro vicino
dell’onde arrivare
sulla spiaggia ghiaiosa
come naufrago
che a riva riposa
sulla costa gettato.
Quanta gente già spera
in una terra felice,
ma muore in un posto
e in mare infelice,
come triste e povera
è sempre la vita loro,
tra fame e odi era
chi sfrutta per un oro
e in tv si sente
disastri di gente
morta per la speranza
di vita in istanza.
Vita lunga anelano,
ma non tutti ce la fanno
e in molti affogano,
però tanti arrivano,
chiedono pane e asilo,
a chi vede che sta più male
del ricco fratello nordico,
ma chi soffre non è rivale.
Nei campi accolti
mali sembran risolti,
ma lì li uccidono,
le vittime piangono.
CHI SI ACCONTENTA GODE
Una grande pietra
dominava la piana
e altre pietre piccole
sul verde prato intorno
formavano un coro fisso
su cui si ergeva il masso
che pesava sul terreno
e la radura nel bosco
era ferma da tanto tempo,
mentre gli alberi intorno
muovevano le vive foglie
sotto il vecchio sole rosso,
in un tramonto annunciante
il riposo per le piante,
ma le pietre già riposavano
da tempo immemorabile.
La vita si era avvicendata
nel grande bosco oscuro,
ma il masso non era ferito
dalla morte come i vegetali
e non soffriva se gli animaletti
salivano sopra di esso,
non come le foglie che morivano
mangiate dagli insetti.
Chi non è mai stato vivo
mai ha conosciuto la vita
con le sue gioie diverse
ma nemmeno ha mai sofferto
le pene dell’esistenza terrena,
in cui ci sono anche cose buone
per le quali vale ben la pena
di vivere e in armonia con tutti.
CHIESETTA DI MONTAGNA
Un giorno in montagna andai,
per non pianger da casa uscii.
Dopo la Messa e tra i monti
passeggiavo sopra i ponti;
un insolito insetto incontrai
che d’ una zampa mancava ormai
e non sembrava disperato.
Su un muretto stava attaccato,
era il muro di un Piccola Chiesa,
a quell’ ora del meriggio chiusa.
Immobile era, forse a sperare
che il Dio di tutto ciò che appare
si fosse accorto del suo patire
infondendogli la forza di ripartire.
Ricordo spesso l' animaletto menomato,
che una vera cosa mi ha insegnato:
in questo mondo non io solo soffro
e se tutti nel dolor si tormentassero
mai riuscirebbero a non pensarci,
patendo troppo senza svagarsi
Dio era chiuso nella Chiesetta
e in cielo era in armonia perfetta,
ma è venuto nel mio cuore,
quasi subito e con ardore,
per dirmi che chi soffre sovente
può sopportar il fato opprimente
con la Fede nel Creatore che ci parla
e ci dona l’ anima e la vita per onorarla,
nell’ amore per un ostile natura,
perché la lacrima non sia dura,
ma la doniamo a Dio con esultanza,
perché ci ha insegnato la pazienza.
CHI SI ACCONTENTA GODE (2)
L'anziano ometto sempre sedeva
sulla larga panchina del Cassero.
Da lassù tutte le albe vedeva,
dono che tutti da Dio ebbero,
poi all’Ospizio tornava felice
pur sapendo di essere povero
di ricchezze, ma sempre all’apice
di un grandioso patrimonio vero,
che è il Creato da lassù visto
ed era il più ricco nel cuore
perché si contentava così presto
dell’immensa natura con amore.
CI SONO ANCHE COSE SERIE
Scendono negli abissi del loro io,
quasi precipitano nel fondo pio,
ma non sempre evitan pettegolezzi in atto
coloro che tanto male non han fatto.
Se ad ogni azione v’è una reazione
uguale e contraria, con eccezione
che la fisica non studia la psiche
umana e manco le odiose, antiche
tradizioni di cattive parole dette
in pubblico, false e mai interdette,
certo che l’odio risaputo e avito
la gente vede, ode e non è sopito
in modo che ognuno pensa male,
o bene delle vittime e del reale
popolino del maldicenti
che sono solo saccenti
e non s’accorgono di avere
fatto capire a tutti di sapere
dire male solo di se stessi
e non dei buoni calunniati essi.
Ognun può ridere di ciò, ma anche
essere serio, perché neanche
Dio può evitare di condannare
le cose tristi, se son esagerate.
CON LE ALI DELLA FANTASIA
Con le ali della fantasia
da te volo con nostalgia
e tal pensiero sempre nasce
da un cuor che non riesce
a ignorare il grande amor
che a ogni ora mi fa pensar
come staremmo bene insieme
ogni minuto che ci appartiene,
sognando mi sento a te vicino
e poi col tempo è già mattino.
Indirizzo YouTube per versione musicale di detta poesia: https://youtu.be/y_i5yNCT_ds
CONSOLARE DAL PIANTO
Da bambino uscivo la sera
per la mano alla zia ch’era
quasi mamma, che m’era lontana,
ma era sempre mamma amata.
Poi a dormire piangevo sempre
per la paura del buio mentre
il campanile suonava le ore
e io tanto tardavo a dormire,
sospiravo a ogni quarto d’ora
che l’alba presto arrivasse ora,
poi m’addormentavo stanco
e profondo dormivo sopito
e sognavo, sognavo, sognavo
quello che avevo sempre sospirato:
giochi e un mondo felice e sereno
che mi portasse pace nel seno.
Al mattino mi alzavo per le scuole
e iniziavo così le giornate nuove,
gli zii mi aiutavano e rallegravano,
per un dì migliore mi preparavano.
CRISTO RE DEL PORTO
E' sera, il sole è quasi al tramonto,
il campanile suona l' Ave Maria,
le note leggere si espandono
sulle case del Paese costiero,
sulla spiaggia e sulla battigia,
sulle calme acque del vespro.
Le barche tornano alla riva
e sugli attracchi dei moli atti,
e i bagnini chiudono gli ombrelloni,
felici d' aver avuto tanti clienti.
E' l' ora del rientro a casa propria.
Il giorno d' estate è stato caldo
e si preannuncia la frescura serale
con la vita notturna nei chioschi
e nelle vie del lungomare affollato.
La luna gialla inizia il suo arco
e le luci artificiali si vanno accendendo,
Le stelle più fulgide compaiono alte
e il mare che tutto ciò sta a vedere
inizia il rito della serale alta marea.
L' acqua calma e blu della sera
contempla le ultime attività umane
prima del meritato riposo del Paese
che domattina si risveglierà tutto
affinché il sonno della notte sia vinto
come il riposo dell' umana morte
è vinto poi dalla luce del Paradiso.
L' Ave Maria suona alla sera
come per annunciare la sacra gestazione
nel divino buio del Santo seno della Madonna
del figlio di Dio fatto uomo che poi vedrà la luce
del suo giorno terreno, prima della beatitudine
dell' eterno giorno felice accanto a Dio.
Poesia dedicata alla Chiesa di Cristo Re a Civitanova Marche, Comune a 12 km dal mio, che mi vide da fanciullo bagnante pendolare.
CUOR CONTENTO IL CIEL L’AIUTA
Ai piedi delle scale
della Chiesetta antica
due minuscoli uccelletti vidi.
In coppia svolazzavano
d' intorno spensierati
e cinguettanti felici
vivevano la loro verde
stagione d'amore
senza pensare che
d’improvviso
la morte poteva ghermire
le loro belle e innocue vite.
Esser contenti il cuor aiuta
e men si teme la paura.
DALLA FINESTRA DELLA MIA STANZA
Dalla finestra della mia stanza
Con i vetri gocciolanti di pioggia
Pochi rami spogli sempre vedo
Di un inverno freddo e piovoso
Fuori è freddo e la gente soffre
Soffia il vento gelido da nord
Pochi si avventurano la fuori
Mentre l’aria sferza i volti
Fuori c’è l’inverno del mondo
Quando tutto è freddo e buio
e infatti di notte si sta peggio
la gente vive il freddo tempo
Il tempo in cui non si è felici
ognuno vive alla giornata
di solito riposano poco
i cuori di ghiaccio abituati
Ma io sono fuori dal mondo
E dentro la mia piccola finestra
Sento un tepore che vien dal camino
Un tepore che è nulla a quello del cuore
Che si consola dei mali del mondo
Con il bene vero che ho nell’anima
Ho il caldo in me e piango gli altri
Chi buono è non disprezza la gente
Anch’essi hanno problemi o se li fanno
Ma l’umanità un po’ meglio va
Di come era il tempo secoli fa
Se non per le modernità scarne
Di amore che tralasciano il cuore
Capire il proprio bene è facile
Ma l’altrui bene capire è difficile
E io capisco che il mondo è da amare.
DI BUON CUORE
L’ amor aiuta preferendoli
chi di troppo soffre proteggendoli.
L’ odio sa far soffrire con sentore
e inasprisce sempre l’autore,
pertanto migliore è ben l’ accordo
del rancore ingiurioso e sordo.
Da sempre la costanza nell’amare
un bel finale fa’ un di’ sperare,
la speranza ultima a morire
forse per il meglio farà fiorire,
perché se chi si accontenta gode
di grande umiltà farà sua lode.
Ora che sappiamo meglio amare
chiede il buon cuore e spera fare.
DIMENTICARE IL PIANTO
Arriva il vento se è il tempo,
mentre in piedi io mi trattengo
per un poco sulla vetta del monte
dove l’aria forte tira di fronte,
scompiglia i verdi, lunghi capelli,
scende il pianto dagli occhi belli,
penso a lei contro il destino,
mi ha lasciato solo e tapino.
Come un’arpa il gran vento fischia,
tra i secchi, fitti rametti ringhia,
la rabbia sconvolge la ria natura
che inver raffredda e non si cura
del mio dolor che mischia al vento
un turbine di pur stanchi pensieri
e d’istinto il mio cor addormento,
così sopisce l’amore di ieri.
Asciugo le lacrime, lento torno
a casa contento ove intorno
tutto mi è amico e felice,
più non sono un ventoso salice;
se sempre potessi il cor calmare
per ciò che cupo porta a odiare,
sereno sarei tutta la vita
vivendo d’incanto vera armonia.
DIO CI AMA
Stasera gli amici si divertono,
mentre io sono infelice senza te.
Loro sono allegri...
e invece io penso sempre a te.
Ti amo tanto
però purtroppo ti vedo poco.
Sembra quasi una condanna divina
alla quale non possiamo sottrarci.
Non abbiamo fatto nulla di male
per meritarci questo triste destino
e speriamo che Dio ci aiuti,
anche se non abbiamo molte probabilità.
Si dice che Nostro Signore fa soffrire i suoi figli
perché gli vuole bene e ama di più chi più soffre,
perciò nonostante le nostre sofferenze terrene
sappiamo almeno che c' è un Dio
che da lassù ci ama.
DIO ESISTE
Dio esiste e
la matematica
sconsiglia il male.
Prima o poi il bene
trionferà e i buoni
saranno nei cieli,
ma la misericordia
è infinita e per tutti
c’ è posto vicino a Dio.
Solo i negligenti
non capiscono
o non vogliono capire
queste semplici cose
e sono nel mio cuore
perché sono deboli,
come il figliuol prodigo.
Non è mai troppo tardi
per l’ avvento
del regno di Dio,
confidate nel
buon senso.
DOPO IL TRAMONTO
Quando la notte si avvicina
e lei non mi è vicina
molto triste è il mio cuore
e il buio oscura le ore,
ma so che ci unisce l’amore
e la vita riprende colore
con il sentimento radioso
che gli animi ci rallegra copioso.
L’amore tutto può fare
e i sogni realizzare,
come il buon Dio che dice
che il vero amore Ei benedice,
così noi ben sappiamo
che nel nostro quotidiano
incoraggiati sempre siamo
dal cielo perché ci amiamo.
DUE INNAMORATI
Due innamorati sono come
le due estremità di un elastico
che più si allontanano e più
si attraggono,
solo che l’ elastico si può spezzare,
mentre l’ amore no,
se è vero amore,
e dura per sempre,
perché l’ elastico è un oggetto
e finisce col tempo e invece
l’ amore, come un buon ideale,
resiste in eterno.
EGOISMO
Un sasso rimane solo un sasso,
se anche il cuore è rimasto
all’era della pietra dell’uomo
la persona non è galantuomo,
tal che parlar con lui pare
di parlare al vento che tace,
oppure risponde se gli pare,
ma mai si mette in pace
e calcola e odia il mondo
come se solo lui dev’esser contento
e gli altri solo un rammento
di sopraffare sempre odiando,
mentre il saggio filantropo ama il prossimo
e fa quel che può onde aiutar la gente
sempre senza pretendersi primo,
temendo che i duri non mutino mente.
EPPURE SI SOFFRE ANCORA
Lirica in sei quartine a rima alterna e la settima a quadrupla rima baciata, metro non definito, scritta il 27 ottobre 2019, alle ore 00:40 sul pc di casa, da un’idea del giorno antecedente di poetare sulla grande sofferenza degli schiavi e dei poveri nell’antichità europea e che continua ancora nei Paesi del terzo mondo. Però anche nei Paesi ricchi esistono tanti poveri, o persone oppresse da criminalità, corruzione, leggi a volte ingiuste, che esistono un po’ dappertutto e anche da noi, in Europa, che pure è un campione di civiltà e democrazia. Certo che tutti sarebbero più felici di stare meglio.
Quando l’uomo diventa più buono questi miracoli economici, sociali e umani, possono meglio accadere e con maggiore frequenza, ma le vie della giustizia e della fraternità sono lastricate di ostacoli grandi e piccoli, a volte visibili, e altre volte nascosti.
EPPURE SI SOFFRE ANCORA
Quando moriva una schiava
o una schiavo, soffrendo,
il padrone banchettava
e si divertiva godendo,
era un animale di meno
e altri ne avrebbe presi
nei suoi campi in seno
ai suoi dorati e obesi averi.
Però i cattivi padroni
tra loro congiuravano
e si uccidevano ridendo
nel mondo che volevano
e dopo invece capirono
d’esser più buoni tra loro
e meglio i poveri trattarono
e un po’ meglio gli schiavi loro.
Anche i mini despoti delle genti,
tra il popolo e sui troni
aprirono di buono le menti
e le torture chiusero i portoni.
Se l’uomo diventa buono
la coscienza non uccide,
se non il male con tuono
e la vita meglio sorride,
ma sempre le vie del bene
hanno ostacoli come rie iene,
come scogli e burrasche oscene
che non sempre firmano le scene.
NOTE (1-28): Versi limpidi senza note.
Montecosaro, 27 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi
ESSERE FELICI AIUTA
Ho trasformato il mio telefono
in un vettore di gioia e cultura,
invio messaggi comici e aforismi
ai miei amici tutti i giorni,
ma i pensieri istruiscono poco
e l' ironia è solo una falsa gioia,
l' allegria di pochi minuti e poi ....
ripiombo nei miei cupi pensieri.
Però un poco sollevano lo spirito,
come il vedere un bel film in TV
e annoto che svagarsi fa bene
a un' anima triste come è la mia.
Aspetto giorni davvero migliori
e cerco ogni tanto di non pensare
alle tante ragioni che mi deprimono,
ma la gioia d' una reale speranza
non mi nasce dall' ignorare i problemi,
come reconditi spiriti del male,
che come avvoltoi tornano alla mente,
ma dalla mia involontaria e intima,
forte necessità, di ragionar tali guai,
anche con buoni competenti aiuti
e cercar disperatamente la soluzione,
che a volte poi arriva alla ragione
di tornar alla vera e giusta felicità,
che allor quando importante è per me,
cancella come una gomma amica
tutta la tristezza che mi opprime.
ESSERE FELICI
Quando siamo felici insieme
vorrei che il tempo si fermasse,
così la nostra gioia non finirebbe mai,
tanto l' amo e la rispetto,
perché è la luce dei miei occhi,
non vedo altro che lei
e vorrei starle sempre vicino.
Se la penso sto' molto meglio
e se anche subito non la vedo
so che prima o poi la vedrò.
Conto i minuti che mi separano da lei,
lei è il mio amore e lo sarà per sempre,
lei è il mio destino e l' amerò per sempre.
ESSERE SOLI
In quella triste sera
alcune persone erano felici
e me ne stavo in disparte
perché lacrimavo non di gioia.
Così fuggii dalla confusione
e mi rifugiai in altrove
e un piccolo semplice Crocefisso
che appeso spoglio al freddo stava
e non si lamentava,
anche se era solo e sofferente.
Capii di colpo che tanta gente
soffre in silenzio e nell’anonimato.
Questo triste dolore da più merito
a chi è solo e soffre senza amici
perché c’è più onore e dignità
nel soffrire che non nel bene stare.
Molte gente al mondo soffre da sola
e c’è chi nemmeno lo sa o non vuol sapere,
oppure credono sia poco salvabile,
ma qualcuno a volte c’è ad aiutare e
chi più soffre dovrebbe essere aiutato prima.
Questo Dio lo promette da tempo
a tutta l’umanità, che penso sa
che aiutandosi meglio vivrà.
FAR BUON VISO A CATTIVO GIOCO
Lirica in cinque quartine di versi a rima alterna e baciata doppia e metro indefinito, scritta il 06 settembre 2019, alle ore 21,45, sul computer di casa, da un’idea immediatamente precedente di scrivere di un uomo che, in seconda persona, più personale e confidente che in terza, parla della sua vita tra gente che lo deride facendo credere che stanno scherzando, mentre invece gli stanno facendo del male seriamente e trattandolo da stupido dicono che non capisce nulla e non può protestare, in un’arcaica forma di razzismo.
Deve ridere dei brutti scherzi che gli fanno e quando non ce la fa e diventa triste gli dicono che è esagerato e si lamenta troppo.
FAR BUON VISO A CATTIVO GIOCO
Cosa t’aggrada dir non puoi,
mentre la vita passa avanti,
dicono che tu sia solo riso ormai
e da serio non ti fanno i vanti.
Passare ti fanno per stolto,
ma tu sai che fingono molto
quando in giro prendono te,
e in realtà si deridono da se.
Dicono che son solo scherzi,
ma tra loro non così fan scherzi
e per stupido ti fan passare
in modo che i diritti ti fan levare;
alla triste parte ti hanno obbligato,
mentre loro si credon attori migliori,
ma libero e buono ognuno è nato,
e dopo alcuni diventan i peggiori
e tu ridi facendo finta spesso
che sono amici da solo scherzo,
ma quando triste e serio diventi
ti dicono che troppo ti lamenti.
NOTE (1-20): Senza note per la chiarezza dei versi.
Montecosaro, 06 settembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
FARFALLINA
Farfallina minuscola e piccina
voli di notte a me vicina,
perché sul marciapiede
tu eri davanti al piede
invece di volare sui fiori
in cerca di nuovi odori ?
Forse cercavi un fiore buono
che al buio non chiude il cono.
E’ raro trovarli di notte
come è raro avere la sorte
di trovare rifugio sicuro
per chi soffre al buio duro
della disperazione della persona
che non sa chi davvero consola,
ma domattina l’ alba tornerà
e i fiori buoni a aprirsi aiuterà.
Se l’ uomo a Dio apre il cuore
capisce che vivere bene è amore.
FIDARSI SOLO DELLE PERSONE AFFIDABILI
Donare un sorriso,
se è il caso,
a chi è vicino
fa stare meglio,
se c’ è fiducia
e senza cipiglio,
ne egoismo,
ma senza fidarsi
dell’ altrui cinismo.
Un po’ di altruismo
fatto a chi ci si fida
evita il pessimismo
e perciò con chi conviene
è meglio sorridere
a chi adatto si ritiene.
FIGLI DEL TEMPO
Siamo gli eredi della storia millenaria,
ma nessuna epoca è più moderna e velleitaria,
perché l’attuale benessere il prossimo trascura
e a volte la stessa nostra convenienza oscura,
talché gli anziani dicono che è un mondo al rovescio
ché sono abituati a un’apparenza con meno rischio
ed è vero che se ora tutto si può fare e dire a tutti
non c’è più la riservatezza indispensabile dei diritti
che riescono a mantenere la stabilità mentale
dei buoni ragionamenti e ciò non è strumentale
al calcolato conservatorismo dei buonisti o falsi moralisti
ma è condizione essenziale per una società di misti
pensieri ed opinioni normali, democratici e giusti
e chi resiste al modernismo esagerato dei gusti
viene insultato e vilipeso senza aver nulla commesso
fino alla rinuncia dell’onesta e sincera critica di complesso
di vizi e ingiusti privilegi fatti passare per virtù e pregi
in un mondo che alcuni dicono ormai rovinato, ma gli agi
di tanti diversificati ceti sociali e di ricchezze impari
i ricchi non calano, dicendo che è il bene del popolo degli avi
e anche di oggi e del futuro di tutti, ma non sempre buono,
ma soffrendo si capisce che il bene porta il bene dell’uomo
e ognuno può avere l’amore nel cuore se lo vuole;
l’amore gratificherà il mondo, ma il male rovinare lo puote.
Poesia dedicata all'armonia tra la gente, al benessere dei popoli e alla pace nel mondo. Una mia canzone con questi auguri e principi potete ascoltarla gratis sul mio canale YouTube all'indirizzo: https://youtu.be/0uXE0tyboFs
FIN DA RAGAZZO
Poesia in cinque strofe di cinque e quattro versi senza rime, ne metro, scritta il 11 novembre 2019 (festa di San Martino) sul pc di casa, verso le ore 17,20.
Mi è nata l’idea di scriverla da qualche commento di alcuni miei conoscenti che pochi anni fa criticavano le mie poesie perché erano tristi e io gli dissi che non tutte le opere letterarie sono allegre, come piacciono a loro, ma ci sono anche commedie tragiche, drammi e poesie tristi, perché molte persone le gradiscono e ogni autore scrive quello che può e si sente venire dall’animo, anche secondo le esperienze proprie, il periodo storico, le influenze della società esterna, ecc..
Mi dissero che ero vanitoso e volevo imitare Leopardi con le mie poesie tristi e io gli ho risposto che ammiro moltissimo Leopardi, come altri grandi scrittori e poeti, ma che non mi sono mai illuso di diventare bravo e famoso come lui, data la mia modesta bravura nello scrivere e che ogni malato, o invalido che scrive poesie e non solo Leopardi, o io, a volte sente dentro la necessità di scrivere poesie, o romanzi tristi e di sentimento affatto allegro, come forse piace a molta gente e a volte anche a me, ma non tutti pretendono che gli autori, o i cantanti, scrivano o cantino cose allegre se sono molto tristi.
FIN DA RAGAZZO
Fin da ragazzo
scrivo poesie,
mi ci rifugio
e ci trovo
consolazione.
Alcuni m’han detto
che pretendo d’essere
Leopardi, perché
scrivo poesie tristi
e non gli piacciono.
Io gli ho risposto
che rispetto le opinioni,
ma che non sarò mai bravo
come il grande Leopardi
e che le mie poesie
sono di sentimento triste
come anche
quelle di tanti altri
malati, o invalidi,
non solo le mie,
ma ognuno le scrive
con la sua maggiore
o minore bravura.
NOTE (1-23): Non ho messo note perché una semplice poesia non ne necessita.
Montecosaro, 11 novembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
GIAMMAI
Giammai fui d’arte maestro
in nessun epoca di vita mia,
ma per mio divertir rostro
composi sempre d’arte mia.
Facili mi sembrano gli inizi
dell’opera nuova ideata,
ma poi ricercar gli indizi
onde continuarla rimata
più difficile rimane alla mano,
però scrivo per mio diletto
e giungo al fin d’arte nano
e un po’ spero piaccia al Dotto.
GIOIA CONSOLATRICE
Il Mondo è triste
Perché gli uomini
Non sono uguali
Ma essere felici
È anche un dovere
Verso se stessi
e questo avvia
la consolazione e
la speranza che
aiuta a vivere meglio.
GIUSTO AMORE DI ETERNO SENTIMENTO
Poesia in tre quartine senza rima, ne metro, scritta il 15 ottobre 2019, alle ore 22,30 sul computer domestico, da un mio pensiero d’amore di poco prima, che ho sviluppato e corretto in detta opera mia di buon sentimento e poesia.
GIUSTO AMORE DI ETERNO SENTIMENTO
Il fulmine ha scolpito
il nostro amore sulla
grande montagna
con il buon sentire
ed ora nei nostri bei cuori
è eterno sentimento
di gioia e senso di giustizia
e amore vero.
Color che il giusto chiedono
e sono buoni
in pace sono con il mondo
e anche Dio li accontenta.
NOTE (1-12): Il fulmine del nostro resistente amore lo ha scolpito in gigante scritta sulla montagna e nei nostri cuori. Gli innamorati che onestamente chiedono di amarsi, sono in pace con tutti, perché chiedono il giusto e il sentimento buono li fa benedire anche da Dio.
Montecosaro, 15 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
GLI ABISSI DELL’ ANIMA
L’ anima umana nasconde molti abissi
dentro i quali cela il proprio io in eclissi
e tanto è vano il cercare di sopprimerli
quanto incosciente costretto è a conviverci
come la gran nave che naviga tranquilla
sulla calma del mare che di sotto vacilla
nella profondità delle acque più oscure
si nascondon i perigli perché non sicure
chi si distrae e cade dalla calma nave,
o affoga, o male si trova sopra il mare
Il passeggero che viaggia sul legno,
se bene si abitua, sta certo meglio,
è difficile che cada in bocca al pesce
se lui a mantener l’ equilibrio riesce
navigando sull’ aspro sentiero marino
chi meglio alle buone regole va vicino
poco cade nelle profondità abissali
dei mali in agguato, che sono tali.
GLI ESSERI DOLENTI
Un fiorellino nacque tra i sassi
di un bel giardino fiorito,
ma non voleva che travisassi
e rimando mi dette invito
di cantare il suo destino
di un fiore solo e distante
dai simili, come un mattino
da un’arida terra all’istante
s’evolve un rosso e piccino
fiore con foglie verdi bandiera,
tra la ghiaia bianca di lino,
sfidare pare la cruda natura
che lo volle solitario e bello
lontano dagli altri grandi fiori,
ma con forza grande lo rivelo,
perché solo resiste e senza amori
GLI OCCHI DI DIO
Vedere il mondo
con gli occhi di Dio
migliora il nostro io
ed è giusto in fondo.
Io amo mia moglie
più di tutto quanto,
con amore tanto
e del bene varco le soglie.
HAIKU
I pericoli
dei fuochi d' artificio
non son assenti.
I BUONI E I CATTIVI
Lirica in quattro quartine a rima alterna e metro non determinato, scritta sul computer domestico alle 00,05 del 12 ottobre 2019, da una vaga idea di un ricordo dei cinquant’anni miei e del respiro che presi dopo alcune brutte esperienze sperando di essere ormai forte e libero da dette sofferenze, mentre non lo ero e così capii che è meglio essere umili e ammettere a se stessi i propri limiti per non sbagliare e finire anche peggio.
I problemi li hanno un po’ tutti, ma se l’uomo non si crede più forte di quello che è, capisce meglio se e quando può fare qualcosa contro i mali propri e se tutti capissero meglio se stessi, potrebbero stare meglio e quindi l’umanità regnerebbe sovrana tra i popoli del mondo mortale.
I BUONI E I CATTIVI
Quando ebbi cinquant’anni
d’essere quercia credevo,
ma debole ero nei panni
di riposato e male pendevo
con l’animo un po’ gradasso
di chi si libera la mente
da pensieri bui del sasso
che m’opprime odiosamente
e preferii lasciare tentazioni,
scelsi il bene umile e la pietà
per chi queste buone intenzioni
ha, o non ha, ne docile umiltà,
che la via è alla Santità
e se non tutti a ciò arriveranno
amare basta in gioiosa verità,
finché le genti il giusto avranno.
NOTE (1-16): Scevra da spiegazioni particolari non necessarie.
Montecosaro, 12 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
IGNORANDO LE OFFESE
Lirica in cinque quartine e un doppio verso finale, tutte in rima baciata doppia e semplice, scritta il 14 gennaio 2020 sul computer di casa, da una vaga idea primeva di poetare su una penna che non scrive inchiostro rosso come il sangue innocente dato che chi scrive non accetta la provocazione dei cattivi di turno che vorrebbero prendersi gioco di lui, inducendolo a reagire contro chi tanto è più forte e soprattutto cattivo e poi annientarlo sul campo di sfida illegale, presuntuosa, bellicosa, velleitaria e piantagrane.
IGNORANDO LE OFFESE
Quella penna non scriveva;
era rossa e non s’accingeva
a colar inchiostro vermiglio
dalla sua anima con cipiglio
di chi fiera disobbedir vuole
all’obbligo del male che duole
e la mia penna non adoperavo
con finta davvero non la usavo.
Invero bene scriveva, ma io non potevo
scegliere il male proposto e creavo
un’oasi di pace mia senza reagire
alle offese di chi si crede un Sire.
Quella volta i rei si calmarono
e difesi la quiete e non il corpo;
Era evitata per ora la battaglia,
ci fu tempo per le penne con regalia
ed ebbero permesso di dire alla gente
con democrazia libera e clemente,
che chi guerra dichiara ingiustamente,
poi non ci muore quasi per niente.
Anche io evitai odiose questioni e dolore:
ignorando le offese mi elevai all’amore.
NOTE (1-22): Senza le note per la semplicità.
Montecosaro, 14 gennaio 2020
Vincenzo Giusepponi.
I GUSTI BARBARI
Ingiustamente opprimer qualcuno
è un gusto barbaro
e molto primitivo anche,
tal che si perde nella notte dei tempi,
quando il più forte regnava
invece del più giusto e capace
come dovrebbe essere oggi.
Qualche volta gli animali sono
migliori dell'uomo.
Verrebbe da dire che i persecutori
non siano figli del nostro buon Dio
e che le vittime siano da Egli dimenticate,
ma non si deve perdere la Fede
in Dio e nella Giustizia perché
sarebbe peggio per noi e per gli altri.
I PENSIERI CHE VOLANO
Tra i fitti petali di un vivace fiore
vidi una coccinella che con ardore
muoveva capovolta le zampette esili
per rivoltarsi sui piedini minimi.
Riuscì e si camminò sul petalo sopra,
ma quando mi avvicinai l’ombra
l’impaurì e volò subito lontano
con la gioia del pericolo schivato;
dunque come esseri indifesi siamo noi,
poveri schiavi delle insidie, ma poi,
abituati o sicuri, sorvoliamo sulla natura
che ci soggioga con la paura.
I PENSIERI E LE FOGLIE
Cadean le stanche foglie
e alcuni tristi penseri d'antica ora,
ma altri novi e grigi nascean ora
dianzi le nuove verdi foglie,
ma l’amor non cede nel frattempo,
al mutar del tempo;
sei sempre nel mio cor
mio unico grande amor.
I PENSIERI LONTANI
Uno dei cosmonauti
su sentieri non piovuti
su una delle pianure di Marte
pensava da temporaneo abitante.
La sua donna era a casa sulla Terra
dove sarebbe tornato dall’avventura
Si chinò sulla sabbia rossa
e con il dito in grande scrisse:
“Io amo questo sistema solare
“ma dal mio amore vorrei tornare”.
Un vento s’alzò improvviso
e la scritta cancellò deciso,
come se non importasse al pianeta
ma l’ astronauta e la sua amata
sapevano per incluso
che si amavano lo stesso.
Non sempre occorre far sapere
ciò che si sente con il cuore.
I SOGNI PASSATI
Rivivere oggi i sogni passati
alla mercé di un fosco presente
è rischio di ripeter desii infranti
rinviati a un domani latente,
però chi sogna spera
e giunge a lieti pensieri
necessari alla vita vera
elevando a ideali veri
e perciò sperare sempre serve
per non viver una vita grama
di bontà e piena di facce torve
che evita chi non le ama.
Il domani nessuno conosce
e il buio può divenire luce,
ma l’amore mio non s’esaurisce
per la mia donna e sempre riluce.
I SOGNI PLACANO L’ANIMO
Quando il vento si placa,
la sera diviene tranquilla,
la luna veglia opaca
e il mio scrivere assilla.
Come può essere tutto fermo
quando mille problemi dimorano
nel mondo che pare infermo
per i tanti mali che abbondano.
Però io rimo la mia sera
e la tensione distendo,
la mia minima arte adopera
che poi nei sogni affondo,
la calma si conviene certo
per riposo tosto anelare
e gli affanni dimenticare
e capisco l’umano conforto
che tutto mai si può ottenere
e anzi i mali son già tanti,
nel sonno cado dai canti
e spero varcare di bei giorni frontiere.
I TORTI E LE RAGIONI DELLE GUERRE
Questa lirica poetica in cinque quartine di versi a rima diversa e metro non definito, l’ho scritta il 9 novembre 2019, sul pc di casa, verso le 19,45, prima di cena, da una idea di poetare sulle brutture delle guerre e le tragedie umane che ne nascono.
Poi ho pensato di scrivere che i popoli sono sempre innocenti e non i Governi e anche che la ragione non può stare da tutte le parti in causa, oppure da qualche parte si e l’altra no e chi provoca tanti lutti e lacrime dovrebbe rendere conto all’umanità e ai Governi democratici, o alle buone organizzazioni politiche e militari internazionali, del loro losco e tristissimo operato prebellico ed eventuali altri errori, o drammi preordinati.
I TORTI E LE RAGIONI DELLE GUERRE
Le guerre son sempre tragiche,
per sorte si trova la morte,
giovani soldati han morti certe,
donne e bimbi estinti oltreché
e quando le bombe tuonano
vicino si sente tanta paura,
ma da lungi è triste lettura
in chi il motivo sente arcano,
che’ importanti son tanti morti
e la giusta ragione o i veri torti
da qualche parte certo è in toto
o per uno di più e l’altro un poco,
e vorria l’alma buona pacificare
le paure e chi le fa provocare,
con la pace e l’amore tra la gente
che niuna colpa ha nella mente.
Invero chi davvero è si’ potente
da ammazzare così tanta gente
render conto dovria ai popoli
e ai buoni Governi non soli.
NOTE (1-20): Senza note data la semplicità dei versi e delle rime.
Montecosaro, 9 novembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL BEL CIEL
La vita continua dopo la morte
perché l'amore vivrà sempre
infatti all'armonia si fa la corte
se conviene o se piace sempre
Il Paradiso a tutti è gradito
tutti possono sperare in Dio
anche se non è sempre facile
per bontà è meglio esser docile
Un giorno il bel ciel vedremo
con gli angeli intorno al Supremo
mai più nessuno triste piangerà
e la vicinanza dell'amore basterà.
Questo mondo è un poco strano
ma se qualcuno vi da la mano
non rifiutate l’umana giustizia
se viver sperar volete in letizia.
IL BEL PANORAMA DEL CASSERO
Quando sei stanco, talvolta,
siedi e la calma ascolta.
Ascolta il rumore del vento,
che fa stormir tra i pini e ogni verde gelso,
siedi e ascolta il tempo,
il canto soave degli uccellini,
i suoni per natura inclini
e dall'alto del Cassero monte
ammiro il bel panorama lodevolmente;
il cielo rischiara il mondo lucente,
lo sguardo corre con amore
e la pace ora spazia nel cuore.
IL BENE E IL MALE
Se tutto va storto
e ti danno pure torto,
se le idee sono poche
e le forze sono parche,
rispetta te stesso
e gli altri lo stesso,
fai pace con te
per i tuoi e per te,
ma se un aiuto ci vuole
ai buoni aiutar non duole.
Se agisci sempre con amore
sei persona di buon cuore.
Indirizzo web del video musicale su YouTube della poesia sopra, con variazioni: https://youtu.be/UTaTgK-e2iw
IL BENE VINCE SUL MALE
Il male mi assale di giorno,
di solito quando sono solo,
ma soprattutto di notte
il diavolo abusa della mia umana debolezza
per abbattere le strenue buone difese
per farmi soffrire, a volte tanto.
Dopo un po’ che patisco
di solito riesco a pensare ad altro
e cedo al meritato riposo,
risolvo i miei dubbi e tentazioni
messimi in mente ad arte
dal potente maligno.
Non riesco sempre a sfuggire
ai suoi frequenti attacchi,
però di solito li sopporto,
anche se a volte
m’induce all’errore,
oppure al peccato.
Le tentazioni dei furbi e maliziosi demoni
son tante, insidiose e invoglianti,
ma resistere è consigliabile,
perché il male porta altro male,
mentre il bene produce altro bene
e so che sto meglio con l’ armonia
nel mio cuore, benché provato,
e in pace col prossimo, e dopo le risalite
vivo periodi di calma o di vera felicità.
Mi basta non dimenticare
di credere in Dio giusto e buono
e fare almeno un po’ di ciò che m’insegna.
IL BUON SENSO COMUNE
Non parlar senza sapere
se vuoi limitar le papere
e poi chi tanto si vanta
non sempre davvero incanta,
voler troppo da se stessi
è come il mal predirsi,
far finta di niente
a volte è l’ unico espediente,
ben comportarsi è cosa saggia
perché la vita è da sempre Santa.
IL BUON SENTIRE DEL VERO AMORE
Con l’amore vola il mio cuore
e si posa sul più leggiadro fiore
come in un sogno di bell’ardore
in un aura serena e migliore,
come farfalla che dolce si posa
sui petali di olente rosa
e nutre il sentimento che osa
ricambiarne l’affetto senza posa,
però si scaglia il più forte vento
contro l’idillio bello, sì violento
che solo il vero, buon sentimento,
resiste al male come portento.
Montecosaro, 07 luglio 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL BUON VOLER
Lirica in cinque quartine di versi a rima baciata doppia e metro impreciso, scritta sul computer domestico verso le ore 23,45 del 17 novembre 2019.
Canto della mancanza di educazione civile di qualcuno e dei problemi che possono derivare e della normale educazione di molti altri, che però sono disturbati e offesi dai veri malintenzionati sia per la cattiveria che anche perché stando con i buoni si vedono dalla gente involontariamente e onestamente smascherati
IL BUON VOLER
Quando l’educazione manca
e Il solito perbenismo stanca,
sembra che codeste filosofie
siano egual pratica di codardie,
perché non è vero coraggioso
chi con ria forza vince esoso,
ma chi può e riesce a durare
nel placido ben comportare.
Si può esser cattivi in tanti modi
e altrettanti ce ne son per esser buoni,
però chi il bene sceglie liberamente
ferito esser può dai rii scientemente
e chi bene si comporta invero
la vendetta può temer davvero,
se al malvagio non va bene
di mostrarsi peggiore per bene.
A volte si soffre la bontà del cuore,
perché alcuni temono il vero amore
e tacere fanno i buoni volenterosi
se i bruti risaltano rii e vanitosi.
NOTE (1-20): Senza note per la limpidità del contenuto.
Montecosaro, 17 novembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL CASSERO DI MONTECOSARO
Questa poesia senza rima, ne metro, in tre strofe di sette, sette e nove versi, l’ho scritta il 15 novembre 2019 sul pc di casa verso le ore 01.30, da un’idea immediatamente precedente e già avuta in passato di paragonare in metafora il circolo del giardino comunale del Cassero come il ciclo della vita dell’uomo che, se anche inizia e finisce in terra, poi ricomincia in circolo per sempre in un celeste e buon Paradiso dei giusti.
IL CASSERO DI MONTECOSARO
Quell'antico viale rotondo del Cassero,
dove la fine coincide con l’inizio
è il preludio del bel Paradiso,
tra il verde e i fiori, le farfalle,
il bellissimo panorama intorno
e i bambini che giocano festosi
con l’innocenza dell’età verde.
Ohimè quanto tempo è passato
dai miei giochi nel bel giardino
con gli amichetti di sempre
e i custodi delle aiuole rispettate,
quando bastava un sorriso
per essere felici e giocosi e correvamo
nei prati erbosi, tra i pini odorosi.
Vorrei essere allegro come allora,
ma ora l’età non più lo permette
e anche altri oggi son infelici.
La coscienza mi dice che devo
aiutare gli amici se farlo posso
e me loro aiutano ove possibile
e dopo la fine si ricomincia
a girare in tondo nel giardino,
ora celeste, del buon Paradiso.
NOTE (1-23): Non ho messo le note esplicative perché una poesia chiara ne è esente.
Montecosaro, 15 novembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL CATTIVO INCANTESIMO
Con una mela in regalo
la strega indusse la bellissima
a dormire, non in suo fato
e la fiaba era così brevissima,
che solo per lei e per i bambini
il Principe svegliò dal sonno
la bella addormentata nel bosco
e tutti vissero contenti e felici.
Chi non si fida mai s’inganna,
così scrissero persone famose,
ma tanta gente ancora ci casca
e per le lacrimose e tragiche cose
si deve cercare di salvare il salvabile
con la speranza di chi altro non può,
sapendo che non tutto si rimedia però
e la vita continua, si spera non incivile.
Montecosaro, 22 giugno 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL COSMO DAL CAOS
Imperfetto è l' universo
con tutto ciò che contiene,
compreso l' uomo,
però di tante cose varie è composto
ed esseri viventi diversi,
ognuno dei quali sembra tendere
a un suo innato senso primordiale
di conservazione di diverso tipo.
L’ uomo però ha un anima e un sentimento,
ma non può incontrare Dio e la perfezione
con lo studio, la scienza e l' intelletto,
però può trovarlo nel proprio cuore
come vero ideale della perfezione,
a cui tendere da solo e con gli altri
per un mondo davvero un po' migliore,
costruendo una società umana migliore
dal caos della natura ostile,
a immagine e somiglianza di Dio.
IL CUORE E LA MENTE
D’autunno cadon le foglie
e le piante ormai spoglie
tornan alla loro nudità,
su di lor le foglie son rarità.
La stagione del sole
è finita anche per un fiore,
tra i vasi ora è solitario,
adatto al freddo temerario
e tra i pochi esseri viventi
che s’adeguan ai freddi venti
ci son anche i piccioli uomini
che ancora han usi quasi soliti.
Dio scelse uomo e donna
tra la natura d’esseri colma
e l’intelletto diede loro
per governar il mondo intero,
però una regola hanno,
di amarsi tutto l’anno
finché la lor vita continua
a cui l’eternità dopo segua.
IL DESTINO
Lirica in tre quartine di versi e doppia rima baciata e metro non definito, scritta il 20 gennaio 2020 sul computer di casa, verso le ore 23,15, da una precisa idea di mettere in belle parole poetiche la sensazione di tristezza e il sentimento di riverenza per gli anziani e di universale compatimento per il mondo che vede sempre i suoi figli andarsene di volta in volta.
Le belle parole servono per meglio descrivere il buono e importante sentimento umano di tutti di fronte alla morte, perché è meglio ricordarlo, essendo la nascita e la morte le cose più importanti per ogni essere vivente, umano, o no.
IL DESTINO
Su quell’antico muro
finisce sempre ognuno
e l’anziano candido ometto
si fermò a leggere soletto,
del suo conoscente ricordava
il volto e ciò che diceva
e insieme parlavano,
poi si la mano si stringevano,
e ora il ramingo vecchietto
triste pensa all’amico diletto
e come i vecchi del Paese
ripensa al suo destino palese.
NOTE (1-12): Senza note per la chiarezza del componimento.
Montecosaro, 20 gennaio 2020
Vincenzo Giusepponi.
IL DESTINO DEI SERVI
Diversa la mia vita dagli altri
fu sempre, da che mi ricordo,
ma ebbi discreta cultura.
In TV si parlava di Robot
e della loro intelligenza.
Li ostacolavano perché
memori della disoccupazione,
erano solo macchine
e non soggetti di diritti.
A diciotto anni mi accorsi
di avere meno diritti
delle altre persone
e più obblighi di una vita
povera e sfortunata
e mi accorsi allora
di essere solo un triste Robot.
IL DONO DELLA SERENITA’
La pace e la quiete donano
benessere al cuore e riposano
la mente, con l’animo stanco
che vanno a evitare il fosco
tiranno malessere della tristezza
che a volte domina con la lentezza
del suo passaggio e lascia orme
di salate lacrime in questo carme
che di gioia pur finisce, senza avere
il rimpianto di malinconico rimanere
e con l’Anima in calmo stare
mi rifugio nel caldo casolare
dove conosco bene la mia casa
e tutto ciò che mi rallegra in essa
e davanti al domestico focolare
distendo la mente al tiepido scoppiettare.
IL GATTO E IL TOPO
Poesia in nove quartine di versi a rima alterna e baciata e metro indefinito, con prefazione iniziale, scritta il 17 settembre 2019, alle ore 00,35, sul computer di casa, da una immediata idea di scrivere un’opera rimata in cui si possa dire che chi pretende che gli altri devono essere buoni per forza, qualche volta lo fa solo per approfittarsi della bontà e buona fede dei presi di mira ingiustamente da queste persone cattive che esistono ancora nel secondo millennio, ma che spero vadano gradualmente diminuendo di numero e di pretese ingannevoli e malvagie verso le maggior parte della gente che è onesta e rispettosa della buona giustizia, fratellanza e libertà dei popoli in questo nostro mondo mortale per natura e purtroppo anche per la cattiveria e l’odio dell’uomo.
IL GATTO E IL TOPO
Chi è buono va’ sempre a Messa.
Chi è paziente non deve protestare.
Si deve rispondere bene a chi ci fa male.
Bisogna rispettare chi ci odia.
Se questi aforismi son spesso obbligatori
sanno di schiavismo e sottomissione
e se a chi odia s’inviano allori
il vigile vede l’esagerata rassegnazione,
talché chi a ciò obbliga, o plagia,
dice che sono solo consigli buoni,
mentre il gatto però il topo mangia,
dopo averci giocato con adulazioni.
Fa creder il topo libero e salvo,
ma poi lo acchiappa malvagio
con ferocia da felino allievo
di padroni di nessun pregio.
I buoni e i cattivi non sono uguali,
come fa credere qualcuno furtivo;
i buoni son tanti come gli schiavi abituali
se i crudeli schiacciano i miti in coattivo.
Il bene vince sul male di morale,
anche se soccombe in naturale,
come colomba bianca che sempre muore
quando il falco la ghermisce a tutte le ore;
Prometeo volle aiutare il mondo,
ma il Dio Vulcano, non d’accordo,
alla tortura eterna lo condannò
finché Ercole alfine lo liberò;
Dio e l’umanità avranno ragione
nel cielo e nel mondo magione
con dei posteri l’uman progresso
avrà giustizia ogni oppresso,
e già da oggi ogni cuore sente
che si mente a dire spesso bene
di chi picchia il bastone sulla gente
invece di evitarci le cadute e le pene.
NOTE (1-36): Libera da note esplicative data la limpidità dei versi e del contenuto.
Montecosaro, 17 settembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL GATTO NERO
Uscendo di casa ho visto un gatto nero
che è temuto da molti per il suo pelo;
ho guardato con simpatia vera
i suoi occhi verdi di primavera.
Oh micio seduto, cosa pensa mai
chi di te ha paura per ciò che non fai ?
Sembrano matti o incoscienti
quei malpensanti un po’ incoerenti
a cui penso a volte trascurandoli
come sciocchi, ma mai canzonandoli
La superstizione è lunatica
e come il gatto nero simpatica,
ma se ad alcuni fa a volte soffrire
spero si riesca a farli meno patire.
IL FIORE DELL’AMORE
Sui dipinti fiori volavano,
gaie le farfalle aleggiavano,
senza bui pensieri apparenti
del nettare vivevano salienti,
immagine naturale e pia
mentre l’estate sfuggiva via
e con essa dei fiori la vita,
con le farfalle e il verde quadro
che i bimbi aveva rincuorato
nel tondo giardino con gaie grida
di fanciulli felici in un mondo
piccolo, ma pure sempre giocondo
dove la mammina sempre correva
quando il suo bambino piangeva.
Montecosaro, 13 febbraio 2019.
Vincenzo Giusepponi.
IL GIARDINO ROTONDO
Girando di giorno
per le stradine del giardino
vedo le foglie cadere
in un clima settembrino
e mi vengono in mente
quante sono le cose che
finiscono come le stagioni.
Finiscono gli amori,
le amicizie, i colori,
finisce la vita.
Dopo il buio però
torna la luce
e la speme
di buone nuove
arde nei reconditi
anfratti del pensiero.
Anche la vita tornerà
nel cielo per l’ eternità
e l’ alba serena
del giorno seguente
darà ai cuori
una vita migliore.
Il giardino è rotondo
e la strada gira intorno
in guisa che dopo un giro
si ricomincia il cammino
e la nuova vita continua
mentre la natura muta
le stagioni e le sembianze.
IL GIOGO ITALICO
Ingiusta fu quella guerra,
ma solo dopo secoli si seppe.
e molte giovani vite morirono
per difender una Patria
che per errore lo chiedeva.
L'equivoco portò dolore,
lutti e tante lacrime a noi
e ai nemici. Poi perdemmo
ma già il tracollo della Nazione
era iniziato con tante vittime
innocenti sacrificate per errore.
L'italico popolo era già diviso
e le rivalità erano già nate
e anche le orde barbariche
posero altre pietre tombali.
Italia ricettacolo di divisioni,
fazioni, oppressori e invasori,
un giorno bella e unita ti desterai
dall'incubo del tuo giogo:
a ogni notte segue il giorno.
Poesia dedicata alla bi-millenaria divisione dell'Italia dalla fine dell'Impero romano del 360 dc all'unità d'Italia, nel 1860.
Ogni popolo del mondo ha diritto alla dignità e alla libertà, nell'uguaglianza giuridica e sociale e nell'armonia della fratellanza nazionale, pur nell'unione economica, politica, militare, con altri popoli in organizzazioni democratiche, libere e libertarie per la democrazia e il benessere sociale, umano ed economico dell'intera umanità.
IL MALE DEL MONDO
La terrestre spaziale nave militare
orbitava intorno al pianeta alieno
e in navetta calante si sentiva parlare:
“Quest’ astro è molto diverso per noi,
dato che inferiori scimmie involute
da sempre lo abitano, ma, ahi noi,
per lor gli stranieri siamo noi,
più intelligenti, ma siamo
sconosciuti anche tra di noi.
Di solito le temiamo ma temiamo, poi,
anche se meno, gli evoluti simili nostri
perché compiamo ingiustizie anche tra noi.”
IL MARTIRIO DI SAN SEBASTIANO
Quel dipinto era divino,
m’incantavo e lo guardavo:
il nudo San Sebastiano
pareva molto imbiancato
di una luce che rifulge
e che da Dio viene dolce;
dai romani fu trafitto
a un palo il derelitto,
ma dal Signore fu salvato,
in Paradiso trasvolato.
Se alcun merita allori
i buoni meritan amori,
per un equilibrio stabile
che il mondo renda docile.
La luce di Dio in Lui vive
mentre vien trafitto e rivive.
Il gigantesco affresco (prima foto sotto) dipinto dal De Magistris nel 1.500 e oggetto della poesia, si trova nella cinquecentesca Chiesa di San Rocco (seconda foto sotto), a pianta ottagonale, nella periferia di Montecosaro centro (MC).
IL MATTINO DELL’AMORE
Poesia d’amore in una strofa bi verso e tre terzine, scritta il 24 ottobre 2019 a casa, sul computer, verso le 23:40, da una bella frase sulla nascita di un amore che mi è venuta in mente poco prima e poi di seguito ho scritto in poco tempo la poesia sullo sviluppo della frase amorosa.
IL MATTINO DELL’AMORE
Quando un amore vede l’alba
può essere la nascita di un bimbo,
ma anche l’inizio di un amore
tra due persone che si amano
per la vita e dopo la morte.
Io amo la mia donna
con amor sincero e vero,
con cuore e con la mente,
contro le traversie della vita
e con l’aiuto di Dio
e del buon cuore dell’amor.
NOTE (1-11): Semplice operetta che non abbisogna delle note.
Montecosaro, 24 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL NATALE
Il Natale, il Natale,
il Natale di Gesù.
Luce del mondo
Figlio di Dio;
è’ il Natale del bambino
del bambino Gesù.
Ninna nanna,
Ninna nanna,
dormi bambino, dormi Gesù,
la tua luce vien da lassù,
come ogni bambino sei nei nostri cuor,
come ogni bambino sei il nostro amor,
ninna nanna,
ninna nanna.
Il figlio di Dio è venuto tra noi,
Dio è nato ed è qui con noi.
Versione musicale della poesia su YouTube all'indirizzo: https://youtu.be/h_SVwJ-yP8g
IL NULLA NON ESISTE
Dov’è il mondo ?
Il mondo è nei tuoi occhi,
oh soave fanciulla di ieri,
lì c’è tutto il mio mondo,
senza te sarei nulla
perché non esisterei
senza il mio mondo
e niente più avrei.
Eppur non ci sei
e la realtà ancora esiste,
è un vivere diverso
e diverso è ora il mondo,
che anche se pare nuovo,
un po’ bello appare
e mi consolo guardando
un tramonto in riva al mare.
IL PIU’ BEL DONO DI DIO
Un giorno a casa tornai
e il focolare acceso trovai,
mia moglie era tornata
e con gioia l’avevo ritrovata.
Non le chiesi perché, o come,
ma l’abbracciai d’istinto eccome;
lei mi baciò e pianse sulla mia spalla,
era felice d’aver capito che amarla
era ancora vero per me e per lei
e io la strinsi al petto come colei
che mai era partita dal mio cuore
e solo era passato un istante d’amore,
invece di tre anni di dolore
per noi ora pieni d’amore
da tanto desiderato e sovente
come idillio che inebria la mente.
L’amore sarà da ora la nostra vita,
come sempre, senza sosta capita;
gli equivoci erano spariti lontano
dai cuori che amavano mai invano.
IL PIANTO
Quando l’ acqua esce dagli occhi
sono lacrime
ma a volte non ci si pensa
quando si vede poco.
Quando sono molto triste
non mi va nemmeno di parlare
e mentre sono muto
soffro tanto.
Poi la malinconia passa,
torno normale e non penso
al prossimo pianto
che sarà di turno.
Intanto però respiro
e ho anche momenti di gioia
prima di ricadere
nel buio della notte.
IL RIPOSO INFINE GIUNTO
La sera sono calmo
come un fiore chiuso
e di stanchezza colmo
fuggo i pensieri cupi d’uso;
chi di sonno spesso stenta
a preoccuparsi anche poco
e se qualcuno poi lo tenta
non lo considera manco poco
e così all’amore penso gaio,
alle cose belle della vita
che non ho mai avuto a spaio,
ma che ricordo con pace avita.
A te penso tranquillo con amore
e ai nostri giorni felici e sereni,
con la gioia e la pace nel cuore,
che mai finiranno perché giorni ameni.
IL ROBOT
Il robot già in primevo
non era altro che servo,
ma non piangeva per questo
la copia d’ uomo perfetto.
IL SENSO DELL’ AMORE
Ai puri di cuore fa bene l’ amore
e son quelli che ne han più bisogno,
aver fede in Dio crea l’ armonia
per ben viver con se stessi e gli altri.
Anche l’ amor vero per una donna
allevia un poco le sofferenze proprie
e quelle della donna giust’ amata.
Amare figli, genitori, parenti e amici,
amare Dio e il prossimo come se stessi,
entro ciò che si può fare,
sempre d’ amor si tratta
e se è sincero di più vale.
Chi ama senza pretese
sempre ama cortese,
e non disperando apprese.
Se ognun amasse il prossimo,
nei limiti del possibile,
il mondo sarebbe molto migliore
anche senza essere perfetti.
IL SOGNO DEL VECCHIO
Quando il sole d' inverno
scalda la brulla terra
si avvera un sogno eterno
che è di non patire il freddo
in una stagione che consuma
la speranza dei senza tetto.
I pochi fiori germogliati
fanno capolino tra le erbe
dal provido sole riscaldati;
si ristora un poco la natura
per una sporadica giornata
in cui il freddo fa men paura;
un giorno sarà ancor primavera
e l' inverno si chetera' paziente,
come lo scorrere del tempo che s' avvera.
Intanto il cencioso povero vecchietto
si riscalda e il buon sole benedice
ma sempre piange per non avere un tetto,
ma anche ciò che inoltre gli abbisogna
è qualcuno che sotto un buon tetto
di lui si prenda cura, come da sempre sogna.
IL SOLE DI DIO FU NASCOSTO
Il sole fu nascosto dai monti
e il cielo divenne più cupo,
fino a divenire nero,
ma la sfera gialla della luna
era apparsa e illuminava
con la sua fioca luce
una vallata trapunta
di varie luci artificiali.
La notte non era buia
e la speme del nuovo giorno
avrebbe tinto di rosso
l’ alba dell’ indomani,
già nei miei sogni d’ amore.
IL SOLLIEVO DEI SOGNI
Sempre non posso
evadere dal vero,
ma se d’ altro m’ abbevero
tv, pc, musica o libri apprendo
e ciò che più comprendo,
pensando anche a lei,
è che l’ illusione che reale vorrei
mi darebbe un mondo più amato
e mentre così evado
passo il mio tempo.
Però alla realtà non scampo
e mi richiama a se con pegno,
ma già la speranza del sogno
mi da il respiro e la forza
contro ciò che l’ animo sferza;
così per la gioia ho il sostegno,
per il quale a rispettare Dio m’ impegno
con l' animo silente che la tristezza sente.
IL SOGNO CHE INSEGNA
Lirica in tre quartine a rima alterna e metro di otto sillabe, scritta il 01 gennaio 2020 sul cellulare, alle ore 01,20.
Canto degli alti e bassi del patire quotidiano e della sonno ristoratore che mi fa sognare quella felicità che al mattino ricordo correndo da lei per un giusto e buon matrimonio felice.
IL SOGNO CHE INSEGNA
Leggero è il patire
Quando prendo il respiro
Ma mai posso fuggire
Il gran soffrire solito,
Poi salgo nei sogni
del salutar sonno pio
ed entro la dove ogni
uomo è dal ben rapito.
All'alba apro gli occhi,
da te corro gaio, amo,
dei sogni ho orecchi
e con amor ci sposiamo.
NOTE (1-12): Senza note.
Montecosaro, 01 gennaio 2020
Vincenzo Giusepponi.
IL SONNO FUGGE I BUI PENSIERI
Il sonno fugge i bui pensieri,
come riposo toglie guai seri,
però non tacita incubi notturni
come la copia dei dolori diurni
e domani ancora dura sarà
la mia vita che mai diverrà
una calma e idilliaca vacanza
nel mondo che mi sopravanza
di forza, ardore e coraggio
come chi prega di maggio
che si apra un’umana speranza
di mia misera esistenza e rimanga
almeno un fiore nel mio cuore
per darmi la forza dell’amore
di buon reagire per sopravvivenza
mia, di lei e di chi ha una coscienza.
IL TEMPO PASSA
Nell’aria leggera e frizzantina
di una giornata novembrina
camminavo vestito pesante
con poca altra gente passante,
perché poche persone uscivano
e nel calduccio delle case stavano
trascorrendo il tempo alla tv o in cucina
aspettando la sera che era vicina
e con la mia vita che trascorre triste
mi rinchiudo in me stesso mesto
parlando poco con tutti di me stesso.
Le cattiverie subite nella mia vita han messo
da molti anni in ginocchio la felicità
che natura dona alla verde età congenita,
la gioia spensierata una volta giovane
da tempo è finita lasciandomi vane
e infelici, amare speranze per il domani,
ma ricordo le mie ore felici di altopiani
che da tento ho lasciato per le profonde valli
della mia odierna mestizia frequenti assilli.
Devo pur vivere però adesso la mia vita
e tra bei ricordi e qualche sogno è assopita
la mia malinconia che perdo di vista
e il mio io a volte vera gioia ora conquista.
IL VALORE DI UN SORRISO
Il sorriso di un bambino illumina il mondo
più del sole a mezzogiorno,
come la voce dolce di una mamma
che canta la ninna nanna
dona sonno e sicurezza al figlioletto
che nella culla dorme come un angioletto.
Quando la madre stringe al seno il suo pargoletto
non c’è niente di più bello e diletto,
e se il figlio poi piange forte
la mamma lo consola con amore,
ma se è la madre a piangere
al bimbo non lo fa vedere.
Se lui tranquillo chiede amore
la mamma lo concede con ardore
e sorridendo all‘amato figlio
anche lei si consola meglio,
asciugandogli le infantili lacrime
dimentica anche le sue medesime.
Quanta gioia può dare un figlio
che d’ un genitore è l’orgoglio,
e quando svegliatosi vuol giocare
lei glie lo insegna con amore.
Poesia dedicata al grande amore materno.
IL VENTO CHE PARLA
Lirica breve in tre quartine di versi a rima baciata quadrupla e l'ultima doppia, metro impreciso. Scritta al Cassero di Montecosaro centro il 24.07.19 verso le ore 18,00, da una improvvisa idea, istantaneamente cercata tra il verde e il fruscio dei cinque zampilli della fontana centrale, di una farfalla innocente, bella ed elegante, che aiuta a prolungare la vita dei fiori, come chi all'aria parla dei problemi scomodi, ma tristi e degni di essere conosciuti e come metafora i media che prolungano la vita nel tempo e nello spazio delle giuste parole di disperazione e il vento, come la scrittura letta da molte persone, che infonde coraggio a chi chiede pietà e giustizia.
IL VENTO CHE PARLA
La farfalla azzurra volava,
sulle rose fiorite aleggiava,
grazie a lei la rosa poteva
figliare e la vita si allungava,
come chi tanto grida al vento
il suo triste e forte tormento
e le parole con un sentimento
arrivano lontano anche nel tempo.
Il vento del conoscere fa sapere
ciò che è importante illuminare:
la verità che a torto si nasconde
e il vento coraggio nuovo infonde.
NOTE (1-12): Non hanno senso le note in una poesia già chiara e semplice.
Montecosaro, 24 luglio 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL VENTO SOFFIA
Lirica scritta sabato sera 16-05-2015 dopo cena passeggiano nella piazza di Montecosaro alto, scrivendola sulle note del cellulare, anche se alcuni versi già li avevo ideati poche ore prima al Cassero (i giardini di Montecosaro alto).
Il vento è inarrestabile dall’ uomo e non può contrastarlo se porta i messaggi d’ amore di due innamorati di un amore proibito o quasi.
Da bambini basta poco per essere pienamente felici e lo è stato anche per me, mentre ora sono molto triste quasi tutti i giorni e di notte a volte ho incubi e il futuro non promette nulla di meglio, anzi solo un po’ peggio, ma qualche speranza il nostro amore ancora ce l’ ha e i suoi messaggi ce li porterà il vento.
Crediamo in Dio e così anche il nostro amore resiste e ci ameremo per sempre.
IL VENTO SOFFIA
Soffia, il vento soffia,
trasporta i nostri pensieri d' amore
e ci arriveranno col vento
I nostri sogni proibiti
del nostro eterno amore contrastato.
Rimpiango un poco la mia infanzia,
quando bastava un giocattolo,
pochi soldatini di plastica,
o un fumetto a colori,
per riportare la piena gioia infantile nel mio cuore.
Ora invece una grande tristezza regna quasi incontrastata
sui miei miseri giorni, e per fortuna quasi tutte le notti
riesco a dormire, sebbene con qualche incubo.
Il mio futuro sarà ancora un po' peggiore di adesso,
ma qualche speranza d' amore ancora l' abbiamo
e ce la porterà il vento.
Sappiamo che Dio esiste e anche il nostro amore resiste.
Ci ameremo per l’ eternità.
Note:
1-18: Poesia semplice ed esente da necessità di note esplicative.
IL VERDE ORTO ANTICO
Una rosa profuma senza posa
e il mondo più colorata rende,
non è mai rude, ne vanitosa
e per la semplice beltà propende.
Nella prima età cercavo in essa
i bei e verdi, alati mosconi d’oro,
immagine della fantasia riflessa,
librata nel cielo come il verde oro
del pacifico insetto che così volava
su ogni rosa dell’avito orto antico,
ove tanto il mio cuoricino stava,
felice di giocare nel bel sito amico.
NOTE (1-12): Senza le note per la mera chiarezza dei versi.
Montecosaro, 26 luglio 2019
Vincenzo Giusepponi.
IL VOLTO DI DIO
Lirica in cinque quartine a rima doppia baciata e metro indefinito, scritta il 18.07.2017 pomeriggio, verso le 17,30 a casa, sul pc, dopo aver deciso di scrivere una poesia su un argomento ancora da definire e cercando un ideale o speranza ho trovato attualmente solo Dio e la mia Fede in lui. Canto del dolore del mio vivere quotidiano di sempre e della speranza di vedere la pietà anche per me sul volto di Dio, almeno quando non avrò più alito di vita. Sperar non nuoce e intanto cerco di ben comportarmi con me e con il prossimo con le poche gioie che la vita mi offre.
IL VOLTO DI DIO
Forse un giorno la luce vedrò
del mio buon Dio e ricorderò
la mia pur misera vita terrena
con il dolore dei giorni che frena
la mia sempre sopita gioia di vivere
senza felicità di sorta in essere
e la tristezza delle ore passate
senza amori o amicizie rimaste,
ma solo il mio Signore rimane
unico gigante ideale immane
e il prossimo mio che ancora rispetto
come il mio io di luce rapito
di giusta condotta non recondita
come spero di solito compita
e il cielo che vedrà le mie lacrime
forse avrà pietà se sarò esanime.
Le poche gioie che la vita mi offre,
non bastano certo a colmar la sorte
di una tristezza antica e dura
che ora però fa meno paura.
NOTE (1-20): Esente da note data la chiarezza della lirica.
Montecosaro, 18 luglio 2017
Vincenzo Giusepponi.
IN QUELL’ANTICO GIARDINO
Lirica in 9 strofe di due versi a rima baciata e metro indefinito, scritta il 27. Agosto 2018, verso le 22,45, sul pc di casa, dopo che, a causa del tempo freddino, nel bar e al Cassero non c’era quasi nessuno e mi sono rintanato a casa per consolarmi scrivendo una poesia venutami in mente mentre da solo passeggiavo nei giardini del Cassero del mio piccolo centro storico.
Canto di un amore ritrovato, ma subito perso ancora perché lei mi aveva dimenticato e così mi consolai passeggiando da solo nel nostro bel giardino.
IN QUELL’ANTICO GIARDINO
In quell’antico giardino solo passeggiavo
e vidi, tra i bimbi che giocavano, chi amavo,
poi la seguii senza dire nulla sulla via,
ma un Angelo da lassù mi disse: vola via,
ora è tardi e lei ti ha dimenticato,
non si torna indietro da dove hai lasciato.
Si fece buio d’improvviso e mi fermai subito,
con grande tristezza rimasi impietrito
e lei scompariva lungo il bel viale
lasciandomi solo il ricordo del maestrale
che porta via le foglie e gli amori
di un’estate passata con i cuori
distanti eppur per me vicini,
ma era illusione che con tanti uncini
legato mi teneva al mio amore platonico
e ora, lontana dal mio cuore amico
che mi diceva di non prendermela male,
solo sono e il nostro giardino mi rimane.
NOTE (1-18): Senza le note perché i versi sono chiari e semplici.
Montecosaro, 27 agosto 2018
Vincenzo Giusepponi.
IN QUESTO PICCOLO MONDO MIO
Poesia senza rima, ne metro, scritta a casa, sul pc, verso le 21,00, da una mia vaga idea iniziale di una passeggiata salutare in giardino a piedi nudi.
Poi, notando due pesciolini rossi che ruotano insistentemente sempre nello stesso piccolo spazio della piccola fontanina, capisco che chiusi in un piccolo mondo di psiche e amore si può anche stare meglio che non fuori con anche un immenso spazio, ma denso di pericoli. Nel piccolo chiuso invece godo la mia libertà relativa, ma senza troppi fastidi esterni.
IN QUESTO PICCOLO MONDO MIO
Nel giardino verde scendo
con i piedi sull’erba morbida,
tra i fiori di mammole e lillà
e cammino verso la fontana
che ferma mi aspetta, bianca,
con un piccolo zampillo
d’acqua cristallina leggera
e mai si ferma che si rinnova
e mentre guardo i rossi pesci
che nella vaschetta nuotano
penso a quel poco spazio che hanno
per vivere liberi e in pace.
Hanno la quiete e non sono uccisi,
ma sono in una prigione di marmo
minima e vuota di arredo blu
e non escono di lì neanche il dì.
Seppur molto sacrificati
vivono felici e isolati
la loro piccola vita di sempre,
perché fuori c’è il peggio.
NOTE (1-20): Senza le note per la chiarezza dei versi.
Montecosaro, 30 gennaio 2018.
Vincenzo Giusepponi.
IN UNA FAVOLA
Lirica scritta il 28.08.16 a casa, sul pc, prendendo lo spunto ispiratore da un gruppo di FB di poesie di cui faccio parte che si chiama appunto “La favola”, mentre stavo meditando meravigliosi pensieri d’amore sulla mia lei.
Alcuni concetti li ho così sviluppati a memoria poco dopo e poi subito li ho scritti qui, in questa mia raccolta di belle poesie inedite.
Io credo che sia il sogno di ogni coppia di innamorati di vivere felici per sempre insieme e in un mondo dove tutto sia per sempre bello e nessuno mai soffra più, ma siccome questo Paese da favola non esiste me lo sono inventato io in questa bella poesia d’amore dedicata alla mia tanto amata donna per sempre.
IN UNA FAVOLA
Vorrei vivere in una favola
che sia bella e non frivola,
dove io e il mio amore
viviamo il sogno del cuore,
che sia una semplice vita
dove Dio ci aiuta e ci invita
a vivere felici insieme
senza patir mai le pene.
Questa favola vorrei inventare
e lo stesso continuerò lei ad amare,
in un mondo senza tempo
dove tutto sia più bello,
dove nessuno più soffra
e l’alito degli Angeli soffia.
NOTE (1-14): Scevra da note x la sua limpidezza angelica.
Montecosaro, 23 agosto 2016
Vincenzo Giusepponi.
INSEGNACI AD AMARE
Poesia cristiano cattolica scritta il 07 maggio 2016, a casa, sul mio Tablet. Inizio con le Lodi a Dio e passo a dire che il suo Verbo divino mi ha insegnato tante cose buone e io glie ne sono grato e affermo che se tutti credessero nella buona parola del divin Maestro il mondo sarebbe senza i molti peccati di oggi.
INSEGNACI AD AMARE
Dio mio, tu sei porto sicuro,
rada tranquilla in cui confido.
Mi hai insegnato l'amore
con il quale amo la mia donna,
il prossimo mio e me stesso.
Come l'acqua torna al mare
io sempre torno da te
e così sono più felice.
Credo e sto meglio,
prezioso come un tesoro
è il tuo buon consiglio,
cancelli la mia tristezza
e se tutti credessero in te
il mondo sarebbe liberato
dal peccato.
NOTE (1-15): Poesia semplice esente da note esplicative.
Montecosaro, 07 maggio 2016.
Vincenzo Giusepponi.
IO SONO IL VENTO IMPETUOSO
Lirica in quattro quartine di versi rimati a rima baciata quadrupla, poi alterna, ancora alterna e infine baciata doppia. Il metro è indefinito perché l’ho scritta in pochissimi minuti. L’ho scritta verso le 00,25 del 24 giugno 2019, sul computer di casa.
Mi è venuto un’idea lampo di essere come il vento che corre rapido su terre e mari, ma mi è parsa mostruosa questa forza della natura, che a volte è pur pericolosa e così mi calmo e spero di esserlo sempre, ma al tramonto ripenso alle gentilezze per l’amata, un poco sofferte, ma pur sempre gradite a lei e a quindi anche a me e lancio un bacio al vento che lo porterà da lei, come un portentoso fenomeno naturale e sogno poi lei e la sua prossima giornata.
IO SONO IL VENTO IMPETUOSO
Io sono il vento impetuoso
che viaggia così tortuoso
e in guisa di tal turbinoso
che mi sento forte e noioso,
ma era solo cosa passeggera
e riprendo il sentimento certo
che il fiume di mia vita spera
e mi perdo in tramonto tardo
balenando l’amore cortese
che fatico e ne faccio le spese,
ma seguo il mio far gentile
che lei vuole sempre sentire.
Soffio un bacio al grande vento
perché lo porti alla mia amata
come ora di utile natura portento
e sogno di lei la futura giornata.
NOTE (1-16): Senza note perché una lirica semplice non ne necessita.
Montecosaro 24 giugno 2019
Vincenzo Giusepponi.
IO SONO NULLA
Poesia moderna senza rima, ne metro, scritta di getto il 13.08.17 verso le ore 01,00, a casa, davanti al pc, come consigliatomi da amici su FB di scrivere di getto spontaneamente senza rime ricercate, onde rivelar il senso del mio poetare con l’anima a nudo.
Canto della mia donna e del grande amore corrisposto che ci lega per l’eternità, con la speranza di poterlo consacrare in Dio con il matrimonio.
IO SONO NULLA
Nulla sono senza di te
e vaga verso te il pensier mio;
a niente valgono gli svaghi,
o gli amici, o il lavoro
e Puntuale ti ripenso sempre.
Anche all’ora di dormire
il mio cuore vola da te
e l’alma mia sempre anela
di Vederti almeno ogni tanto.
La notte le stelle tacciono
e così sogna il cuore mio
di ritrovarmi insieme con te
in una romantica favola antica
come il sogno che Morfeo
ci dona a cuore pieno,
in cui almeno con lui
viviamo amore appieno,
non come nella normale vita
che ci opprime la distanza
anche se speriamo sempre
in un domani più bello
con divenir sacro amore
ciò che consacriamo in Dio.
NOTE (1-23): Senza note per la grande chiarezza.
Montecosaro, 13 agosto 2017
Vincenzo Giusepponi.
L’ ALBA DELL’ OTTAVO GIORNO
Lirica rimata e con sette strofe bi verso di otto sillabe ciascuno, scritta nella notte, passata insonne, tra il 08 e il 09-08-15, come riduzione e miglioramento di un’ altra poesia troppo lunga contro l’ inquinamento (poi cancellata) scritta verso le 02,00-03,00 del 09-08-15.
L’ ottavo giorno è il giorno dopo i sette giorni della Creazione del mondo da parte di Dio e spesso si dice che sia il giorno in cui l’ uomo inventò le arti umane e si distinse dagli altri animali, soggiogando il mondo, ma purtroppo non sempre in modo eticamente corretto, ricorrendo a distruzioni, guerre, violenze, inquinamento, ecc., e ancora oggi abbiamo il retaggio triste e scomodo di questi antichissimi problemi, ma la poesia chiude con la speranza che ancora si possono tentare molte vie possibili per migliorare il benessere dell’ umanità su questo pianeta natale ed anche evitare l’ autodistruzione della Terra, con atomiche, raggi UV troppo forti, inquinamento eccessivo di diverso tipo, guerre mondiali, ecc..
Il metodo da me proposto per migliorare la situazione è quello classico del Vangelo cristiano e impropriamente citato anche da Leopardi nella “Ginestra o fiore del deserto”, e cioè quello del maggiore amore e cooperazione tra tutti gli uomini, per avere una speranza in più di un mondo migliore dove vivere e da lasciare ai nostri figli.
L’ ALBA DELL’ OTTAVO GIORNO
L' alba dell'ottavo giorno
l' uomo inseguì il sogno
di regnare distruggendo
questo mondo così bello
Chi prima rompe il piatto
dopo non mangia affatto
per la fretta di star bene
ne subisce poi le pene
Molto si può ancora far
per la situazione sanar
e perché il nono giorno
non sia il finimondo.
Se l' umanità s' amerà
i migliori giorni avrà.
NOTE (1-14): Senza note per la grande semplicità dell’ opera.
Montecosaro, 09 agosto 2015.
Vincenzo Giusepponi.
L’ AMOR FELICE
Poesia scritta il 13 febbraio 2016, a casa, sul pc, verso le 23,00, da una vaga idea dell’ amor gentile, platonico e angelico, che tanto amai leggendo a scuola le opere di Petrarca e Dante.
Inoltre l’ amore rispettoso e reciproco da’ anche molta felicità e perciò ho voluto cantarlo alla moda del tardo Medio Evo, quando un grande autore declamava l’ ideale della donna Angelo, forse perché per me, che amo tanto la mia donna, lei è come un angelo in terra e che io amo cercando di essere anche io un angelo per farla sentire meglio, cercando di vivere la nostra vita nell’ amore vero, che è quello del sentimento che viene dall’ animo umano e buono.
L’ AMOR FELICE
Amor che tanto sei gentile
fortunato mi fai sentire
di amare donna sì modesta
che quando vedo sono in festa.
Dal turbine dei sentimenti
nuovo sentir nacque parimenti
e nel cuore l’ amore fu tosto
che per altri non ci fu più posto.
Ringrazio Dio d’ avermi dato
quest’ amore spero meritato
e poi più non chiedo al Signore
che di viver col mio amore.
La pace nel mio cuore resta
quando l’ amore è nostra festa.
NOTE (1-14): Libera da note per la sua romantica idilliaca semplicità e natural bellezza.
Montecosaro, 13 febbraio 2016.
Vincenzo Giusepponi.
L’AMOR CHE M’AIUTA A VIVERE
Lirica in tre quartine di versi a rima alterna e metro indefinito, scritta il 08 settembre 2019, alle ore 00.25, sul computer di casa, da una vaga idea di scrivere una poesia d’amore casto, infinito e bellissimo, da cui le belle parole che ho scelto per cercare di definirne la sublimazione dell’io che ascende all’eccelsa forma di poesia, che appena riesce a cantare il vero amore che fa bene al cuore.
L’AMOR CHE M’AIUTA A VIVERE
L’amor che m’aiuta a vivere
è qui che fa gioire il mio io,
come tela su cui dipingere
quel che sento per l’amor mio
e come vorrei in quiete stare
col mio amore sempre vicino
ma non posso spesso avvicinare
il mio cuor al suo, con mal declino
e canto la poesia dei sogni miei
che in un baleno mi fa felice
in un sonno che già sogna lei,
soave e lieta, che il cuor mi dice.
NOTE (1-12): Scevra da note per la semplice chiarezza dei versi.
Montecosaro, 08 settembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
L’ AMORE A VOLTE FA MIRACOLI
Quei lunghi giorni di malinconia
nei quali invano cerco felicità
sono sempre triste senza te;
mi sostiene il nostro amore
ma è duro starti lontano
e anelo rivederti,
come un fiore che si apre
solo al sole del mattino
per me è sempre notte.
Eppure le stelle sono create
per confortare le persone
e allietare le loro vite.
Tra tanti astri in cielo
è impossibile che noi due
non abbiamo la nostra stella,
tutto è possibile a Dio
e la speranza non muore:
l’ amore a volte fa miracoli.
L' AMORE DAL PIANTO
Ho nutrito con le lacrime
il fiore del nostro vero amore:
era un ricordo senza valore
ma per me molto sempre vale.
Piangendo molto ho capito
che ti amo sempre tanto
e se anche tu provi anche la metà,
ora dal pianto un nuovo fiore è nato,
il fiore della nostra amata speranza.
L’ AMORE DEL NATALE
E’ dolce sentire che commuove i cuori,
che il Signore è nato tra noi
nostra gioia, nostro amore,
tu sei il figlio del nostro Dio,
luce del mondo, gloria eterna,
con te vicino siamo più buoni.
C’è un grande amore che mi sostiene,
viene dal cuore credendo in Dio,
mi sento bene e in Paradiso,
se vedo tutto con gli occhi del cuore,
tutti i bambini siano felici
in questo giorno che è il Natale.
Versione musicale integrale su YouTube della poesia all'indirizzo: https://youtu.be/g12ZCG95uSY
L’ AMORE INFINITO
Le stelle più belle di lassù
mi ricordano la felicità di quaggiù
ma ovunque e in ogni tempo
sempre con amore a te penso
che mi sei cara più dell’ universo
da Dio creato e mi sento perso
quando sono felice senza pensarti
ma poi a casa ti sogno a consolarmi.
L’ AMORE NEI CUORI
A me piace pensare
che, spero, tutti possano
andare in Paradiso.
Se la vita a volte è dura
e può mettere paura
aver un po’ di Fede aiuta
a ritrovar la felicità perduta
Una volta in mezzo a un prato
ho trovato un fiore sbocciato;
tra gli altri fiori era l’ unico
a non essere simmetrico.
Così con la sua terra intorno
l’ ho raccolto dal contorno
e l’ ho messo in un vasetto
che ho ancora conservato.
Il fiume del tempo scorre lento
ma nel suo peregrinare
prende esempio dal vento
che per l’ eterno va a volare.
L’ AMORE VINCERA’
Come la neve si scioglie al sole
e rivela ciò che nascondeva,
così l’ ignoranza del bene
si dilegua leggendo
poesie d’ amore
di Dio nel cuore.
L’AMOR MAI NESSUN ODIA
Un giorno di festa la incontrai,
non aveva cinta la testa mai
di fiori odorosi e dipinti,
come una ninfa in labirinti
di fitte siepi e rami trecciati
in un bosco con fauni pirati
che rincorrono le ninfe veloci,
nude e belle, urlanti con voci
acute e io non inseguivo
la donna che già solerte ambivo,
ma eravamo la coppia normale
in un giorno di maggio con il sole.
Questo calmo e semplice discorso
tra di noi già nasceva diverso
dagli antichi miti e leggende
come cuore mio che si sorprende
a tanto amar l’anima gemella
senza beltà e furia tremenda
per noi due che, contenti siamo
essere d’oggi e ci amiamo.
L’ANGELO DI DIO
Oh Angelo blu,
che vieni da lassù.
Portaci l’amore,
portalo quaggiù.
Io vorrei che tutto il mondo
fosse in pace e nell’amore
e chi l’ha detto che è impossibile,
basta amare il prossimo nostro;
sarà una lotta molto lunga,
ma alla fine l’amore vincerà;
l’armonia aiuta, senza gli odi,
fa stare meglio un po’ tutti quanti;
A essere egoisti si rimane indietro,
sarebbe meglio avere un buon accordo,
al mondo serve un po’ di pace,
un po’ per volta ci arriveremmo.
NOTA: Ho tratto questa poesia da una mia canzone recentissima che potete ascoltare gratis anche sul mio YouTube all'indirizzo: https://youtu.be/i2E7s7W5D38
L’ANIMA MITE
Vedendo le brutte cose
il capo chinai,
pensieri profondi meditai
e conclusi che in tutto
c’è qualcosa di buono.
Alzai la testa in alto
e il mondo era diverso,
i miei occhi ora erano buoni
il deserto non faceva paura,
e nemmeno il turbine,
così la solitudine
e felice m’incamminai
verso l’oasi vicina,
dove acqua sorgiva
dissetava il mio corpo,
come la bontà del cuore
aveva dissetato l’anima.
Sotto una palma mi riposai
e subito m’addormentai,
sperando che i sogni
non oscurassero
la mia buona anima.
Il cuore puro
aveva vinto le tenebre
e felice speravo nel domani.
L' ANIMO UMANO
Non basta tutto l' oro del mondo
per eguagliare il confronto
di un ideale, di un amore,
di un amicizia di cuore.
L' affetto spirituale
nulla ha di materiale
e neanche i riferimenti
a persone pur occorrenti,
che di loro conta l' animo,
non l’ effimero attimo
della vita terrena,
non sempre serena.
Fin quando ci sarà vita
sarà meglio senza ferita
e aiutar se si può fare
fino alla fine del navigare.
L’ animo umano naviga
sulla profonda Terra arida
e nel cielo stellato
che Dio ci ha donato.
L’ ANTICA EREDITA’
L’ antenato primitivo
era animal retrivo
e non provava amore
non avendo un buon cuore,
ma non si crucciava affatto
con l’ egoismo perfetto.
Con tanto tempo migliorò,
un uomo d’ oggi diventò,
ma prima volle suo bene,
poi agl’ altri calò pene.
Col bon voler s’ aiuta
se egoismo rifiuta,
ancora molto c’è da fare
per l’ umanità migliorare.
L’AUTOBUS
L’autobus partiva dalla fermata,
io sulla panchina al suolo fissata
lo guardavo allontanarsi nella via
mentre io da tempo seduto vicino la pia
Edicola religiosa di San Lorenzo.
Rimanevo solo e l’autobus andava lento
ma inesorabile, lasciandomi più solo
e molta tristezza pervadeva il mio cuore solo;
i passeggeri che astanti con me parlavano
ora anch’essi per destino se ne andavano,
ma volsi lo sguardo al Santo in effige,
ricordai che aveva sofferto più di me,
però fu poi innalzato agli onori degli altari,
mi sentii amico dei poverelli martiri
e mi consolai sapendo che esiste un cielo
dove la giustizia è amore davvero,
sperai in un domani più bello
e ritrovai la Fede in un buon libello.
L’ANTICO MONTECOSARO
Lirica in quattro quartine di versi a rima alterna e metro impreciso, scritta il 29 luglio 2019 sul pc di casa, alle ore 20.40, da una rapida idea di scrivere de nostro antico Borgo medievale di Montecosaro che alla sera chiudeva le porte delle mura di difesa e gli abitanti, dopo la povera cena, sognano sotto la luna gli amori antichi degli avi progenitori.
L’ANTICO MONTECOSARO
Il villaggio era già silente
e la gente era tutta in casa,
per le strade nessun viandante,
ognun per la cena ora ripara.
La campagna era imbruna
e il contado in casa cenava
con poco cibo e alla luna
qualche amante già sospirava.
Le porte chiuse del Paese
impedivano d’uscir a tutti,
per sicuro aveva certe intese
il borgomastro con i patti,
la luna tra le nubi saliva
candida nel già buio cielo
e i dolci sogni proteggeva
di chi amava nel Medioevo.
Montecosaro, 29 luglio 2019
Vincenzo Giusepponi.
L’ INGIUSTO SOFFRIRE
A voi che tanto soffrite
per colpe che non avete,
a voi donne e fanciulle
che paura avete del domani
per tristi violenze a voi fatte
nell’ impossibilità d’ impedirle.
Con la paura che si ripetano,
o nella paura delle minacce,
sollevatevi da misera condizione,
confidate in voi stesse,
perché siete persone
e non animali da macello,
siete nate libere
e nessuno può illegalmente
farvi da carcerieri
per il sol motivo
di godersi la vita
o essere sadici.
Se fossi una donna
non vorrei essere violentata,
ne uccisa, e non credo
d’ essere originale.
Cercate aiuto se potete,
qualche anima valente
forse vi può aiutare,
affinché siate serene
e non ridano più i tiranni
sui loro pretesi scranni.
Poesia dedicata alle donne vittime di violenze, fisiche e morali e di femminicidi.
L’ ISPIRAZIONE
Ormai più non decollavo
e non sapevo perché non volavo
Dalla penna mi sfuggivano diurni
versi informi come in sogni scarni
Più' non riuscivo a ispirarmi
e al racconto volevo darmi
forse volevo sol dir qualcosa
E più che in poesia tornavo in prosa
Anche il racconto può esser bello
e del resto la poesia era in stallo
Esso è dell' altra men musicale
ma riesce altrettanto gioviale
Dopo è tornata l' ispirazione
e più non serviva concentrazione
Ora ringrazio il generoso buon Dio
anche per aver ritrovato il mio rio
della poesia fonte tranquilla mia
che emana versi con buona via.
La stanchezza m' aveva lasciato
e a scriver versi ero già tornato.
L’UOMO E LA NATURA
Questa poesia in cinque quartine senza rima, ne metro, l’ho scritta di fretta come mi veniva dall’animo, il 19.10.19 sul pc di casa, verso le ore 23:00.
Mi sono ispirato alla prima cosa che ho visto stamattina appena sveglio e ho aperto la finestra. L’erba verde e un po’ folta ondeggiava sotto il tiepido venticello del mattino di un giorno di ottobre e l’atmosfera sembrava magica, come incantata, ma con un segreto urlo della natura contro l’uomo che forse per distruggerla e autodistruggersi è più bravo anche della natura tanto paventata.
L’UOMO E LA NATURA
La verde erba folta
ondeggiava al vento
in un aura magica
che urlava disperata,
dagli albori ingannata
dall’uomo nocivo,
a se stesso e alla natura,
come una maledizione,
ma il grido millenario
non era per i tanti,
ma per i pochi malvagi
che opprimono il mondo
e l’incanto della visione
era solo una illusione
perché non è tutto bello
come a volte si crede.
Così si spiega la ria natura
che più di tanto ria non è
e l’uomo fa il resto del male
con egoismo animale.
NOTE (1-20): Esente da note data la chiarezza.
Montecosaro, 19 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
LA DESOLAZIONE
Togliere tutte o quasi le speranze
a chi già soffre molto
è un ingiuria grande
contro Dio e contro
tutti coloro che lo capiscono.
Eppure c’ è chi continua
e non si cura di cambiare molto
come se il grande sconforto altrui
non gli interessi per niente,
e dicono impossibile un sollievo in più.
LA BELTA’ DEL CIEL D’ ORO
La beltà del ciel d’ oro
del tardo giorno
è si tal preziosa
che il cuor del pellegrino
in alto morale consegna
verso pensieri di Paradiso;
come sentiero conduce al Santuario
le meraviglie del Creato
trasportano l’ animo
verso l’ interiore pace
e la serenità colma il cuore
che il Creatore riempie d’ amore.
Dio è gioia e amore
e ricordando la sua gloria
d’ autore del mondo
ci rivela con maestosità
che il mondo è anche bello
se lo si vede con calma e amore.
Questa serena beatitudine
vien anche da piccole belle cose
che tutto fa parte del Creato,
memori dell’ eternità
che giammai finirà
anche in ogni istante di felicità.
Dopo la sera vien la notte
ma il seguente giorno
il Santuario sarà illuminato
dalla luce del nuovo giorno.
Ad ogni fine seguirà un nuovo inizio
e la gioia di oggi può continuare.
LA BUONA SERENITA’
Lirica in due quartine a rima alterna e metro alterno diverso e identico alla rima. Ho scritto questa idilliaca, ideale e spensierata poesia il 24 gennaio 2020, sul computer domestico, con l’intenzione di scrivere una lirica che dia tranquillità ai lettori. Il giardino descritto è il Cassero di Montecosaro centro, bello e molto bene tenuto, ma può essere ogni oasi di tranquillità.
LA BUONA SERENITA’
Il cielo era sereno,
le libellule volavano
nel giardino ameno
e i fiori odoravano
in quella pace naturale.
Ivi sedevo tranquillo io
con vita sana e normale,
calmo riposavo in oblio.
NOTE (1-8): Senza note per la chiarezza dei versi.
Montecosaro, 24 ottobre 2020
Vincenzo Giusepponi.
LA CALMA DELLA SERA
Stasera sembro più cheto
e ripenso ai miei assilli più quieto;
forse ormai sono avvezzo al patire
se un po’ è possibile sopportare di soffrire,
quando il giusto non si può avere
dovrei accettare di tacere,
ma da solo il mio cuore parla
di ciò che è la ragione a negarla.
Senza speranza si vive male
ma il nostro amore normale
nessuno ci toglierà
finché Dio esisterà
e vale più di ogni segno esteriore
che non ha origine dal cuore.
E’ scritto nelle stelle della sera
che chi può l’ amore spera.
Versione musicale della poesia, con variazioni del testo, con titolo "Stasera sono calmo" su YouTube, all'indirizzo: da fare video.
LA CALMA DELL’AMORE
Una notte d’estate il cielo guardai
e con l’anima rapita ammirai
quello che più colmava la mia mente
e il mio cuore che d’amor non mente.
La volta era bellissima e infinita
come il pane per chi ha fame di vita,
un sogno vivevo e mi accorgevo
che Dio era in me con il felice rilievo
di una notte serena che induceva la calma
nel mio cuore tempestoso come la rima
che fatale cade sovente in aiuto
di chi ha l’animo in forte tumulto
e ora tranquillo a casa tornai lesto
perché lei mi aspettava presto.
Dio fu artefice della mia serenità
e capivo l’amore per lei con amenità
e tosto mi scossi dal torpore dei tormenti
dell’animo e mia moglie amavo con sentimenti
d’amore svegliati dal caos dei bui pensieri
verso la luce dell’amore che calmo ripresi.
La calma giunge in tanti modi diversi,
ma parlare con lei è il migliore dei miei versi
che mi da pace, forza e tranquillità
e più dell’amore nessuno e niente mai farà.
LA CARITA’ DEL CUORE
Quando soffro
agli altri offro
un ridente volto
ch’è rivolto
all’altrui serenità
voluta
di chi ignora
il male d’ora
che l’anima m’invade,
non pare
e così bene vivo,
non privo
di speranza vitale,
costanza,
buon voler che m’aiuta
ad amar
il prossimo, che vedo
d’animo
gaio, ma spero, del resto
invero,
che il mondo cambi
in giocondo,
anche se il male
è normale
e tutti può far soffrir,
o morir.
Tutti non sanno
il mal ch’avranno,
amar il prossimo è
chieder il medesimo
per se stessi sempre,
che morale alto scopre.
LA CELESTE SCALA
Par che quest’antica scala
fin da giovanetto ricordata
salga al cielo senza data
e lassù, dove la luna senz’ala
ricorda ai dormienti che veglia
sui loro sogni e desideri
che li esaudisce gai o seri,
coll’orologio civico che sveglia
i mortal comuni verso l’incontro
con l’eterno soave canto
di luna piena è l’incanto,
del bel Paesello la sera dentro.
Il candido marmo di questa scalinata
segna le speranze di infinito,
degne di un giardino ben fiorito,
d’ognun che ha una speme agognata.
La gran bellezza del Paese medievale
pone ai all’anima una cara domanda:
E’ più bello il ciel che lo sormonta ?
Dio più dell’umane costruzioni vale,
ma il suo dono all’uomo buono
non è solo nel regalo a lui dato,
ma in ciò che ha poi amministrato
e a cui del giorno ottavo diede buon tono,
tal che la bellezza dell’umana scienza
risveglia anche la buona coscienza
che tutto ciò che l’uomo di giusto fare ha pazienza
è frutto del divino dono della Santa Provvidenza.
La bianca scala rimane immota
di fronte al campanile che denota
il desio dell’umana specie che anela
ad aver sopra una buona croce vera,
che Lui prese con amore
per salvare il nostro cuore;
alla vetta dell’antica scalinata
il bel cielo è meta agognata.
Il ritorno dell’amore al Dio Creatore
tosto si comprende quando
l’uomo nelle opere intento
fa cose buone e belle per amore.
La scala tende al cielo e alla luna
e a star bene per sempre aiuta
come tutto ciò che piace non muta
e anzi aiuta il salir, del mondo, di buona veduta.
Versione musicale della poesia, con variazioni del testo, sul mio canale YuoTube, all'indirizzo: https://youtu.be/4I20WGlAPH4
LA COSCIENZA ABBATTERA’ IL MALE
Un enorme drago volante,
sempre con rombo tuonante,
d’antico uso dominava.
La gente che fu sgominava
con sembianze di mostro chino
sulle sventure in declino
di un umanità che s’alza
da povero istinto, senza
che tanto potere mai tutti
ebbero con i buoni frutti
e i popoli dolevano,
del gran drago lacrimavano
la potente lingua di fuoco
che bruciava l’uomo fioco.
I cattivi troni levavan
su gli scettri che condannavan
tutti senza mai distinzione
di coscienza gran esplosione.
Il drago ogni trenta anni
con battito d’ali giganti
esplodeva grande il mondo,
il Drago moriva immondo
con l’uomo, giacché impotente
nulla poteva d’odi latente,
ma presto Terra rinasceva,
con essa il Drago viveva,
l’uomo inerme già giaceva
sotto i potenti dell’era.
Tre volte per ogni cent’anni
l’uomo mai più già soffriva
la morte non faceva danni,
all’alma pura che gioiva
di un Paradiso donato
per avere sempre vissuto
senza paura dell’onestà
a rischio di goder a metà.
La soddisfazione del giusto
bene non capisce l’ingiusto
e questo i rei condanna,
come non amar la Madonna
i buoni soffrono ma vivon
in eterno della lor ragion;
quando poi il mondo finirà
solo il giusto si salverà.
Qualche volta ci vuole tempo
per far di un rio un uomo,
come mostra l’avito tempo
che miglior sarà vero uomo.
LA COSCIENZA NON INGANNA
Lirica in sei quartine di versi a rima alterna sdruciola e metro non definito, scritta il 19 luglio 2019, verso le ore 02,20, sul computer di casa, da un’ispirazione venutami poco prima da un mio semplice pensiero di pochi giorni fa che recita: La coscienza è lo specchio dell’anima.
Poi ho sviluppato il bene e il male in eterno conflitto nel cuore e nell’anima, ma che con la buona coscienza gli uomini possono convivere bene e meglio tra di loro e anche migliorare le loro esistenze mortali individuali.
LA COSCIENZA NON INGANNA
La coscienza rispecchia l’anima,
nel giusto si desta sorpresa
e riposa in pace e autostima
priva di male innato e presa
dal buon sentire e buon volere,
ma nel male soffre col cuore
in rio vizio altrui vuole ledere
in ispecie chi non conta per rancore,
o per ira repentina, o perenne,
contro i deboli s’infiamma d’odio
e l’animale morde e uccide l’inerme
come se le altre anime con l’addio
negassero l’aiuto o il verbo buono,
a chi soffre, rio, o pio, ma inerme,
pur sapendo che il core nel frastuono
si deprime e si odia come in arme,
ma la coscienza può anche essere pia
e restare buona dalla nascita e priva
del peccato grave contro l’arpia
del rio sentire che cede già pria
della Genesi al puro e buon volere
e il rio di diventare buono è libero
e tanti s’imbonirono in storia d’ere,
ma il rio la pia anima uccide burbero.
NOTE (1-24): La semplice purezza dei versi esime dalle note.
Montecosaro, 19 luglio 2019
Vincenzo Giusepponi.
LA COSCIENZA UMILE
Un piccolo essere vivente
sul pianeta è apparso inerme,
era debole e indifeso,
come proto scimmia vilipeso,
ma per uno scherzo della natura
divenne potente senza paura,
con intelletto ingigantito,
ma con sentimento incupito
dal potere della sua forza
con cui odia la sua razza
con l'egoismo primordiale
del suo essere naturale.
Però inizia a ben capire
che da solo non può riuscire
a scalare sempre maggiori vette
se con i simili in pace non si mette.
LA CURA DELL’AMORE
Chi è amato con gioia vita vive,
chi amor da, sempre ha ore festive,
come rosa che curata fiorisce
e il giardiniere del bene gioisce.
Una pietra mai dirà a nessuno
quello che di umano spera ognuno,
perché cuore non ha, ne soave bontà,
come uomo, o donna che han l’umiltà
di domandare l’amore e il bene
che vuole per se, o per altri avere.
Ma del sasso sì l’ombra è immobile,
non segue moto dell’anima o stile.
Con il sentimento capire il senso
dell’essere animato da immenso
ben volere all’universo ch’è tondo,
come pietra che tanto serve al mondo
che dell’umanità ha casa celeste
nel dolce cuore che ognuno riveste
di ameni fiori fertile idillio
in meraviglia d’amore da oblio
del rancore più arido e sterile
che l’alma mia rende rude e vile,
non come il bene che tanto viene
dal prossimo amare certo costante.
Come può la pietra servir il buon Dio ?
Come un cuore duro si pente mite
e capisce che dal creato avito
il bene dal male esce preferito.
LA DISPERAZIONE FA SOFFRIRE
La disperazione fa soffrire,
ma la speranza da gioia
e voglia di aiutarsi.
Io credo che tutti abbiano
bisogno e diritto di sperare
in qualcosa o in qualcuno.
Pensare ad altro aiuta
a ignorare il dolore,
però l’ idea di qualcosa
che non muore o che
fa piacere esista
da sollievo.
L’ ideale più grande è
l’ amore fraterno
che esiste nel cuore.
Sognare serve molto
per meglio vivere
e i sogni non si calpestano.
LA FATA BUONA
Mia lirica – fiaba in nove quartine di versi a rima baciata doppia e metro indefinito, scritta il 03 dicembre 2019 sul computer di casa, da una vaga idea immediatamente precedente di scrivere una poesia che sia anche una fiaba per bambini, ma con metafore per gli adulti, come chi è prigioniero della tristezza e della solitudine, può riuscire, si spera, a ritrovar la felicità da solo, o con gli aiuti di persone buone, adatte e fidate.
LA FATA BUONA
Una strega cattiva fece
un incantesimo senza prece
a una ragazza buona
e uno scoiattolo intona
dalla finestra sempre chiusa
che mai potrà uscire fuori
e la casa nel bosco rifiuta
di aprir la porta e i cuori
delle farfalle cantano leggere
una canzone noiosa, invece
di volare calme e allegre
sui variopinti fiori chimere.
Così la ragazza pensò un modo
e disse alla farfalle che se un nodo
avesse sciolto per loro colorate
dovevano poi farle un dono rallegrate
e così le farfalline dalla finestra
i consigli udirono con aria mesta
e lei disse che se volavano sui fiori
avrebbero mangiato felici in cori
e i fiori diventarono contenti
perché tristi erano altrimenti,
ma le farfalline gaie chiesero
alla ragazza ciò che dovevano.
Lei chiese alle colorate aiutate
di chiamar la fata involate
per aprir la porta sbarrata
contro il destino ribellata
e così la fata le disse contenta
che un ragazzo bello l’aspetta
e in due sul cavallo corrono
innamorati e gai si sposarono
liberi dal brutto incantesimo.
Vissero d’amore bellissimo
come i fiori e le liete farfalle
e furono tutti felici a mille.
NOTE (1-36): Senza note per l’a chiarezza dei versi della fiaba-poesia.
Montecosaro, 03 dicembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
LA FANTASIA E LA REALTA’
Il sole di notte
suona le note
di una sinfonia
che vola via,
il vento soffia
ed echeggia
spifferi aviti,
ma mai sopiti.
Queste cose io vidi
con fascini antichi
di musica barocca
di vecchi violini carica,
ma poi vidi all’alba
la pietra d’ambra,
ma non mi svegliai
che’ sonno era mai,
era fantasia pura
di una sera sicura
e ad occhi aperti
sapevo che gli inerti
rei nemici di oggi
sono nuvoli grigi
che mi opprimono
e non si fermano
ma vanno avanti
e non tutti quanti,
finché si vedono
e il falso dicono,
ma già si sapeva
ciò che nascondeva
la ria compagnia
che fanno passar da Pia.
Quello che vedo sempre
è come fine settembre,
prossimo al gran gelo
che falsifica il Vangelo.
LA FEDE E L’ AMORE
La causa degli umani mali del mondo è l’egoismo, ma possiamo rimediare amando il prossimo (V.G.).
L' universo in cui viviamo
non ci da ciò che vogliamo;
avere tutto mai possiamo
ma se un po’ ci accontentiamo
già un po' più in pace stiamo
e se nel correre ci fermiamo
ristoro dall' ansia poi troviamo,
ma se dopo il riposo ripartiamo
con migliore logica ragioniamo
e le cose impossibili non pretendiamo.
Capiamo meglio quel che vogliamo
e se facciamo quel che possiamo
e l' innato egoismo evitiamo,
maggiori mete comuni raggiungiamo
e non solo il nostro bene, che desideriamo,
ma anche gli altrui sogni favoriamo.
Dio è l’ unico essere perfetto e se lo crediamo
al miglioramento nostro tendiamo.
Con queste nove strofe diciotto versi al fin rimo in amo,
perché amo cantar la via del ben comune se vogliamo.
LA FIACCOLA DELL’AMOR
Non la vedo ormai da tempo
e la tristezza mi pervade tutto,
ma la speranza non muore
e una fiaccola arde per sempre in me,
è la fiamma dell’amore,
grandissimo, vero e sincero.
Alla sera piango un poco
per la forzata lontananza
e la notte ho anche cattivi incubi,
però al mattino mi alzo riposato
e ripenso subito a lei
e al nostro grande amore.
Di giorno penso sempre a lei
e scrivo poesie per vuotare
il mio cuore traboccante d’amore
che mi preme dentro per uscire.
Quando la vedo mi sento in Paradiso
e aspetto quei rari momenti
come un’anima triste e buona
anela la benedizione del buon Dio

LA FORZA DELL’ AMORE
Stasera tirava una leggera brezza calda
e tra il brusio del vociare di gente vicina
mi è parso come di udire le tue parole lontane
che speravo mi dicessero il tuo amore per me,
come se il vento potesse portarlo fino a me.
Qualunque cosa e ogni persona parlano
al mio cuore di te e volando fino a te.
quasi che il ricordo scatenasse vento dentro me
che porta il mio cuore da te.
Il ricordo liberato dall' animo mio corre a te
si sovente che il mio io pare un pensatore
che emette a profusione pensieri d' amore,
tutto il giorno e anche di notte, solo per te.
Il mio cuore emana vento d' amore
e spero tu sappia di questa radiosa aria,
così che anche tu possa dire al vento
pensieri d' amore e d' amicizia per me.
Pensieri al vento sono spesso i nostri sogni.
Se non li udiamo con gli orecchi
il ricordo silente del nostro grande amore
li sente e porta gli animi nostri a unirsi
ed è come se parlassimo d’ amicizia e amore.
LA GENTE INDIFESA
Quando il mondo ti cade addosso
se non ti scansi salti il grande fosso
della tristezza depressa e incauta,
perché il cor contento il ciel l’aiuta,
come mi diceva sempre mamma
e ora che son solo capisco meglio
che è il vero e Sacrosanto problema
d’esser davver felici per ogni miglio
che vivo la mia strada della vita
che dalla vera fine ancor mi separa
e spero nel Dio che da tanto m’invita
a rimaner il saggio che in lui ripara.
Così aiuti cerco nell’uomo colto che
con dotti medici risolva l’enigma
della dura e sofferta vita mia, che
l’infelicità nessun brama di norma.
Montecosaro, 09 agosto 2019
Vincenzo Giusepponi.
LA GIOIA RITORNA
Sorridere con gli amici è bello,
ma senza vedere il tuo viso
è quasi come esser solo;
sebben con allegria e riso
sembra gioia insipida e vana
in specie di buio impreciso
sol da fioca luna schiarito
mentre il di’ del desio ritarda
quando vedrò te non più smarrito.
La vera gioia reca armonia
e quando te vedo
la luce dirada la notte mia
LA GRAN DISOCCUPAZIÒ (in dialetto montecosarese)
La gran disoccupaziò
è na bella sopportaziò,
l’ Italia n’ ha passate tande,
però anche questa è importande.
Solo quarghe anno fa nemmeno
ce se pensava armeno;
non se ne deve fa na pasciò
e neanghe na fissaziò,
ma se deve fa quello che se po’ fa
senza pretenne de strafà.
Se dice che passarà pure questa
e intando la jende soffre mesta,
però se de più non se riesce
li penzè un po’ diminuisce
se non ce se penza tando
pe’ sta ‘mpo’ mejo ‘ntando
che la crisi speremo cessa
e la popolaziò rride non più mesta.
LA LOCANDA DELL’OCA NERA
Nel buio della sera solo arrancavo,
col freddo inverno il caldo dimenticavo,
il bagaglio era misero ma pesava tanto,
tra la nebbia l’insegna s’illuminava intanto
e un fioco lume il alto luceva la strada
per la locanda dell’oca nera incontrata;
bussai alla porta e poi entrai infreddolito
dal buio cammino nel bosco scurito.
Se mangiare e riposare volevo mi chiesero,
ma io sedetti tosto a riposare il corpo misero;
volò il mio pensiero a chi pane mai ha
e poche monete in tasca mai ricco mi faran.
Così dalla bisaccia un pane raffermo levai
e con esso la mia gran fame molto saziai
e a me stesso promisi che alla Chiesa vicina
domani un po’ di moneta darò la mattina
al Parroco Santo che aiuta i poveri di strada,
così che sazi e lavati, con vesti nuove adornata
la loro povera esistenza sarà migliorata
e anch’essi riposino dal freddo in casa.
LA LUCE DI DIO
La mia anima è triste,
ma il viso non lo dice;
quasi solo pene ho dentro,
che mi porto dietro da tempo,
ma la speranza non muore
e mi sostiene lo spirito
di lottare per le cose
importanti per me.
Un poco pare che l’incanto
del riposo dai guai
mi sollevi dalle lacrime,
ma sono solo in un sogno,
la chimera che non raggiungo
e che anelo soltanto.
Però anche se non ti vedo
ho il mio amore per te
che mi toglie ogni dolore
del vivere mediocre
in questo mondo buio,
ma che la luce vedrà
e noi saremo lassù
un giorno lontano,
senza mai più patire,
noi e gli Angeli come te.
LA MALDICENZA (In dialetto montecosarese. Senza offesa per nessuno)
La maldicenza non se duvria fa,
ma pare che non se ne po' fa a meno.
Più de tanto no lo capisce
Quelli che la fa
e ci starria da compatilli,
ma certe orde non è facile;
te fa perde la pazienza.
Qualcuno addirittura più te ce' rrabbi
e più ce se piglia gusto.
Purtroppo è fatti ccuscì;
po’ darsi ch’ è meglio non pensacce troppo,
sennò se diventa stupidi
Ce se putria fa parla' a qualcuno che ha studiato
ma po' darsi te risponne che è tutte sciocchezze,
oppure vene sparlati anche essi.
Quanno non c’ è niente da fa’
è meglio fa finta de niente,
armeno finchè se po’,
ccuscì te se passa prima!
LA MASCHERA
Arlecchino in primevo
non era altro che servo,
ma non piangeva per questo
la copia d’ uomo perfetto.
LA MIA VECCHIA CASETTA
Nel mio mini mondo sempre ero,
ma con l’età notai il mistero.
Il tondo giardino non mi bastava
e andai dove sogno volava,
sulla farfalla vermiglio salii,
l’ignoto scoprivo e sorvolai
il confine di casa più sicura
per un mondo che faceva paura.
Vidi monti, valli e mari veri,
persone gaie, tristi, visi seri;
ognuno aveva problemi forti
e ridevano sol per tempi corti.
Dunque a casa veloce tornai
per la gioia che prima disprezzai,
ma mi accorsi che il mini mondo
non mi colmava di bene giocondo,
ora ero grande e già tornato
nell’antico loco che spensierato
già mi vide fanciullo sorridente.
Era la verde età che ridente
mi cullava sereno e felice
nel mio antico mondo semplice,
ma era la piccola casa mia
e valeva più del mondo che sia,
si, perché da sempre la semplicità
porta all’uomo tanta felicità
e un mondo ch’è più calcolatore
porta lacrime e male al cuore.
LA NOSTRA VERDE ETA’
L’età verde al fine giungeva
e la tua bellezza incontrai
con gli occhi tuoi, del sole rai,
nel petto il mio cuor batteva,
dall’amor soave fui rapito
e noi già avevamo capito
che insieme stati saremmo,
con pietà il passato piangemmo
di quando non ci conoscevamo
senza l’amor che poi avemmo.
Il cielo ci sorrideva gaio e sereno
quando tra noi parlavamo un poco
e gli sguardi furtivi, ma di fuoco,
ci scaldavano il cuore ameno,
tutto ci sembrava più bello e felice
e ancora l’idillio dell’unione è radice.
Una mia canzone con testo simile è sul mio canale YouTube all'indirizzo: https://youtu.be/wORiZzS8dd4
LA PERFEZIONE
Siccome la perfezione non esiste,
se aspettassimo d’ esser perfetti
non faremmo mai niente.
E’ certo che le cose importanti
devono esser fatte bene o per niente,
ma ci sono anche cose medie o dappoco,
e anche in ciò che è ragguardevole
il perfetto non è raggiungibile,
ma cercare di avvicinarvisi è giusto.
Il popolare senso delle cose giuste
consiste nel comune buon senso
senza il quale saremmo insensati.
Esistono cose possibili e cose impossibili,
ma le possibili sono più o meno probabili
e le impossibili forse un dì non lo saranno più,
eppure alcune delle impossibili
sono di certo condannate
a restarlo in eterno, tanto son astruse.
Saper vivere è cercare di fare quello
che si deve e umanamente si può fare
senza l’ ossessione del perfetto che non esiste.
Una mia canzone dal testo simile è sul mio canale YouTube, all'indirizzo: https://youtu.be/s4XGTQdAq58
LA PICCOLA FARFALLINA
Piccola farfallina, così piccina,
voli sui fiori dipinti e profumati
nati su esili steli che la secca inclina
e vivi la vita che pare serena
con le pene dal tuo cuor esiliate,
mangi sui fiori come in catena,
ma non è questo il tuo dilemma,
bensì di pensare o no alle ali graffiate
dalle inquinate polveri, emblema
di un mondo cieco che la logica fugge
della salute dei viventi da tempo
dannati per l’ego che davanti ha in auge,
ma non s’accorge che la vita è una sola,
per se stessi, per gli altri e per la farfallina,
che, malata, fingendo salute, ancora vola
e ad ogni stagione le farfalle son di meno
perché carica di fumi l’aria le uccide
senza la pietà che pare residuo ameno
ed estinto, proprio del verbo di un Dio
che si fece uomo e insegnò l’amore
al contrario dell’uomo che gli antepone l’io
come regola basilare e incontrastata
dalla nostra antica Terra ereditata
e da antiche logiche ancora governata,
perché se la farfallina perisce ignara
e volando cade in terra esanime
l’umanità dopo sarà sempre avara
di verità sulla fine e con poche rime
che molti accettano silenziosi sovente
come rassegnate pie e buone anime
che accompagnano la fine di un insetto,
si dirà che la natura è stata cattiva,
ma poco dirà sui mali di umano intelletto
credendo di nascondere menzogna e guadagno
e le vite spezzate per squallido egoismo,
che in religioso silenzio finiscono in scrigno
di ingiuste condanne e stupide eresie
per cui l’uomo uccide in questo azzurro astro
dove nessun uomo evita le epidemie
di una sbagliata logica egoistica
che il denaro a tutto antepone,
ma ognuno sa che un mondo eretico
da sempre vive male e soffre perpetuo
e sa anche del suo grande difetto,
che quando rimedierà sarà gran merito.
Credo che finora che l’uomo stupido sia
perché suicida la sua vita da vegetale
senza lesto e vero pentimento al via,
come i blocchi di psiche fermano
le nuove idee del comune benessere,
se con l’ingiusto egoismo contrastano.
In ultimo mai nessuno tutto sa
e quando ognuno la vita termina
non sempre il motivo di sicuro si sa.
LA PICCOLA, UMILE PIANOLA
Il grande organo suona male
perché ora è da riparare;
la Messa non può aspettare
e il Parroco non sa che fare,
ma il musico li di presso
suona un motivo e al più presto
con la pianola improvvisata
una buona musica intonata
A volte gli umili son migliori
di tanti blasonati con allori.
LA PIETRA
Chiuso in me d’altrui inganni
divenir poteo diverso in altri panni
e il mio cuore era si’ indurito
che’ da tanti amici tradito,
però ricordai di non esser cattivo
con nessuno, nemmeno per ordito
e ritrovai nel mio io il benvolere
e la serenità che amor fa prevalere.
Mi ritrovai talmente contento
quasi come mai era finito l’intento
di amar la mia donna sempre
con l’amor che i cuori ci copre,
lasciai i falsi ingannatori
ai loro miseri cuori migratori.
Erano molto da compatir sovente
e me ne guardai tra la gente.
Per fortuna ci sono ancor persone oneste
anche se ciò porta lor nuove meste:
meglio è sempre ben comportarsi
e nella volontà di Dio orientarsi.
LA PIOGGIA
La pioggia cade dal cielo
sulla gente più o meno fortunata
e sul nostro amore
che ci aiuta a sopportare
l’ indifferenza della natura
per gli umani patemi
ed è come se Dio
ci avesse fatto incontrare
per darci la gioia
di una vita migliore
in questo Mondo terreno
non sempre felice,
un po’ per tutti
ma sperando in meglio.
LA QUIETE DELLA SERA
Mia poesia senza rima, ne metro, salvo l’ultima strofa, in quattro quartine, scritta di getto, come sfogo ai mali del mondo, il 9 ottobre 2019, sul computer di casa, dopo un po’ di tempo passato al bar del Paese.
Poi mi sono ritrovato a casa, desideroso di tranquillità e ascoltando il piano delicato di Chopin, ho composto quest’opera che rappresenta la discreta e impersonale disperazione contro il mali della nostra società che qualcuno dice inevitabili e senza speranza e che io invece credo, almeno in parte, risolvibili, presto, o tardi.
Ma risolverli troppo tardi è come ammettere una sconfitta ingiusta e immeritata per le sofferenze del mondo che non sempre, ne con poco tempo si possono togliere da quello che sembra un destino inevitabile, mentre il destino non è solo del caso e della natura, ma in gran parte è dell’umanità e dell’egoismo della specie nostra che si annida, purtroppo, in alcuni individui dal duro cuore e dal cinismo estremo nascosto da cattive bugie inumane e asociali.
Ma il progresso continua e un giorno l’umanità trionferà non solo nella tecnologia, ma anche nei cuori di tutti.
LA QUIETE DELLA SERA
La quiete della sera
segue l’allegrezza del giorno,
quando si ripensa che la gioia
non era poi tanto vera
e si lasciano indietro
le inutili risa diurne
come sciocche anestesie
di un dolore che ritorna
e penso a te che sei lontana,
ai miei mali e alla gente
che sorride senza sapere
o perché non vuole pensare.
Ci sarà un giorno migliore per noi ?
Io credo e spero tanto di si,
ma in questo mondo,
perché tanto nell’altro c’è tempo.
Chi tanto soffre
muto spera
e una prece offre,
che’ molto non dispera.
NOTE (1-16): Esente dalle note e spiegazioni perché in un chiaro amore e evidente tristezza è molto facile capire il sincero cuore che soffre, ma non muore.
Montecosaro, 09 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
LA RAGIONE DEI GIUSTI
In natura regna la legge del meschino,
perciò è migliore il buon volere divino.
La legge del più forte non ha buon gusto,
l' uomo si inventa la teoria del più giusto
e sa con il cuore ciò che deve fare
per amarsi e il mondo ben aiutare.
LA RAGNATELA
Come farei a sapere
che cosa è scritto
nel grande libro della vita
senza averlo mai aperto ?
Chi non è mai stato
da molte persone castigato
non sa che vuol dire
essere rifiutato dagli altri,
o non essere uno di loro,
come scarto dei privilegiati,
con minime speranze,
come un fiore calpestato.
Chi odio nutre marcire fa il cuore
e la vita sa di godere
opprimendo sfortunati innocenti
che un po’ di respiro chiedono.
LA RICCHEZZA DEL CUORE
La Chiesa deve aiutare i poveri e questo non si fa colmando i Templi cattolici di ricchezze e lussi (V.G.).
Nella povera Chiesetta
arrivai senza fretta
e dopo avere un poco pregato
il gran Crocefisso vidi immolato
e sotto, un medio vaso messo,
con pochi fiorellini blu serioso:
Seppi che Dio vuole un Tempio povero
ma con fedeli di carità ricchi invero.
Una mia canzone con testo simile è sul mio canale YouTube, all'indirizzo: https://youtu.be/jLEhAqsIpIc
LA ROSA CHE NON APPASSISCE
Come neve al sole si scioglie,
così il mio pianto con te moglie;
mai sarò da te lontano
che ti pensi tanto o piano;
sempre saremo uniti
in metafora riuniti.
La rosa del nostro vero amore
non pungerà mai il nostro cuore
e non appassisce col tempo
perché è certo amore eterno.
LA SIMPATIA
La simpatia fa stare bene con la gente
Gli antipatici stentano ad affiatarsi agli altri
Ma non per questo i simpatici possono fare tutto
Chi va a genio a molti si dice che è simpatico
Parla con tutti, saluta sempre, non è maleducato,
E’ sempre o spesso disponibile e gentile
Le persone positive o solari son le più apprezzate
Ma può esser benvoluto anche chi è triste e muto
Perché ha problemi e merita più degli altri
Perciò anche i tipi mogi e pensierosi sono simpatici
Anche se non appariscono tanto
Come chi ride spesso e volentieri
Esser felici o tristi può voler dire simpatia
Purché sia confortata anche da educazione
E la gente sempre apprezza tutto ciò
Crea armonia la persona cortese
Ma un dubbio ora in mente mi viene:
E’ vero simpatico chi mai si ricrede ?
LA SOLITUDINE
Un piccolo fiore è già nato sulla roccia
e da solo anela il piano, con tenacia,
dove gli altri fioriscono a milioni
sulla terra senza le preoccupazioni,
in miriade di profumi e di colori,
mentre la solinga piantina, di onori
semplice e discosta, ancora resiste
alle pur occasionali intemperie triste
e ha più merito il suo forte fiorire
di tutti gli altri, che non possono capire.
Questa forza di vivere è si’ notevole,
come Dio che da la forza all’uomo debole.
LA SPERANZA CHE SOSTIENE
Ero seduto sulla spiaggia,
le ondine lambivano la ghiaia,
un gabbiano bianco volava basso
sull’acqua blu senza fracasso.
Aveva pescato qualche pesce
per placare la fame che riesce
ogni alba a fargli spiccare il volo
per cercare cibo, anche da solo
e il pesce mangiato si era pria nutrito
di altri pesciolini in banco sortito,
come la fortuna che assiste solo
chi lotta per la vita e non solo.
Ma la forza e l’astuzia non bastano
sempre per vivere bene e lontano
dai perigli che inesorabili
insidiano gli esseri semplici
della natura ostile e dura
che può mettere paura
anche all’uomo forte
se di fortuna non ha sorte.
Infatti, tra l’altro, si dice spesso
che capire il mondo sia un messo
per guai evitare, se Dio vuole,
che così l’animo non duole.
Dalla natura l’uomo nacque
ma si distinse e a gradi scelse
l’intelletto e il cuore
che Dio riempie d’amore;
vivere può essere difficile
e solo lacrimare non avvera docile
il sognato rimedio ai tanti mali
ma lo possono Dio, i buoni ideali
e il comune buon senso che non muore
finché un barlume di pietà giunge al cuore
e Dio capisce che l’umanità vuole
stare bene e senza guai, ne dolore.
LA SPERANZA GIOVA AL CUORE AL MONDO
Nell’ingenua mia verde età
sentivo parlare di cose da grandi
e credevo d’aver capito tutto,
ma avevo solo udito e non capito.
Poi alla televisione qualcuno disse
che ai giovani non conviene far sapere
le faccende difficili o pericolose
e conviene che pensino ad altro
e un'altra persona disse in seguito
che se anche i media parlano di scandali
di grandi personaggi insospettabili
e conviene di conservare la speranza,
perché non tutti sono illegali, o ingiusti
e so che la gente non è tutta cattiva,
anche se i malvagi sono tanti
e spesso si travestono da rispettabili.
LA STELLA MAGGIORE
Tu, stella che di notte stai lassù,
sei di tutte le altre brillante di più.
Dio t’ ha donato la luce maggiore
ma anche degli altri astri è Creatore.
Tua è la parte maggiore nel buio cielo,
ma senza l’ altre stelle un velo nero
con un solo lume sarebbe la celeste volta
che triste parrebbe a chi la vede e la sonda,
ma anche alle luci notturne minori
è dato di farsi ammirare in cori
di astri diversi in alto e costellazioni
donando alle persone tante emozioni.
Se un concerto luminoso di corpi celesti
può donar beltà e felicità ai cuori mesti,
un umanità in armonia e più unita
può dar più pace e rallegrar la vita.
LA STORIA INSEGNA
L’egoismo, antico quanto il mondo,
ancora oggi resiste immondo
che nessuno si può vantare immune
dal periglio a volte fin troppo comune,
se ognuno pensa al proprio vantaggio
anche sapendo l’altrui disagio,
anche i cattivi dai simili son castigati
e a volte non sono nemmeno rimediati.
Quando l’egoismo è padrone
il falso ideale del più forte è signore
e chi tanto scusa questo fatto
è certo malvagio oppure matto.
Il male fatto richiama altro male
e nessuno può dire mai se vale,
dire di stare bene nel contesto
è dunque bugia e ingiusto pretesto
per togliere la speranza dei giusti
che anelano e hanno migliori gusti
e nascondere il gigante difetto
che l’odio va subito o indiretto
anche contro il calcolatore autore
che capisce solo il sesso come amore
e la povertà dei molti miserabili
come tanti lussi propri, ma orribili.
Se tutto questo vi pare giusto
la morale più comune non ha gusto
e tanti buoni libri sono stati scritti
spero non per essere ancora bruciati.
LA STORIA INSEGNA (2)
Lirica in cinque quartine senza metro a Roma quadrupla baciata per le prime due e alterna baciata in centro per le ultime tre. L'ho scritta ai giardini pubblici del "Cassero" del mio piccolo centro storico medievale del centro Italia il 27 ottobre 2019 sul mio cellulare, verso le ore 17:15, quando il tramonto del gigante panorama di quassù mai paventa i potenti come la caduta degli Dei, perché sanno che dopo la notte per loro torna il giorno felice e borioso, mentre per i sacrificati il giorno dopo è solo e di solito una magra speranza di vita, o di vita un po' migliore.
LA STORIA INSEGNA (2)
La pugna ogn’or dura e forte
per sorte può finire con la morte
Per chi contro è al male forte
che ai rii non scusa la brutta arte
che se male fanno e grande
non son pentiti nella mente
e con metodo colpevolmente
Con ingiusta pretesa falsamente
di passare da per bene e rispettabili
mentre chi tanto soffre è insultato
d'essere falso e rio interessato
e male paiono dianzi la persone civili.
Ma la natura sa questa cattiva arte
e permuta la vita dei poveretti
con quella dei falsi derelitti
che da rii tra di loro soffrono a parte.
Così tra il bene e il male profondo
va' la vita mia con anima già pia,
ma non si soffre inutilmente in vita
e un dì libertà non sarà storico sogno.
NOTE (1-20): Esente da note per la semplicità dei versi.
Montecosaro, 27 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi.
LA TEMPESTA
Come procella che insidia la nave,
così è la vita a volte con me
e niun omo potrebbe capire
il triste e duro, lento patire
se anche lui non fosse nato
almen un poco sfortunato
che della mia lacrimosa pianeta
possa non far implicita fraintesa,
ma spesso ad alterni tempi
prendo di alcuni i bei esempi
e ancor riposo e lei mi giovan alquanto
onde tornar più felice intanto.
LA TERRA IN CIELO
Il sasso sul bel giaggiolo
era fermo immobile,
non viveva nel bel volo
di animati esseri
chiamati dalla natura
nel ciclo dei miseri
dalla crudel condannati
a vita bella, grama e
ai minerali ridati.
Una luce si accese
forte dentro il sasso
e vita così riprese,
la pietra dal tavolo
in cielo volò consunta
di fiamme di vita solo
Nei miserevoli resti
già nessuno era dentro
e lassù non eran mesti.
La pietra era il mondo
e la fine trasformava
ceneri in cielo stupendo.
LA TRISTEZZA DELLE LACRIME
Se qualcuno non capisce
il dolor delle lacrime
non prendertela male,
perché staresti peggio.
Pensa che sbaglia,
o è insensibile
e non vale la pena
di pensarci troppo
e abbi Fede in Dio
che ti vuole bene,
non perder la speranza,
non tutti sono uguali,
fatti aiutare se puoi
e da chi ti puoi fidare.
Cerca d’asciugar il pianto
per star meglio.
Una mia canzone dal testo simile è sul mio canale YouTube, all'indirizzo: https://youtu.be/UTaTgK-e2iw
LA TERRENA GIOIA E IL CIELO CHE IN ETERNO LA RINNOVA
Una farfallina volava sui fiori
del bel Cassero dai bei colori
e io seduto sulla comoda panchina
vedevo la natura a cui il guardo s'inchina.
La minima farfalla arcobaleno
mi chiese in un battibaleno:
Cosa fai tu, uomo tanto soletto
e ora estraneo dal tuo tetto ?
Io gli risposi meravigliato dicendo:
Anche io vivo la mia estate riposando
sul sedile di legno usato ogni tanto,
come tu riposi sui fiori intanto
che del nettare ti nutri e poi riparti,
per altre mete succose e fior di mirti,
la tua breve vita con le ali ti godi,
come io della vita mi concedo riposi.
Anche io un giorno perirò
e dal vivido fiori in terra tornerò.
Però, se ora son lieto e desto,
dopo mai potrò godere del bel posto
e il riposo Dio mi concede ora
come dono di questa mia breve era,
ma la mia di vita seppur corta gioia
il cielo lassù in eterno e buono rinnova.
LA VALIGIA DEI SOGNI
Lirica in quattro quartine di versi a rima alterna e la seconda a rima baciata doppia. Metro approssimativo. Scritta il 10 agosto 2019, verso le ore 00,45, sul computer di casa, da una precisa idea di scrivere una poesia sui sogni dei giovani che non sempre si realizzano per vari motivi e cause e nella mia operetta ho cantato di giovani migranti italiani che partono per le Americhe in cerca di un futuro migliore, ma che per un tragico incidente navale, affogano quasi tutti negli abissi dell’Atlantico tempestoso.
LA VALIGIA DEI SOGN
I
In quella valigia avevo messo
tutti i miei sogni di ragazzo
con della vita nel pieno immenso
etante speranze nel cuore intatto,
poi la nave affondò nell’oceano;
tutti correvano, di notte, gridavano.
Le onde erano forti come il vento
e morii nell’acqua in un momento.
La valigia si era aperta sulle onde
e i pochi vestiti sparsi sul mare
sprofondarono nell’abisso dove
noi migranti finimmo per andare.
Dio stavolta non aveva ben visto
tutti i nostri sogni di giovani vite
che il fato aveva chiesto si’ tristo:
ero morto per la felicità mancante.
Montecosaro, 10 agosto 2019
Vincenzo Giusepponi.
LA VITA UMANA
Lirica in quattro quartine a rima baciata doppia e metro non definito, scritta il 10 novembre 2019, alle ore 22:45 sul pc di casa, da una immediata idea di scrivere della sconfitta dei peccati, come di una necessità delle persone nella media dei comportamenti umani.Ogni persona viva può morire e basta un attimo per finire.
LA VITA UMANA
La sconfitta del peccato,
che i buoni han cercato
da tempo immemore
per un mondo d’amore
è la via per il benessere
di chi ben ragiona sempre
onde evitare d’ignorare
il buon senso e imparare
il normale comportamento
medio della gente portamento.
Le persone nascon buone
e dopo la natura ripone
in ognun odio, o amore
e la vita vola con alone
dell’esistere o morire
e in un attimo può finire.
NOTE (1-16): Note non necessarie.
Montecosaro, 10 novembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
PARLAVANO DI DIO
Poesia senza rima, ne metro, in dieci quartine, scritta il 24.10.19 alle ore 00:10 sul pc di casa, da una vaga idea di parlare di Dio come la voce di un uomo che grida disperato nel deserto in cui è stato ingiustamente condannato da cattive persone.
PARLAVANO DI DIO
Parlavano di Dio
in quella Chiesa moderna
e mi fermai ad ascoltare
la calma del tempio
e le parole buone del Prete.
Ricordai quand’ero bambino
ed ero chierichetto,
poi mi allontanai da Dio
ma a quelle parole sacre
rimasi sorpreso di me stesso
e capii che Dio era buono,
non come chi l’aveva ucciso.
Mi dissero che la Chiesa
e la politica erano cattive
e mi adularono sempre
per farmi molto del male
dicendo che non era colpa loro.
Però ora mi ero svegliato
dal torpore delle cattiverie
che subivo da tanto tempo
e dal fondo della Chiesa
mi sedei sull’ultimo banco
mentre dicevano che
gli ultimi saranno i primi
e sentii una gioia enorme
invadermi il cuore e la mente
e con rossore ammisi che
Dio è davvero buono e Santo,
tanto che anche per me
c’era ancora un posto tra la gente
e nel Paradiso ora sognato,
come l’assetato che anela l’acqua.
La Chiesa del Dio buono
aveva ascoltato la mia voce
disperata nel deserto
da dove mai potevo uscire.
NOTE (1-40): Esente da note data la limpidità del testo.
Montecosaro, 24 ottobre 2019
Vincenzo Giusepponi
QUELLA MATTINA
Lirica amorosa in otto strofe bi-verso a rima baciata e senza metro, scritta su pc di casa alle 00:40 del 01 novembre 2019, da un’ispirazione di scrivere un pensiero d’amore scaturito dal cuore appena sveglio, “quella mattina”.
QUELLA MATTINA
Quella mattina mi svegliai
e subito, al solito, a te pensai
e in un momento dissi quello
che dirti volevo da tempo,
ma come dire tutto con poco
e dissi forte con voce di fuoco:
Io voglio solo il tuo bene
e ti amo veramente.
L’aurora dipingeva il cielo
di giallo diffuso e ameno,
mentre il sole s’alzava lento
e maestoso con l’accento
di chi fa vivere il mondo
con luce e calore giocondo
e io sulla carta vergai tosto
che io ti amo la notte e il giorno.
NOTE (1-16): Esente da note per la semplice chiarezza.
Montecosaro, 01 novembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
TI ERO DAVANTI
Poesia in nove quartine con e senza rima, senza metro definito, scritta il 17 dicembre 2019 sul cellulare nella sala d’aspetto del medico di famiglia, dopo una visita pomeridiana al Camposanto del mio piccolo Comune marchigiano, dove mi sono venute in mente diverse considerazioni sulla vita e sulla morte, oltre al ricordo di un mio amico purtroppo morto prematuramente.
TI ERO DAVANTI
Quante persone hanno vissuto,
hanno sofferto e alla fine ceduto,
qualche sorriso tra le lacrime
e poi la morte che evidenzia le anime.
Mi eri davanti allegro amico mio
e accennai al segno della croce,
ma mi trattenni vedendoti in volto,
come se fossi ancora vivo e vicino
e invece solo la tomba tua vedevo;
mi rifeci il segno Cristiano, silente,
poi pensai che non mi pareva vero,
ne giusto, che eri lì dentro.defunto.
Ti ricordo ridente e scherzoso,
con gli amici di sempre e insieme,
ma ora non sei nell'avello triste,
sei nel nuvoloso cielo serale,
felice con Dio e con gli altri andati
a miglior vita, senza patema alcuno
e così un'Ave Maria recitai muto,
in piedi, davanti al tuo terreno ricordo.
Si dice che oggi la maggioranza vince
e i più sono morti e sono sempre più.
A tutti piacerebbe vivere bene e tanto
e così porto la voce delle Sante Anime
al popolo del pianeta antico che gira
intorno alla stella nana, come la sera
che prima o tardi per tutti arriva sicura
e con la libera vita tutti starebbero meglio.
Chi al male le tante vittime spinge
un po' male fa anche ai suoi pochi colleghi
e a se stesso come cielo in mare riflesso
e intanto la mia lacrimante vita continua.
Cammino verso casa e al vento
affido il mio rincuorante buon senso,
come una speranza di vita migliore
dei disperati che bramano amore.
NOTE (1-36): Senza le note per l’inservibilità in cose semplici.
Montecosaro, 17 dicembre 2019.
Vincenzo Giusepponi.
VORREI DORMIRE
Poesia in quattro quartine di versi senza metro e con rima casuale, o inesistente, scritta in pochissimi minuti il 08 dicembre 2019 sul computer di casa, verso le 00,45, da un’idea di scrivere una poesia sul mio dilemma della scelta di continuare a soffrire pensando sveglio ai miei tristi eventi presenti, o andare al sonno notturno paventando insonnia e incubi, ma poi, come quasi ogni sera scelgo il dormire, sperando nell’incoscienza e riposo di un sonno normale e ristoratore.
VORREI DORMIRE
Vorrei dormire e riposare,
però penso e ripenso
e cerco quello che manca
per la mia pace interiore.
Come chi ha due desideri
ed entrambi anela
in egual modo soffre,
ma sa che chi dorme
non pensa a niente
e si calma la mente,
salvo gli incubi di notte
che richiamano la triste sorte.
Conto le ore della sera
e spero di non dover contare
anche quelle della notte
e poi vado allo sperato sonno.
NOTE (1-16): Senza note per la limpida chiarezza dei versi.
Montecosaro, 08 dicembre 2019
Vincenzo Giusepponi.
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FINE DELLA CATEGORIA POESIE
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